La notizia è di quelle che fa riflettere: Amazon ha firmato un accordo biennale con l’agenzia letteraria Wylie per la distribuzione esclusiva sul Kindle di libri importanti come Territori Londinesi di Martin Amis, Finzioni di Borges e di autori quali Philip Roth, Orhan Pamuk, John Updike, Salman Rushdie e altri. In pratica Andrew Wylie (agente letterario soprannominato “lo sciacallo”) ha bellamente scavalcato gli editori ed è diventato unico intermediario tra autore e negozio (seppur virtuale), creando una sorta di editrice a cavallo tra l’agenzia letteraria e Amazon (dal nome evocativo Odyssey Editions), che in un solo giorno ha avuto fama mondiale a costo zero. Chapeau. La questione di fondo, secondo Wylie, è che le case editrici, a fronte di costi di stoccaggio e distribuzione quasi nulli, godono di royalty molto alte. Come dice Tom’s Hardware, “le regole del gioco vanno riscritte, o forse rielaborate in chiave digitale per la prima volta”.
L’accordo è significativo per diversi motivi: il sempre più costante avanzamento del self publishing (che, come dice Mike Shatzkin, è un fenomeno “sempre più ubiquo e rispettabile; se questo non è già il peggior incubo degli editori, dovrebbe diventarlo”), il concetto di eBook che non rimane un qualcosa di secondario rispetto al cartaceo, ma ha una propria fisionomia; un rapporto diretto tra scrittore e pubblico, senza l’intermediazione della casa editrice (con tutti i pro e i contro di questo aspetto: chi garantisce che un testo pubblicato è valido?); l’importanza del contenuto dell’eBook e dell’eReader, al di là dell’estetica e delle mille cose (spesso inutili) che gli aggeggi elettronici fanno; infine, la necessaria risposta ad un quesito sempre più impellente: qual è il lavoro di un editore?
Dice Giuseppe Granieri su La Stampa:
“La prima battaglia si combatte sul piano culturale, quello che accredita e amplia il mercato in una trasformazione così importante. Ed è su questo che Amazon che sta concentrando il disegno della sua visione, unico player a farlo in maniera così decisa.”
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lordmax
26 lug 2010 - 15:54 - #1Alla prima domanda : chi garantisce che un testo pubblicato è valido?
Purtroppo non sono più le case editrici a garantire la qualità del prodotto… e da anni ormai. L’unico che può garantirci la qualità di un libro è il nostro buon gusto. Da questo punto di vista ben venga il self publishing, se un autore è valido avrà un seguito di lettori altrimenti arrivederci e grazie per tutto il pesce..
Per la seconda domanda: la necessaria risposta ad un quesito sempre più impellente: qual è il lavoro di un editore?
In primis non capisco il perché dell’impellente ma in ogni caso non penso che le case editrici spariranno semplicemente dovranno rivedere il loro ruolo (concetto trito e ritrito ormai). Alcune si specializzeranno nel cartaceo ed alcune diverranno servizi di consulenza. Mi aspetto che il ruolo degli editor invece diventi molto più importante di quanto è ora e che siano loro a fungere da garanzia di qualità.
demonio pellegrino
27 lug 2010 - 18:39 - #2Segnalo l’intervista a Roberto Santachiara, nella quale si fa riferimento anche alla questione Wylie:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/07/27/diritti-e-doveri-digitali/comment-page-2/#comment-154767