Quanto tempo passa di solito dalla nascita del bestseller alla messa in onda di un film dedicato? Poco, pochissimo. Al punto che qualche autore furbetto, assieme alla propria casa editrice, ormai imbastisce i testi già pronti affinché possano diventare delle sceneggiature da film. D’altronde si guadagna di più così, no? Ed ecco che Cento colpi di spazzola fu il film scandalo, Nicolò Ammaniti non fa in tempo a scrivere che già ha venduto i diritti, che Moccia ormai scrive pensando alle facce degli attori, questi giorni le sale cinematografice accolgono La solitudine dei numeri primi e… Indovinate? Anche Accabadora è sulla strada verso il grande schermo.
Durante la presentazione del libro a Montepulciano, Michela Murgia, neo vincitrice del Campiello 2010, ha annunciato che diventerà un firm prodotto da Francesco Tagliabue. Ora, nessuno mette in dubbio che il libro della Murgia meriti di diventare un film, ma quello che mi domando è se certi libri, soprattutto quando nascono dopo altri già trasformati per il grande schermo, come già successo per la Murgia con “Il mondo deve sapere”, tradotta per il cinema da Paolo Virzì in “Tutta la vita davanti”, non nascano già con dentro una sceneggatura cinematografica latente.
Chi ama leggere, come me, preferirebbe che la fantasia capace di trasformare una storia in un’immagine nella nostra testa, non fosse così “aiutata” (e a volte delusa) dalla trasposizione cinematografica di ogni bestseller… Altrimenti che senso ha ancora scrivere, pubblicare e leggere libri? Tanto, poi, li vediamo al cinema. Ed il biglietto di solito costa anche circa 5 euro in meno del testo. Voi cosa ne pensate?
hobina
18 ott 2010 - 20:41 - #1Ho letto Accabadora da poco. L’ho trovato meraviglioso. Se c’è un romanzo che merita di finire nelle sale è quello della Murgia. Non credo che lei lo abbia scritto pensando già ad un’eventuale trasposizione cinematografica…ma poi ben venga il film , se è fatto bene; l’importante è che alla base ci sia qualità e passione.
nina2010
18 ott 2010 - 23:27 - #2votato “Non sono d’accordo. Vorrei solo leggere il libro ed immaginare i personaggi”
perché non ho ancora visto un film “Tratto Da” che mi abbia dato le stesse emozioni del libro o anche di più: al massimo ho visto film carucci tratti da libri bruttini - e quella è un’altra storia. I veri libri, quelli ben scritti e sostanziosi, mi piacciono immensamente più di qualsiasi trasposizione cinematografica… la mia personalissima sensazione è che i bei film abbiano un’anima, i bei libri hanno mille anime diverse.
Comunque così a naso mi pare che M. Murgia scriva perche’ ha qualcosa da dire e non per puro calcolo, ma chissà…
pietrofratta
20 ott 2010 - 14:09 - #3C’è sempre il rischio, come è avvenuto per il romanzo di Giordano, di non riuscire a tradurre la forza del libro. Come in quello delle Murgia, così denso di figure, evocativo. O peggio ancora, si finisce spesso per ridurre una storia a un film con qualche slancio dialettale, ma senza vero mordente, pesante, tragico, tedioso.
Il romanzo della Murgia, invece, l’ho trovato vitale.
cinzia92
22 ott 2010 - 22:04 - #4i film, quando ci si è affezionati al libro, sono quasi sempre una delusione. credo che bisognerebbe far passare un pò di tempo tra libro e film di modo che i lettori abbiano tutti il tempo di crearsi il proprio film. e poi credo che un film che segua immediatamente il libro sia “molto rumore per nulla”