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La Mondadori e i guai col fisco: e gli scrittori fuggono

Pubblicato: 24 ago 2010 da Juri Testa

La Mondadori e i guai col fisco: e gli scrittori fuggono Il primo a dire no è stato Don Gallo, fortunato autore della scuderia Mondadori. A pochi giorni dall’articolo di Repubblica in cui Massimo Giannini denunciava le leggi “ad aziendam” messe in atto per favorire il colosso di Segrate, gli scrittori di palazzo Niemeyer si interrogano sul da farsi.

Ma riepiloghiamo le vicende per quanti si fossero persi l’articolo in questione: qualche giorno fa Massimo Giannini denuncia una stortura: secondo il Fisco, nei primi anni Novanta, in occasione della fusione tra la stessa Arnoldo Mondadori Editore e la Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria, Segrate evitò di pagare ben 200 miliardi di lire di tassazione.

Si susseguirono due gradi di giudizio (il difensore di Berlusconi era Giulio Tremonti), favorevoli a Segrate. L’agenzia delle Entrate chiede (nel 2008) il giudizio della Cassazione, e da allora, ricostruisce Giannini, ci furono diversi tentativi per evitare un eventuale giudizio sfavorevole alla Mondadori. Il prezzo da pagare, intanto, è aumentato: 350 milioni di euro. (qui l’articolo originale)

A maggio del 2010 un decreto attuativo risolve i problemi. All’articolo riguardante la “rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l’Amministrazione Finanziaria è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio”, si stabilisce che “Il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore (riferito alle sole imposte oggetto di contestazione, in primo grado, senza tener conto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni)”.

In sostanza, al posto di pagare 350 milioni di euro (circa 700 miliardi di lire, nel caso in cui la Cassazione avesse deciso a sfavore di Segrate), Mondadori dovrà pagarne poco più di 8. Questo ha fatto insorgere Vito Mancuso, che sempre dalle pagine di Repubblica si è interrogato sull’eventualità di pubblicare ancora libri per Mondadori.

Ma la posizione più decisa, per ora, è quella di Don Gallo, che ha detto no. Cosa faranno gli altri? Tormentati dagli anticipi faraonici di Mondadori e il problema etico? E stiamo parlando di scrittori importanti, tra cui, è doveroso segnalarlo, Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica (che pubblica per Einaudi, area Mondadori).

Ma parliamo anche di Roberto Saviano, Michela Murgia, Niccolò Ammaniti e tanti altri, che di certo non hanno problemi a trovarsi altri editori. Ci piacerebbe sentire la loro opinione, su questo blog o dalle pagine dei giornali. O finirà tutto nella classica bolla di sapone?

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • DanieleT74

    25 ago 2010 - 07:44 - #1
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    Penso che nessuno degli autori nominati, scappino da Mondadori, i soldi e la fama sono troppo importanti per vivere. Pubblicare per un piccolo editore, Saviano o Ammaniti chiederebbero troppi soldi e il piccolo editore non avrebbe altro denaro per pubblicizzare il libro. Si fa fatica a credere che Saviano, insultato in TV da Berlusconi pubblichi porpio per Berlusconi. Tutti bravi a fare i rivoluzionari e apparire in TV, non tutti saranno capaci di rinunciare ai contratti faraonici e alla visibilità che Mondadori può concedere. Fabio Volo stesso pubblica per Mondadori e questo gli permette di tradurre i suoi libri in vari paesi del mondo, ma non fategli sentire il nome di Berlusconi. Fama, Soldi o lealtà intellettuale? Fama e Soldi tutta la vita.

  • Juri testa

    25 ago 2010 - 08:35 - #2
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    Però non è detto che debbano pubblicare per forza con un piccolo editore. Potrebbe accaparrarseli Rizzoli, ad esempio, che può offrire begli anticipi e molta visibilità. Certo, bisogna vedere che contratti hanno con Mondadori questi autori. No? Credo che, nel caso, ci sarebbero penali da pagare o cose del genere. Ma questa, per ora, è fantascienza, visto che solo don Gallo ha deciso di lasciare Mondadori…

  • Xavier321

    25 ago 2010 - 08:38 - #3
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    La coerenza in Italia è molto ballerina. Soltanto Saramago ha avuto le palle di cambiare editore. Volete paragonare Saramago a Ammaniti o Dazieri?

  • ennio mosci

    25 ago 2010 - 08:56 - #4
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    Sarebbe opportuno, prima di tutto, correggere quanto riportato da Giannini.
    I milioni non sono 700, ma 350. Ecco perchè il 5% fa circa 8,5 milioni di euro,
    Poi, questa norma, non riguarda solo Mondadori, ma anche RCS, e tanti altri, molti privati che sono in causa con il fisco da oltre 10 anni e hanno vinto i primi due gradi di giudisio, quin di con il 99,9% di probabilità di vincere anche in cassazione, con ulteriore scorno e spese per lo Stato, come storia insegna.
    Capisco anche io che se qualcuno chiede tanto, qualche ragione l’avrè, ma se perde due gradi di giudizio, forse, dico forse, qualche errore di calcolo l’ha commesso.
    In questi casi, sarebbe bene che chi da informazione, dia una giusta informazione e non di parte. Per quanto riguarda gli scrittori, padroni di pubblicare con chi ritengono opportuno, senza colore . Non ci vedo niente di male. Se non lo fanno, avranno i loro buoni motivi.Forse Mondadori, paga meglio dei Compagni di sinistra.

  • Profilo di sakura87

    sakura87

    25 ago 2010 - 11:01 - #5
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    Anche gli eroi hanno bisogno di mangiare, soprattutto in Italia.
    Scordatevi che autori come Ammaniti rinuncino alla loro fetta per una semplice questione ideologica. Saramago è morto (e Dio anche).

  • Juri testa

    25 ago 2010 - 11:08 - #6
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    700 si riferiva alla conversione della cifra in vecchie lire (350 milioni di euro=circa 700 miliardi di lire). Può anche essere che questa legge riguardi altre aziende, ma ciò che stupisce di più (e tra le righe lo ammette anche un articolo de “il Giornale” di ieri, firmato da Claudio Borghi) è che questa legge sia stata messa a punto pensando precisamente a un’azienda, e noi tutti sappiamo quale. Non voglio essere di parte: questa legge mi avrebbe dato fastidio anche se si stesse parlando di un’altra azienda e di un altro presidente del consiglio. Questa faccenda, però, rende evidente le anomalie del sistema politico italiano.
    Quello che mi chiedo è: se Mondadori si ritiene innocente e ha passato due gradi di giudizio, perché non aspettare il terzo così da non dover pagare nemmeno gli 8 milioni di euro (che non sono pochi)? Trascorsi vent’anni, qualche anno in più che importanza può avere? Con quegli otto milioni di euro si sarebbe potuto assumere qualche stagista o rivedere qualche contratto, no?

  • Roberta Ladu

    25 ago 2010 - 14:34 - #7
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  • il corvo

    25 ago 2010 - 20:01 - #8
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    Adesso vediamo cosa faranno gli scrittori a cui abbiamo dato un contributo non indifferente,sia per i loro libri,pubblicati,sia per i film che hanno realizzato estrapolandoli dalla lettura di questi ultimi……io pretendo un atto di coraggio inconfutabile da parte di queste persone,che scrivono solo quello che vogliono o che chiedono i loro padroni -editori e corregitori- e che sottoscrivano invece ad una sola legge,semplice nelle sue parole ma distruttrice del male sopraffatore dell’etica in tutti i suoi aspetti e settori sociali,ebbene le parole sono le seguenti -CHI HA SBAGLIATO PAGHI-e lo sbaglio che deve pagare deve essere rapportato in egual misura all’errore comesso!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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