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L'impossibile vita dei librai secondo Giulio Mozzi

Pubblicato: 17 set 2010 da sara

leggereGiulio Mozzi è un mio piccolo mito. L’ho anche incontrato, una volta, a casa di un’amica, e mi è sembrata una persona disponibile e molto poco spocchiosa. Quindi sono anche io fra gli appassionati lettori di Vibrisse, di cui vi segnalo un gustosissimo pezzo sulla figura del consulente editoriale, del critico, del libraio e del lettore.

Ve lo segnalo - a voi, amati lettori Doc - perchè Mozzi compie il piccolo miracolo di farci capire con pochissime battute come ‘gira’ il mondo dell’editoria. Non vi svelo tutto (leggetelo dai!) ma riprendo solo un piccolo spunto, sul mestiere del libraio:

Bella vita quella del libraio, che con un semplice (ed economico) programma per la gestione del magazzino può individuare al volo i libri che non girano, e rispedirli al mittente, conservando così in libreria solo ciò che effettivamente si vende. L’unica cosa da non fare è: avere un’opinione sul prodotto, ovvero leggere i libri, tenere in libreria libri che non vendono perché ritenuti belli, non tenere libri che vendono perché ritenuti brutti.

Mi chiedo: ma allora non esistono più librai che hanno “un’opinione sul prodotto, leggono i libri, tengono in libreria libri che non vendono perché ritenuti belli, non tenere libri che vendono perché ritenuti brutti”? Ce ne sono ancora che seguono questo modo ‘anti-economico’ di gestire la propria attività? Se qualcuno di loro ci leggesse, che batta un colpo. Daremo spazio alla sua testimonianza.

Foto | Flickr

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di lordmax

    lordmax

    17 set 2010 - 11:22 - #1
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    Non sono un libraio ma sì, esistono, a Torino credo siano la maggior parte… non a caso faticano ad arrivare a fine mese.
    Per fortuna molti stanno capendo che è tempo di cambiare, di rinnovarsi, si iniziano a vedere i primi computer in libreria, i lettori digitali a disposizione dei curiosi, le postazioni internet libere.
    Lunga vita alla libreria. ^___^

  • Profilo di seal

    seal

    18 set 2010 - 18:20 - #2
    0 punti
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    L’unica cosa che il libraio non deve fare mai è…credersi intellettuale, e rivolgersi al cliente con una punta di superiorità. Simpatia, esperienza e buon senso.

  • Profilo di cristinal

    cristinal

    19 set 2010 - 02:17 - #3
    0 punti
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    si, esistono. ed eccone una pronta a “battere un colpo”. Io ho, insieme ad un’amica, una libreria a Roma, croce e delizia dei miei giorni da un anno e poco più. Delizia perché il profumo della carta non ha eguali, perché tra le pagine di un buon libro, io, come lei, ritroviamo respiro, delizia perché siamo una libreria di viaggio, il che significa avere tutto il mondo in 120 mq. Croce perché applichiamo esattamente il modo “antieconomico” da te descritto, vale a dire buoni libri, quasi tutti letti da noi in prima persona, al di là di classifiche, report di vendita, mode e simili. Il che, naturalmente, non equivale anche a far sì che la qualità del’offerta corrisponda ad una quantità del guadagno. Che se di per sè, e chi fa questo mestiere ben sa, non è molto (perché “a vender libri non si diventa ricchi”), diventa quasi minimo quando si “osa” andare contro la massificazione del lettore, addirittura proponendo testi alternativi a quelli pubblicizzati (non per presa di posizione, naturalmente, ma per valutazione personale), offrendo tanti spunti che provengono magari da case editrici minori o letteralmente microscopiche, senza che la dimensione di chi li edita equivalga a una minore o microscopica qualità. Ovviamente ciò fa sì che una scelta del genere si trasformi in una croce, perché al di là dei lettori “veri” -coloro cioè che acquistano scegliendo autonomamente ciò che più piace- c’è un nutrito gruppo di acquirenti di libri il cui massimo cruccio quando acquistano libri è “che non sia una lettura troppo pesante”, oppure “che non sia un libro troppo grande”, o che “non costi troppo”, o che addirittura sia “quello sponsorizzato dalla pubblicità o dalla star di turno”, giusto per non dire agli amici “no, non l’ho letto perché non apprezzo l’autore”.
    Certamente sarebbe più facile per noi librai -e sicuramente più redditizio ed economico- “individuare al volo i libri che non girano, e rispedirli al mittente, conservando così in libreria solo ciò che effettivamente si vende”. Io personalmente, agendo così, perderei però stima del lavoro che faccio e di me stessa, e tradirei coloro che, invece, ci cercano proprio per la cura e l’amore che c’è nel nostro lavoro. Sarebbe come affermare che essere lobotomizzati sia meglio di intellettualmente effervescenti ed indipendenti.

  • Profilo di pediccia

    pediccia

    20 set 2010 - 18:02 - #4
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    Purtroppo è difficile, se non impossibile, fare altrimenti nel pianeta libri oggigiorno. Impossibile perchè escono ibri di ogni genere continuamente e per leggerli e censirli decentemente non so quanti specialisti occorrerebbero.
    Secondo. I lettori diminuiscono sempre di più perchè il tempo una volta dedicato alla lettura viene occupato dalla Tv, da Internet, dalle discoteche e da tutte quelle diavolerie inventate per distoglierci da una vita più sana. Se poi ci resta un poco di tempo ci dobbiamo rilassare dal micidiale stress con altre cose che riteniamo più piacevoli e certo non con libri che quasi sempre sono ripetitivi, pesanti e spesso “vuoti”. Se proprio si vuole leggere qualcosa, si scelgono libri dell’ evasione pura che non insegnano niente, ma che non ci impegnano e che ci fanno sognare stupidaggini.
    Terzo, i romantici ed eroici editori del passato si sono dileguati; oggi prevale il profitto e dunque si agisce di conseguenza.
    Conclusioni. Perché, e meno male, c’è gente fuori del coro, che rifugge dai luoghi comuni e che è veramente innamorata della buona letteratura, ancora si riesce a estrarre dal pagliaio l’ago d’oro, pardon un buon libro. “Gente” che ci rimette del suo, che si sacrifica, ma che ha il piacere immenso di fare qualcosa di utile e di creativo non solo per se stessa, ma anche per noi che, inesorabilmente, assistiamo alla lenta distruzione della vera Cultura a favore di una pseudo-cultura asservita al Potere.

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