E’ un personaggio che mi piacerebbe davvero conoscere, la protagonista di La parrucchiera di Kabul. Ed in effetti lei, Deborah Rodriguez, esiste davvero. Abbigliamento e colore di capelli vistoso, trucco eccessivo, di carattere ma emotiva, dice lei.
L’autrice racconta una piccola ‘rivoluzione’ condotta in Afghanistan, dove arrivò per la prima volta insieme a dei volontari di un’associazione: saputo che era parrucchiera in America, tutti gli stranieri residenti a Kabul le chiesero di poter usufruire dei suoi tagli e dei suoi trattamenti.
A Kabul infatti c’è un solo parrucchiere, fatiscente e con le vetrine rotte: allestire un salone non è affatto facile, sempre con lo spauracchio delle accuse di essere in realtà ‘covi’ di prostitute, e quindi facile bersaglio delle ire dei talebani.
A loro i negozi di parrucchieri non piaccionoperchè lì le donne sono a capo scoperto, e incontrollate, visto che gli uomini (i mariti) non possono entrarvi.
Deborah, che fugge dall’America (e da un marito violento) si innamorerà di quel Paese, identificandosi con le donne oppresse, e diventerà amica e confidente di molte di loro: di una riuscirà la prima notte di nozze, con un espediente, a salvare un matrimonio.
E allora, col passare del tempo, Deborah ha un’idea: creare una scuola di parrucchiere a Kabul, emancipare tante donne dalla solitudine e dall’apatia a cui sono costrette, insegnare loro un mestiere, dare loro l’opportunità di un’indipendenza economica.
Non sarà facile riuscirci: non sarà facile trovare i fondi di benefattori abbastanza intelligenti da capire l’importanza sociale del progetto. Non sarà facile combattere con mariti gelosi e possessivi, nè con le stesse autorità locali.
Ma Deborah ci riuscirà col suo carattere di ferro, e con tanti pianti di rabbia. E tornerà anche, inaspettatamente, a fidarsi degli uomini. Una bella testimonianza di vita raccontata come un romanzo.
Deborah Rodriguez
La parrucchiera di Kabul
Piemme 6.50 euro
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