
Ngugi wa Thiong’o è il principale candidato al Premio Nobel per la Letteratura 2010. In attesa del verdetto dell’Accademia di Svezia, vediamo di conoscerlo meglio.
Ngugi wa Thiong’o (Kamiriithu – Kenya – 5 gennaio 1938) insegna inglese e letteratura comparata all’Università della California. Ha iniziato scrivendo in inglese ma poi è passato alla sua lingua madre, il Gikuyu (la lingua parlata dai Kikuyu o Gikuyu, il gruppo etnico più numeroso del Kenya). La sua prima pubblicazione è The Black Hermit (L’eremita nero) pubblicata nel 1962 ed è anche la prima opera teatrale in lingua inglese ad essere stata pubblicata in Africa Orientale. Il punto di svolta della sua attività di scrittore, comunque, è del 1967 con il romanzo A Grain of Wheat (Un chicco di grano), nel quale la difesa della proprietà collettiva della terra viene rappresentata come strumento fondamentale di riscatto per il popolo kenyota.
Il suo primo romanzo in Gikuyu è Caitaani mũtharaba-Inĩ (Diavolo in croce) e risale al 1977. Una curiosità: il romanzo scritto quando Ngugi wa Thiong’o era in carcere per motivi politici e, a causa delle condizioni in cui si trovava, venne vergato su rotoli di carta igienica. L’opera considerata di maggior rilievo è satirica: Murogi wa Kagogo (Il mago del corvo).
Dal libro Spostare il centro del mondo. La lotta per le libertà culturali (edito in Italia da Meltemi) riporto un passo che mi sembra significativo del modo di guardare il mondo da parte di Ngugi wa Thiong’o:
Il mondo moderno è frutto sia dell’imperialismo europeo che della resistenza opposta ad esso dai popoli asiatici, africani e sudamericani. Perché, quindi, dovevamo permettere che le reazioni all’imperialismo di europei come Rudyard Kipling, Joseph Conrad, o Joyce Cary determinassero la nostra prospettiva? Ovviamente questi scrittori avevano reagito all’imperialismo con presupposti ed atteggiamenti ideologici diversi […] Fu all’università di Makerere, benché al di fuori della struttura ufficiale, che mi imbattei per la prima volta nelle nuove letterature d’Africa e dei Caraibi. Ricordo ancora l’esaltazione provata nel leggere il mondo da un centro che non fosse l’Europa. La grande tradizione letteraria europea aveva inventato e anche delimitato la prospettiva dei Calibani, dei Venerdì, e degli africani riabilitati dalla loro immaginazione. Ora i Calibani e i Venerdì della nuova letteratura raccontavano la loro storia, che era anche la mia.
Di Ngugi wa Thiong’o in italiano abbiamo
Foto | Brown University
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