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Editori a pagamento: perchè sopravvivono?

Pubblicato: 04 ago 2010 da sara

libroLa domanda mi viene spontanea passando tutti i giorni di fronte alla vetrina di una libreria di proprietà di uno dei più noti editori ‘a pagamento’. Una libreria piena di soli libri pubblicati, con il contributo economico dell’autore, da quell’unico editore.

Ebbene, quasi ogni giorno, vi assicuro, c’è una sfilza di gente che fa la fila per entrare e assistere alla presentazione di un libro. Sono chiaramente libri di amici e parenti, visto l’abbigliamento del pubblico, che sembra vestito per una festa di laurea e porta vistosi mazzi di fiori con sé.

Il tutto mi mette una profonda tristezza, e ci pensavo riflettendo sulla scomparsa della grande Elvira Sellerio. Che senso ha farsi pubblicare un libro a pagamento? Per la soddisfazione di avere su carta le proprie idee, poesie, storie e poter invitare parenti e amici a una presentazione?

Ma cosa succede sul lungo periodo? Quante copie si venderanno, siamo onesti, in questo modo? E chi ci ricorderà fra un mese o due dall’uscita? Non so. Eppure questi editori continuano a sopravvivere (e bene). Parafrasando Borat, mi sembra una cosa “molto italiana”.

Ho un’idea alternativa: sopravvivono perchè siamo disposti a pagare (e tanto) per farci pubblicare piuttosto che per leggere chi ne vale davvero la pena. Siamo più ’scrittori’ che lettori. Anche se chi non legge, si sa, non può far altro che diventare un cattivo scrittore. Oppure è il mondo editoriale troppo asfittico, che ‘costringe’ anche i meritevoli a pubblicare a spese proprie? Ma quanti ‘capolavori’ abbiamo ottenuto finora dall’elenco dei titoli degli editori a pagamento? Illuminatemi.

Foto | Flickr

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18 commenti

Commenti dei lettori

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  • Lorenzo88

    04 ago 2010 - 11:06 - #1
    1 punto
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    Mettiamo il caso di un signore di 70 anni che abbia intenzione di scrivere le sue memorie. In definitiva, non si capisce perchè la sua vita non debba essere stata meno intensa e avvincente di molte altre persone “publiche”. Come potrebbe fare però a far si che magari quelle sue parole scritte diventino una forma d’arte? Facendosi pubblicare un libro a proprie spese, ovvio!
    Credo che non ci sia niente di sbagliato nel pagare per farsi pubblicare un libro; cosi come chi dipinge potrebbe decidere di pagari per fare un’esposizione. Non credo che l’idea sia quella di diventare scrittori ne credo che si debba rinunciare a leggere un bel libro per scriverne uno proprio.

  • Profilo di magoselvo3d

    magoselvo3d

    04 ago 2010 - 12:31 - #2
    1 punto
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    Quoto Lorenzo. In definitiva uno con i propri soldi può farci quello che vuole. Meglio magari pubblicare un libro che magari comperarsi un’auto di lusso che in fondo è fine a sè stessa…..

  • Daniele Vecchiotti

    04 ago 2010 - 12:31 - #3
    1 punto
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    Non sono un certo un sostenitore dell’editoria a pagamento.. Al contrario: credo che tale fenomeno rischi di uccidere il mercato dei libri.. Ma alle tue domande mi sento di rispondere in maniera molto semplice.. Chiedi che senso abbia pubblicarsi un libro di tasca propria. Ebbene… ha senso perchè ognuno di noi, in base alle proprie disponibilità, paga per i propri piaceri e le proprie illusioni.
    Conoscerai anche tu, come me, decine di persone che hanno speso migliaia di Euro per un matrimonio, al solo fine di poter avere anche loro “il giorno più bello della mia vita”… E poco importava chi fosse il coniuge… ciò che contava era l’abito bianco…
    Quanti sontuosissimi matrimoni durano meno di un libro stampato a proprie spese?
    La questione delle case editrici a pagamento è serissima, e credo che il mercato ne stia sottovalutando i rischi (vedi Feltrinelli che si mette a vendere libri di cani e porci per qualche dollaro in più), ma le ragioni che spingono un aspirante scrittore a pagare fior di quattrini per un libretto, una presentazione, un mazzo di rose, e i vivissimi complimenti di tua zia (che il tuo libro, ovviamente, non l’ha letto nè lo leggerà mai)… beh… questo rientra nella debolezza umana, e nel comune bisogno di sentirsi amati ed apprezzati.

  • Antonella Arietano

    04 ago 2010 - 14:13 - #4
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    Non ha nessun senso pagare per essere pubblicati.
    La scelta è la seguente: lasciare un’opera nel dimenticatoio gratis o lasciarla nel dimenticatoio pagando? Perché è questo che accade, in realtà: pago per vedere stampato il mio libro, ma il 90% delle volte l’editore a pagamento non va oltre la stampa.
    Non sarebbe meglio a questo punto optare per la print on demand?
    A parte queste considerazioni, c’è da dire che se il mio romanzo ha qualche valore artistico l’editore “free” disposto ad investire su di me lo posso trovare, ma se non vale nulla… meglio lasciarlo dov’è, nel pc! A che pro pagare fior di quattrini per affrontare il flop?

    Se poi quello che voglio è vedere pubblicato il mio libro una volta nella vita, posso andare direttamente da un tipografo, mi costa meno!

    Senza contare che se l’obiettivo è pubblicare altri lavori, difficilmente gli editori seri ti considerano, se nel tuo curriculum spicca una pubblicazione a pagamento… Quindi, oltre al danno la beffa!

    Il mercato dell’editoria a pagamento sfrutta l’ego di scrittori esordienti inesperti e desiderosi di mettersi alla prova. Bisogna imparare a gestirsi per non finire intrappolati alla grande.

  • matteobertone

    04 ago 2010 - 15:34 - #5
    0 punti
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    Intanto, un libro pubblicato, anche a pagamento, serve a rimorchiare. Questo è un dato di fatto sperimentato.
    Per il resto, a parte gli scherzi, il mercato degli editori a pagamento non è interamente composto da ladri e sfruttatori. L’importante è evitare i peggiori (e chi bazzica l’editoria sa chi sono) e mettere subito in chiaro quello che la casa editrice può offrire oltre alla pubblicazione (distribuzione, presentazioni).
    Ci sono case editrici non a pagamento che però, essendo molto piccole e prive di risorse, non garantiscono alcuna diffusione del libro. In quei casi la scelta dei testi dipende unicamente dai gusti del “giovane editore” che magari non è nemmeno così esperto e non ha intorno a sè un gruppo consolidato.
    Le case editrici serie che pubblicano con contributo, fanno comunque una selezione.
    Inoltre ti invito a riflettere seriamente sugli autori di best seller primi in classifica pubblicati da grandi case editrici: ti sembra davvero meritevole gente come Moccia o S Meyer? Non aggiungo altro.

    Matteo Bertone

  • Francesco Ciracì

    04 ago 2010 - 16:30 - #6
    1 punto
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    Credo che Antonella Arietano abbia detto tutto ciò che c’era da dire. Chi vada un EAP ha un ego da soddisfare, e l’EAP lo sfrutta.

    matteobertone:
    Non si tratta di avere o no un servizio decente; viene a mancare il concetto stesso di editoria. Chi scrive produce la materia prima, l’editore crea il prodotto e lo commercia. Guadagnano entrambi.
    Riguardo ai best seller, questo è il mercato. Non è pagando che si porta al vertice la buona letteratura, anzi.

  • Vincent von Geiten

    04 ago 2010 - 17:37 - #7
    1 punto
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    Non sono d’accordo con Lorenzo. Traslare il concetto “Ogni scarrafone è bello a mamma sua” alla letteratura non fa altro che riempire il settore quello che su internet si chiamerebbe spam. Richiamando il tuo esempio, se la vita di questo 70enne fosse davvero così interessante e illuminante, perché nessun editore se ne è accorto?
    Io personalmente non ritengo che un libro vada pubblicato a tutti i costi solo perché è stati scritto. Queste cose a pagamento vivono e speculano sull’egocentrismo di buona parte degli scrittori.

  • Lorenzo88

    04 ago 2010 - 22:10 - #8
    0 punti
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    Proprio mentre scrivevo il commento, nella pubblicità in alto alla pagina c’era un link ad un editore privato. Facendo il preventivo veniva fuori che per 50 copie di 50 pagine in formato piccolo veniva circa 500 euro. Le strade che portano una persona a scrivere una sporia possono essere infinite. Chi lo fa per soldi, chi per rimorchiare (come qualcuno consigliava qui sopra), chi per vedersi pubblicato il suo lavoro e poterlo condividere con i suoi amici eccetera. Però non credo che chi si paga la pubblicazione di libro creda veramente di sfondare nel mondo dei libri. Alla fine un libro è sempre un buon libro; leggere di tutto secondo rende il lettore più consapevole elo scrittore più competente. Poi, come si dice, da cosa nasce cosa

  • pincopallaaaa

    05 ago 2010 - 09:03 - #9
    1 punto
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    più che altro chi paga per pubblicare sa che poi avrà le strade dell’editoria free in salita se non sbarrate… non si è ben visti.
    ora, se uno vuole soddisfare il suo ego, si rivolge a un print on demand o a una tipografia e si stampa un tot di copie del suo libro da regalare agli amici.
    stampare con una eap per far si che metà tiratura finisca al macero lo vedo uno spreco, perchè tanto nelle librerie quel libro non ci andrà (al massimo in quella della città dell’autore che farà andare amici e parenti a comprarla).
    io credo che il rischio di impresa debba assumerselo la casa editrice, non lo scrittore che impiega tanto tempo a scrivere il suo libro sottraendolo ad altre cose. se la casa editrice non è in grado di sostenersi da sola, è giusto che esista?

  • Profilo di ayame

    ayame

    05 ago 2010 - 13:33 - #10
    0 punti
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    Certo, se si vuol pubblicare a pagamento si è liberi di farlo. D’altronde si è liberi di firmare un contratto dove ci si impegna a stipendiare il nostro datore di lavoro anziché essere da lui stipendiati.

    Forse però bisognerebbe pensare che quando si andrà a bussare alle porte di altri editori queste rimarranno chiuse, così come quelle dei giornalisti. Non è un caso se Sandrone Dazieri, Raul Montanari, Loredana Lipperini, Giampaolo Simi e compagnia sono contro l’editoria a pagamento e la condannano pubblicamente.

  • Profilo di gm

    gm

    05 ago 2010 - 18:58 - #11
    0 punti
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    L’ipotesi strappalacrime di Lorenzo, volta ad attribuire un’aura di utilità sociale a questi personaggi al limite della truffa, è debolissima:
    il vecchio paga le società di esosi stampatori (SES) molto profumatamente, ma tanto le sue memorie non le compra nessuno e quindi finiscono nel dimenticatoio; potrebbe spendere un decimo e stamparle on demand od in tipografia con lo stesso risultato.
    Se proprio volesse tramandare le sue memorie potrebbe fare varie cose, tutte senza spendere soldi:
    - donare tutti i suoi scritti alla biblioteca, di solito ci sono degli archivi ed in caso contrario la sua donazione ne costituirebbe la prima pietra.
    - farsi intervistare da quelli della banca della memoria, raggiungendo così milioni di persone.
    - contattare il dipartimento di storia contemporanea dell’università più vicina e far due chiacchiere con qualche docente per mettere a disposizione il proprio tempo per eventuali interviste.
    Sono solo le prime possibilità che mi sono venute in mente.

    Per tutelare i lavoratori folli che pagherebbero per lavorare ci sono codice civile, penale e contratti collettivi, ma penso che presto anche contro le società di esosi stampatori arriveranno le prime sentenze dei tribunali e le prime sanzioni delle autorità indipendenti per le pubblicità ingannevoli (diffusione nulla, promozione ridicola, false informazioni di base) e per inadempimento.

    Anche quelli che vengono definiti “editori a contributo seri” stampano qualsiasi schifezza: uno di essi, che si trova nella lista a doppio binario di Writer’s Dream, ha tenuto un atteggiamento scarsamente professionale in fase di esecuzione del contratto e ha corretto solo errori macroscopici del testo, lasciando al lettore il piacere di rimbalzare tra le innumerevoli ripetizioni lessicali.

    Guardando invece il lato dello “scrittore” io provo solo tanta pena: ci si crede dei geni incompresi e ci si ritiene originali solo perché nella propria vita si è letto poco o nulla.
    Sono le lettere di lusinghe prestampate ed inviate dalle società di esosi stampatori a cani e porci che fanno il maggior danno.
    Una persona egocentrica si aggrappa a qualsiasi cosa pur di non ammettere di avere la vena letteraria di un Renzo Bossi qualsiasi.

  • Profilo di vladir

    vladir

    05 ago 2010 - 19:20 - #12
    1 punto
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    Spesso si scrive e si pubblica a pagamento per comunicare la nostra solitudine.

  • Lorenzo88

    05 ago 2010 - 22:59 - #13
    0 punti
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    Forse ho sbagliato, non tanto l’esempio quanto l’oggetto delle mie argomentazioni. Non ero a conoscenza del fatto che si potesse stampare il proprio lavoro anche in maniera diversa. Ovviamente l’esempio dell’anziano era esemplificativa ma rendeva l’idea dei sogetti a cui forse il servizio sarebbe stato utile. Quindi credo che l’idea sia buona ma forse mal interpretata (da me).

  • Un editore

    05 ago 2010 - 23:04 - #14
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    Grazie, vladir, del tuo commento. Ti ringrazio come editore (non a pagamento): spesso noi che lavoriamo con i libri tendiamo ad assumere un atteggiamento di superiorità culturale che difficilmente ci fa guardare l’infinito degli occhi di chi ci propone qualcosa.
    Purtroppo nella società attuale italiana non si ha più più la capacità di ascoltare, dose imprescindibile anche per leggere un libro. E così nascono forum, siti, liste di varia natura che puntano sempre e solo il dito verso tutto e tutti perché si sa che la verità è solo quella che ho in tasca io.
    Il tuo commento, perciò, semplice, disarmante e profondamente vero è un prezioso dono affidato a noi “specialisti”. Invece di fare sterili polemiche, dovremmo imparare a guardare e ad ascoltare.
    Grazie!

  • Profilo di sakura87

    sakura87

    06 ago 2010 - 10:25 - #15
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    Io sono della scontata opinione che oltre al narcisismo dello scrittore e all’esosità delle CEAP ci sia un altro problema a monte: lo scarso spazio dato in Italia alle case editrici minori non a pagamento.

  • Profilo di emilyandherlittlepinknotes

    emilyandherlittlepinknotes

    10 ago 2010 - 15:30 - #16
    0 punti
    Up Down

    la mia esperienza da blogger quindi lettrice e non scrittrice mi dice che:

    * blog che curo in inglese : http://emilyandherlittlepinknotes.com/ … almeno ogni giorno ricevo una e-mail dagli autori stessi o da chi si occupa di fare promozione per gli autori in cui mi chiedono se voglio ricevere un arc del loro libro (esempio debut novel my soviet kitchen), una copia per review, mi ricordano che il loro libro si può richiedere su http://www.netgalley.com … Gli autori stessi invitano i bloggers su goodreads e twitter e si impegnano tantissimo per promuovere ciò che scrivono, se il libro è bello potrebbe anche essere self-published e avere successo, non vedo perchè non possa accadere.
    Ci sono libri che sono stati letteralmente “lanciati” dalla blogosphera, immaginiamo che una blogger come http://angieville.blogspot.com/ consiglia un libro con ardore, io lo compro e come me mille altre senza farmi troppe domande .

    * blog che curo in italiano: http://lamiatestafralenuvole.com/… fa sicuramente meno accessi di quello in inglese ed è piccolo ma sicuramente nessuna casa editrice/scrittore manda mai libri per recensioni (magari altri bloggers li ricevono) e la mia sensazione è che libri bellissimi che potrebbero avere successo anche in italia da noi nessuno li compra/legge perchè se non se ne parla è come se il libro non esistesse (un esempio su tutti Cercando Alaksa di John Green).

    Secondo me è assolutamente ipotizzabile che uno scrittore scriva un bel libro, lo auto-pubblichi sostenendo le spese, lo promuova da solo e magari riesce a venderne anche qualche copia.

    Considerando quanto poco marketing si fa in Italia (e non sto parlando di alta letteratura ma di ya, fantasy, romance…generi che potrebbero sfondare anche da noi) direi che c’è margine anche per questa soluzione .

  • Profilo di pediccia

    pediccia

    09 set 2010 - 22:16 - #17
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    Noi italiani non solo siamo scrittori, ma anche pittori , fotografi e altro. Nella mia città ogni mese espongono un paio di presunti pittori, ma senza il becco di un visitatore! Per non parlare delle mostre di fotografia: prolificano in ogni luogo, ma con scarsissimi visitatori. Ironia a parte, il sacro fuoco dell’Arte è in noi! Siamo o non siamo il Paese più bello e artistico del mondo ? E allora ci sentiamo quasi tutti protagonisti e artisti, tutti vogliamo eccellere, ma gli spettatori dove sono?Mi piacerebbe sapere se negli altri paesi succede la stessa cosa.
    Ad ogni modo anche così possono nascere buoni scrittori, ma alla fine è solo il forte e deciso impegno della Casa Editrice che crede nello crittore che decreta il suo eventuale successo. E diciamocelo senza peli sulla lingua. Spesso si tratta di libri modesti che a forza di essere pubblicizzati e propagandati si trasformano in capolavori che spesso chi li legge quasi si vergogna a criticarli: “Ma se ne sono state vendute 200 mila copie!”

  • Alessio1981

    17 gen 2011 - 15:32 - #18
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    Non vedo niente di male nell’editoria a pagamento. Non è un obbligo, è un servizio che viene offerto da alcuni editori. Sta poi all’autore decidere se accettare la proposta editoriale o meno, valutare gli aspetti positivi che negativi. Una libera scelta. E non è vero che i libri pubblicati a pagamento sono più brutti o scritti peggio, tutto sta intanto alla qualità stessa del testo, che esula dal fatto che sarà o meno pubblicato a pagamento, poi alla cura dell’editing. Quindi non generalizziamo, non facciamo i puritani o coloro che sparano giudizi dall’alto.
    Questo senza considerare che tantissimi autori celebri (ormai divenuti classici) hanno dovuto, inizialmente, pubblicare opere a loro spese! Basta sfogliare una qualsiasi enciclopedia per avere qualche nome.
    Niente vieta di iniziare a pubblicare a pagamento (valutando di volta in volta l’offerta e le condizioni), crearsi un proprio pubblico (fossero anche cento o duecento lettori) e piano piano farsi strada, giungendo poi a pubblicare con grandi case editrici, le quali, è vero che non chiedono soldi, ma certo non pubblicano il primo libro che viene inviato loro. Dato che ne ricevono migliaia ogni mese, e non hanno neppure il tempo di leggerli, soprattutto quelli di chi è nessuno.

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
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