Non se ne può più, sinceramente, di tutti gli annunci pubblicitari (sul web, sui giornali, via radio e via dicendo) che lasciano passare il messaggio che siccome hai scritto un libro allora deve essere pubblicato. Ma chi l’ha detto? Non c’è alcuna relazione tra “scrivere un libro” e “obbligo di pubblicazione”.
Trovo geniale e intelligente lo spot di Studio83 che stigmatizza l’atteggiamento sia di editori che editori non sono, sia di scrittori oltremodo scalpitanti per la pubblicazione del proprio capolavoro. Teniamo presente, infatti, che l’uno non esiste senza l’altro: spesso (e a ragione) in rete si denunciano gli pseudo-editori, ma spesso (e a torto) ci si dimentica che ci sono anche gli pseudo-scrittori che inondano le redazioni delle case editrici con i loro scritti.
pincopallaaaa
23 lug 2010 - 09:14 - #1non se ne può più degli annunci pubblicitari che campeggiano sul web?
il vostro blog è pieno :)
chunfy
23 lug 2010 - 11:05 - #2Touchè :D
ayame
23 lug 2010 - 12:11 - #3Temo che pincopallaaaa abbia ragione. Nel momento in cui scrivo c’è un grosso banner del Gruppo Albatros sopra al form dei commenti.
robo_
23 lug 2010 - 12:20 - #4La gestione degli annuncia dipende dal sistema di Google: mentre sto scrivendo non ce n’è nessuno che rimandi ai banner ai quali faccio riferimento.
Nella discussione, rimane sempre il problema che viene demonizzato solo l’editore e non lo scrittore che scalpita: l’uno senza l’altro non esisterebbero. Ma è più facile prendersela solo con una parte, altrimenti si perde “pubblico”…
sakura87
23 lug 2010 - 13:29 - #5Divertente! :D
Mi viene in mente un paragone tra le agenzie letterarie a pagamento e i falsi cartomanti o sedicenti maghi che lavorano in televisione.
Entrambi esistono perché c’è un’utenza poco colta che presta loro fiducia. Entrambi forniscono false informazioni all’utente. Entrambi sono costosi e rivolgersi a loro non aiuta a risolvere i propri problemi.
Si possono dichiarare ‘truffa’ sia i cartomanti che le agenzie a pagamento, ma finché esisteranno persone che ne faranno utilizzo, saranno sempre attivi. In questo sono d’accordo con Robo.
Ma mi pare, in ogni caso, che oltre a demonizzare le case editrici ci si stia impegnando in una campagna d’informazione volta a rendere lo pseudoscrittore un po’ più cosciente di ciò che fa.
^Simona^
alekyo
24 lug 2010 - 01:44 - #6Il pubblico dovrebbe fare le proprie scelte, se fossimo abituati ad ascoltare meno i “consigli” degli editori e affidarci di più al nostro giudizio critico, tutto questo sarebbe meno stressante. Per gli editori tutto o quasi è vendibile e quindi meritevole di pubblicazione, e notando cosa leggono maggiormente gli italiani ( enon solo) direi che hanno ragione…
pediccia
25 lug 2010 - 19:24 - #7Ho scritto un libro, ma mi sono pentito. Pensavo. ingenuamente, che il “Pianeta ” libri fosse tutt’altra cosa. Prima di tutto la maggior parte del lettori si fa condizionare dalla pubblicità ed acquista, ma che spesso non legge, libri spesso insulsi e che sollecitano emozioni e sentimenti che quasi sempre rimandano al sangue, alla violenza, al “noir” e compagnia bella. Per non parlare di noiosi libri che vengono scritti da altri e che l’autore “famoso”firma. Libri solo per far soldi e che non elevano e migliorano di un briciolo l’anima dei lettori.
Va bene esiste anche questo, ma ora è una valanga!E poi libri che speculano sui sentimenti, sulla Religione; è proprio vero che molti di noi si lasciano trasportare come pecore! Dunque che spazio rimane per qualche decente romanzo o libro di poesia o saggio che sfuggono alla ripetitività e all’omologazione? Che speranza ha di sopravvivere un romanzo scritto senza pensare ad un mero ritorno economico?….
“Tu avrai scritto anche un bel libro, ma 300 pagine “piene”e oltre sono troppe. Io vado in libreria, scelgo un piccolo libro del tal autore….., di non molte pagine, me lo ficco in tasca e me lo godo e leggo al mare e in tre o quattro ore lo finisco e scopro pure l’assassino!”. Che squallido mondo, ragazzi!
Snaporaz79
26 lug 2010 - 21:48 - #8A parte tutto, il video è davvero graffiante e ispirato, complimenti!
Andrea C.
29 lug 2010 - 13:01 - #9In un paese dove si paga per tutto, non c’è da meravigliarsi che qualcuno sia disposto a pagare (in buona fede) per pubblicare. La verità è che scrivere è un mestiere, non è da tutti, e le case editrici grosse sono inaccessibili e quelle serie non sempre sono grosse e come tali poco conosciute dagli esordienti.
Quasi tutte le case editrici rispondono (quando rispondono) dopo mesi e spesso non dicono perchè il libro non va bene, in questo modo “l’esordiente” non è in grado di correggere gli errori del libro.
Il problema è che le case editrici non sempre hanno voglia di fare scouting e di formare (quando se lo possono permettere) gli autori e preferiscono rubare gli autori alle case editrici più piccole che a loro volta, qualche volta, chiedono soldi per pubblicare (e non solo le piccole).
Date le premesse l’aspirante scrittore si trova da solo con il suo romanzo (quasi sempre imperfetto) cirondato da volponi ed è legge statistica che prima o poi venga spennato.