
Jorge Luis Borges amava ripetere nei suoi racconti che tutte le storie, alla fine, sono la stessa storia, un’affermazione, geniale e fondamentalmente vera nell’ambito della sua idea di letteratura totalizzante, che, pur tolta dal suo contesto, mantiene pazzescamente il suo valore di realtà qui da noi, in Italia, dove tutte le storie si assomigliano tanto da spingere a credere che, alla fine, siano sempre la stessa storia.
L’ultima di queste italiche - e grottesche - reiterazioni appartiene al mondo editoriale, mondo che, con le sue concentrazioni di potere e con le sue storie di ordinario sfruttamento, in nessun altro paese al mondo riesce ad essere una figura perfetta della società come nel nostro malandato paese.
La storia in questione, riportata oggi dalla tastiera di Antonio Prudenzano di Affaritaliani.it, riguarda una pratica sempre più in voga nell’editoria, vale a dire l’utilizzo per la stampa di carte riciclate per accedere alla classifica degli editori virtuosi di Greenpeace nonché, ovviamente, per lottare contro la deforestazione e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ambientali.
Stando a quanto afferma Luigi Bechini, responsabile Certificazioni Geca Spa, nel suddetto elenco dei “buoni e bravi” editori italiani che rispettano l’ambiente e che stampano i loro libri in conformità alla certificazione FSC, alias Forest Stewardship Council , moltissimi non sarebbero in regola con le procedure richieste dal Forest Stewardship Council, tanto che lo stesso FSC ha fatto sapere che, se l’anomalia non si dovesse risolvere, potrebbe chiedere il ritiro dei libri “contraffatti”.
Ora, molto probabilmente gli editori non sono completamente colpevoli della frode, probabilmente, sempre stando a quanto afferma Bechini, tutto deriverebbe dalla scarsa conoscenza da parte degli editori stessi del regolamento che stabilisce la qualifica di “libro-green”.
Il problema però non sparisce e conferma ancora una volta lo spaventoso tasso di opacità della nostra editoria che, come d’altronde ogni attività commerciale italiana, pare non avere alcun problema ad aggirare le regole, o, al meglio, a non conoscerle.
Via | Affaritaliani.it
Foto | Flickr
chiara campione
11 ott 2010 - 17:34 - #1Gentile Redazione,
Mi chiamo Chiara Campione e sono la Responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia.
Mi preme precisare che abbiamo ricevuto oggi una lettera inviataci da Geca Industrie Grafiche che denuncia l’uso improprio del logo FSC da parte di alcuni editori presenti nella nostra classifica Salvaforeste.
Riteniamo, al pari di Geca Edizioni, che l’utilizzo improprio del marchio FSC costituisce una violazione della normativa a tutela dei marchi e, soprattutto, che sia un comportamento inaccettabile nei confronti dei lettori/consumatori che hanno imparato a “leggere” nel logo FSC una vera garanzia di sostenibilità. Precisando, in questa sede, che non sta a un’organizzazione come la nostra verificare gli eventuali abusi sull’uso del logo (cosa che compete a FSC che ha già aperto una procedura d’infrazione nei confronti degli interesati) verificheremo per quanto possibile le affermazioni di Geca Industrie Grafiche e ci riserviamo di modificare la posizione di alcune case editrici previa interlocuzione e verifica con le stesse.
E’ importante spiegare che la nostra classifica è stata elaborata basandosi sulle informazioni che le stesse case editrici italiane hanno fornito rispondendo al questionario di Greenpeace. Tutti gli editori che hanno risposto, o che in seguito alla pubblicazione della classifica hanno cambiato le proprie politiche di acquisto, sono stati valutati in base alla trasparenza ed alla tipologia di carta utilizzata per i propri prodotti editoriali.
Detto questo, riteniamo che Geca Industrie Grafiche avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di indicare i nomi degli editori che – secondo le evidenze che essi hanno – utilizzano impropriamente il logo FSC piuttosto che far riferimento a una generica presenza di editori “furbi” all’interno della nostra classifica Salvaforeste. Abbiamo già chiesto a Geca Industrie Grafiche di fornirci dettagli su questi comportamenti irregolari: se avremo evidenze che alcuni editori hanno dichiarato il falso rispondendo al ns questionario provvederemo a modificare la classifica e a stigmatizzare comportamenti scorretti.
La correttezza degli editori è, per quanto ci riguarda, la base di partenza della nostra classifica. Non abbiamo mai dubitato della bontà dei dati forniti dagli editori poiché riteniamo che essere chiari e trasparenti sulle politiche di acquisto della carta sia una delle loro principali responsabilità. Per questo motivo non concordiamo sul fatto che la nostra classifica possa “penalizzare” gli editori corretti: chi ci comunica dati erronei è il solo responsabile di minare la credibilità del settore.
Grazie mille per la vostra attenzione.
Chiara
Luigi Bechini
15 ott 2010 - 09:48 - #2Buongiorno,
sono Luigi Bechini di Geca Industrie Grafiche, estensore della lettera aperta a cui fa riferimento Chiara Campione nel commento precedente.
Non abbiamo mai dubitato del fatto che Greenpeace avrebbe preso sul serio la nostra denuncia e avrebbe attivato tutte le verifiche opportune.
In merito ad alcune osservazioni contenute nel commento di Greenpeace, relative al nostro modus operandi, ci preme solo precisare due aspetti per noi importanti.
In primo luogo, i nomi degli editori presenti nella classifica Salvaforeste e sui cui libri abbiamo rilevato marchi FSC contraffatti, sono stati da noi segnalati fin da fine giugno 2010 (appena li abbiamo rilevati) sia a Greenpeace, in quanto estensore della classifica, che a Fsc Internazionale, in quanto ente preposto al controllo della catena di custodia FSC. Non abbiamo reso pubblici i nomi degli editori interessati perché non è nostro compito controllare e giudicare l’integrità delle catene di custodia o fare classifiche dei “buoni” e dei “cattivi”. La nostra scoperta, infatti, è stata del tutto casuale. Rendere pubblici i nomi avrebbe significato stilare una sorta di sub-classifica, senza però aver svolto i necessari controlli su tutti gli altri editori inclusi tra i “buoni” nella classifica stessa. Controllo che, ripeto, compete giustamente ad altri (noi dobbiamo solo stampare libri, al meglio e il più velocemente possibile).
In secondo luogo, un aspetto di metodo. Noi crediamo che chi si assume l’onere di stilare una classifica di questo tipo, si assume automaticamente anche la responsabilità di fare verifiche il più accurate possibile sulle informazioni alla base dei punteggi con i quali la classifica viene formata. Soprattutto perché le regole e le normative del sistema FSC non sono molto conosciute e non sono affatto semplici. E’ più che probabile che gli editori che hanno utilizzato il marchio FSC in modo abusivo non avessero la minima idea di commettere un illecito.
Detto questo, il nostro obiettivo di fondo non è far “retrocedere” qualche editore nella classifica Greenpeace. Al contrario, vorremmo che sempre più editori si inseriscano nella filiera virtuosa dell’FSC, di cui fanno ormai parte anche moltissimi editori che, insieme e grazie a Geca, oggi producono libri amici delle foreste.
La classifica Salvaforeste non è quindi soltanto utile, ma forse necessaria: vorremmo che su questo, sull’importanza del ruolo di Greenpeace e sulla condivisione di una battaglia comune non ci fossero fraintendimenti. Speriamo di aver dato un piccolissimo contributo per renderla se possibile ancora più efficace.
Grazie per l’attenzione e cordiali saluti,
Luigi Bechini
Responsabile Certificazioni di Geca Spa | Industrie Grafiche