
“Non è mia figlia” e “Non è lui”. Insomma Sophie Hannah, deciditi prima di scrivere un altro libro! Ecco quello che mi è venuto da pensare leggendo casualmente in sequenza i titoli della detta autrice.
In effetti i titoli dei libri possono essere originali, sconcertanti, incomprensibili, a volte ridicoli o banali. Per antonomasia infatti il titolo è al centro della tensione inevitabile fra la volontà dell’autore e le strategie dell’editore: il titolo ‘vende’, come la copertina, ad esempio. Ed ecco allora che si creano misunderstanding e (non volute) ironie da cogliere.
Vi è mai capitata una cosa del genere? Un esempio fresco fresco: “Colazione da Socrate” (invece che ‘da Tiffany’, ovvio) di Robert Smith Rowland, editore Ponte alle Grazie, che promette di spiegarci la filosofia passo passo. E vi piace la rivisitazione del detto ad opera di Jane Green “Anno nuovo, uomo nuovo” (S&K editori)?. Aspetto altri esempi da voi.
Foto | Flickr
fingam
14 lug 2010 - 09:33 - #1Nel caso si Sophie Hannah (con l’acca anche alla fine) la colpa è dei traduttori italiani. I titoli originali sono completamente diversi: Non è mia figlia era “Little Face”, mentre Non è lui è “The Point of Rescue”.
diochino85
15 lug 2010 - 00:06 - #2il titolo che più mi ha colpito è stato: psicofunghi italiani, e dietro nella descrizione c’era scritto una cosa come: drogarsi, gratis, legalmente e in sicurezza… etc etc … ho riso tantissimo, volevo comprarlo… poi ho pensato… cercare funghi… ma che rottura di palle!