Era il 17 agosto di quest’anno quando moriva Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica Italiana. Come sempre accade, alla sua morte seguirono lodi da parte di alcuni e attacchi di parti altri. Considerando, poi, il peso storico-politico di Cossiga, la discussione divenne molto animata, quasi a testimoniare quella passione politica che a volte pare sopita ma che, in fondo, è nel cuore di ognuno di noi (di noi blogger soprattutto).
Al di là delle reazioni emotive (giustificate e giustificabili) del momento è necessaria, però, un’opera di approfondimento della figura di K. È quanto prova a fare Antonella Beccaria in Piccone di Stato. Francesco Cossiga e i segreti della Repubblica mandato in libreria in questi giorni da Nutrimenti. La Beccaria – che già abbiamo apprezzato per altri suoi libri quali E rimasero impuniti. Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due Repubbliche, Attentato imminente (sulla strage di piazza Fontana), Il programma di Licio Gelli – con la precisione che le è solita (e, aggiungiamo, con il coraggio che ci vuole per tracciare un primo bilancio su Cossiga a pochi mesi dalla morte) prova a tracciare un quadro più ampio del Picconatore, mettendo insieme tessere di un mosaico composto da servizi segreti e carabinieri, terroristi perdonati e magistrati non ben digeriti, Gladio e stragi.
Francesco Cossiga non fu mai un uomo di una sola parola. O, per usare una sua frase, “chi non cambia mai idea o è un cretino o un imbroglione. La realtà è in continuo movimento e il perseguimento degli stessi obiettivi può richiedere strategie assai diverse, a seconda del momento in cui si decide di agire. Un politico rigidamente coerente con sé stesso non è un politico”.

Piccone di Stato, dunque, prova a mettere sul piatto il “continuo movimento” di cui parla Cossiga. Perché Deejay K (Cossiga fu anche conduttore su Radiodue), come sottolinea l’autrice, aveva:
Una natura doppia […] o forse due personalità speculari. Un Francesco Cossiga che sembrava pensarla diversamente da sé stesso. Ma se anche non fosse stato così, di certo era in grado di esprimersi in termini del tutto opposti. Dove sta dunque la verità nelle infinite che il presidente emerito rilasciò a partire da quando svestì i panni super partes di capo dello Stato e si mise a tirare picconate a destra e a manca?
In estrema sintesi, possiamo dire che la copertina del libro di Antonella Beccaria ben riassume il contenuto del saggio: una foto di Francesco Cossiga tagliata poco sopra le narici. Si vedono i suoi occhi vispi, ma non sappiamo cosa stia facendo la sua bocca e, se volete, nemmeno cosa stia annusando.
Antonella Beccaria
Piccone di Stato. Francesco Cossiga e i segreti della Repubblica
Nutrimenti, 2010
pp. 175, euro 13
Anteprima del commento