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Un ragionamento sul caso Mondadori, ovvero sulla virtuosità o meno di una casa editrice

Pubblicato: 31 ago 2010 da Andrea Coccia

Un ragionamento sul caso Mondadori, ovvero sulla virtuosità o meno di una casa editrice Da una decina di giorni a questa parte, grosso modo a partire dall’articolo pubblicato da Massimo Giannini su Repubblica, ma, soprattutto da quello, sempre su Repubblica, di Vito Mancuso, si è scatenata una tempesta morale che ha investito gran parte degli scrittori pubblicati dal gruppo Mondadori.

Il dilemma che ha assalito molti, da Don Gallo a Vito Mancuso, e di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, vale a dire l’impossibilità di continuare a pubblicare per il gruppo editoriale in questione, è stato risolto da altrettanti scrittori, tra i quali Antonio Moresco e Michela Murgia per esempio, che hanno deciso – io credo giustamente – di non lasciare la casa editrice di Segrate.

Ma c’è un ingrediente del dibattito che mi sembra non sia stato ancora sviluppato a dovere, ed è il significato, riferito al mondo editoriale, di virtuosità o meno di una data azienda. Io non credo che il discrimine si limiti ad essere, come mi è parso di capire in questi giorni leggendo i contributi al dibattito, la sola correttezza fiscale dell’azienda, anzi, ci sono moltissimi elementi che possono far oscillare il giudizio di virtuosità su una casa editrice.

In particolare c’è un elemento che mi sembra di questi tempi assolutamente centrale e inobliabile, ed è la qualità del lavoro. Vado subito al dunque: perché nessuno ha aggiunto tra i criteri lo sfruttamento o meno del lavoro precario, vale a dire di quella strana dinamica neo schiavista che trasforma i giovani neo laureati specializzati in lavoratori senza diritti e senza paga? Perché la Mondadori dovrebbe essere poco virtuosa perché non paga le tasse e molte altre, che le tasse le pagano ma non pagano gli stagisti, dovrebbero essere virtuose?

Questa mi sembra la questione più importante, anche perché da questa, più che dalle tasse pagate o meno, dipende la qualità del lavoro editoriale. Ma per ora resta, incomprensibilmente, una questione mai posta.

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • CGQ

    31 ago 2010 - 15:33 - #1
    -1 punto
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    Ma che discorsi sono? Chi non paga le tasse deve essere punito! Chi sottrae un gruppo editoriale corrompendo un magistrato deve andare in GALERA! Ve lo siete dimenticato il lodo Mondadori?
    Le chiacchiere di Lucarelli, Mozzi e compagnia mi fanno schifo come i loro libri. Dicono che è una legge porcata poi mangiano quei soldi che la Mondadori dovrebbe versare allo stato. Lucarelli, pagale tu le tasse per me il prossimo anno.

  • Astaroth86

    01 set 2010 - 11:33 - #2
    0 punti
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    Non sono assolutamente d’accordo con l’ideatore di questo post, egli sembra voler sviare dall’argomento principale parlando di precarietà del lavoro!? È a conoscenza caro autore che oramai tutta la sfera lavorativa di quasi settore economico è ghermita dal cosiddetto “lavoro flessibile”?
    Che discorsi sono questi? Non pagare le tasse è un crimine penalmente perseguito ed è un atto gravissimo sia a livello di immagine sia a livello di onorabilità di un soggetto, in questo specifico caso la gravità diventa pletorica e abominevole nel momento in cui, grazie ad un immondo conflitto di interessi; il controllore si fa controllato, e la democrazia si scioglie come neve al sole…leggi ad aziendam speculari ad personam in una logica spudoratamente reazionaria.
    Di fronte a tutto questo…parlare di lavoro precario mi lascia come minimo costernato….

  • andrea coccia

    01 set 2010 - 12:52 - #3
    0 punti
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    “Non pagare le tasse è un crimine penalmente perseguito ed è un atto gravissimo sia a livello di immagine sia a livello di onorabilità di un soggetto, in questo specifico caso la gravità diventa pletorica e abominevole nel momento in cui, grazie ad un immondo conflitto di interessi; il controllore si fa controllato, e la democrazia si scioglie come neve al sole…leggi ad aziendam speculari ad personam in una logica spudoratamente reazionaria.”

    sono COMPLETAMENTE d’accordo, la democrazia in questo paese se n’è andata da tempo, la neve s’è trasformata in paciugo e noi ci stiamo affondando dentro…
    probabilmente ho sbagliato ad impostare l’articolo, non intendevo certo dire che mondadori è meglio delle altre case editrici, e nemmeno minimizzare il fatto che non paghi le tasse, cosa gravissima tanto quanto l’avere il proprio presidente come primo ministro…
    quello che avre voluto dire - avrei, perché probabilmente non ci sono riuscito - è che mi scoccia parecchio sentir parlare delle altre case editrici che non siano la mondadori come virtuose per antonomasia, quasi come fossero immuni da qualsiasi difetto soltanto per il fatto di avere u proprietario che non è silvio berlusconi… e questo sentimento d fastidio è acuito dal fatto che nessuno pare pensare a ni stagisti, sfruttati fino all’osso e fino a consunzione, pagati niente e spesso iper specializzati… certo, questo è un problema che riguarda tutti i settori, ma credo che sia ora di affrontarlo, in editoria come in economia come in qualsiasi altro campo…

  • Profilo di alfridus

    alfridus

    01 set 2010 - 20:51 - #4
    0 punti
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    Egregio Andrea, diciamo che era meglio evitare di scrivere l’ultimo paragrafo, spalancando le porte a commenti (giustamente) polemici, e limitare il commento a ciò che ha mosso l’opinione pubblica, e cioè la scelta di lasciare o meno l’Editore alla luce di quanto emerso; che sarebbe stato già un bel discorrere, non trovi?

  • ksocrate26

    05 set 2010 - 04:03 - #5
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    ciao andrea ho letto il tuo articolo e anchio ho avuto dei dubbi su quello che sta accadendo; proprio per questo ho fatto un video:
    http://www.youtube.com/watch?v=vA9eMEEejDM

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