Una giornata sbagliata per l'informazione online

Una giornata sbagliata per l'informazione online
La giornata di ieri, per l'informazione italiana, è stata una giornata sbagliata; e non lo è stata soltanto perché ha visto consumarsi un vero e proprio atto di censura della libertà di espressione – chi non ne fosse informato può trovare da queste parti (Piovono Rane, Sul Romanzo e Punto Informatico) tutte le informazioni relative al caso – ma soprattutto perché quest'azione censoria ad opera di Google si è svolta nell'indifferenza generale.

Ma ricapitoliamo brevemente: qualche mese Morgan Palmas aveva pubblicato sul sito Sul Romanzo un post che denunciava un presunto plagio, da parte di una professoressa – Miriam Turrini – dell'Università di Sassari, della tesi di Maria Antonietta Pinna, di cui la Turrini fu correlatrice . Le reazioni degli interessati alla pubblicazione di questo post non si sono fatte attendere e, tra i commenti all'intervista rilasciata dalla Pinna a Palmas, si possono trovare alcune tra le peggiori dimostrazioni di insolenza e di arroganza da parte del professor Brizzi, relatore della tesi di Maria Antonietta Pinna.

Ma il nocciolo del problema non sta certo nella bassezza dei commenti del prof. Brizzi, né nelle denunce incrociate che la Pinna e la Turrini si sono scambiate – una per plagio, l'altra per diffamazione – queste sono cose che capitano ogni giorno in Italia. E purtroppo non sta neppure in quello che è successo ieri al sito di Morgan Palmas, la censura dei post in questione (in particolare questo, non più raggiungibile), perpetrata con una leggerezza e un'agilità spaventose da Google.

Il vero nocciolo del problema, almeno a mio parere, è, da una parte, l'assoluta indifferenza che ha circondato questa spiacevole pagina della storia informatica del nostro paese, e, dall'altra, l'altrettanto assoluta precarietà delle basi su cui ogni giorno appoggiamo le nostre chiappe virtuali, basi su cui oltre alle chiappe poggiamo quotidianamente la nostra illusione di libertà – di informazione, di espressione, di critica – ma basi che in fondo sono solide e sicure come la banchisa antartica all'epoca del riscaldamento globale.

E queste, l'indifferenza e la precarietà, sono due cose che dovrebbero farci riflettere sulle reali dimensioni della nostra ingenuità, ingenuità che si nutre di illusioni di libertà, ingenuità che che un giorno o l'altro dovremmo affrontare per davvero.

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