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"La repubblica degli stagisti" di Eleonora Voltolina

Pubblicato: 01 lug 2010 da Juri Testa

La repubblica degli stagisti di Eleonora Voltolina Eleonora Voltolina è una giornalista che, dopo alcune esperienze (traumatiche) di stage, ha deciso di aprire un portale in cui discutere delle condizioni precarie di lavoro che affliggono buona parte dei giovani italiani.

E a partire dal suo blog, la “Repubblica degli stagisti” (qui il sito), è nato un libro, edito da Laterza e in uscita in questi giorni. La fotografia dell’Italia non può essere più impietosa: 500mila neolaureati vanno a rimpinguare ogni anno gli uffici di aziende di ogni tipo, con poca o nessuna possibilità di essere assunti al termine dello stage.

Da quanto emerge dalle ultime ricerche, infatti, solo il 9,4% dei giovani stagisti viene tenuto in azienda. E questi dati si riferiscono al 2008, quindi prima della crisi economica che attanaglia oggi l’Europa. Ma non è finita qui: durante il periodo di stage, più della metà (il 52%) non ha guadagnato una lira. Ecco il motivo per cui, probabilmente, sono 30mila i giovani che ogni anno lasciano l’Italia in cerca di lidi migliori…

Insomma, un libro che apre gli occhi (se mai ce ne fosse bisogno) su una situazione lavorativa drammatica, e che per di più non sembra all’ordine del giorno nelle agende dei nostri politici. Il libro può tornare utile a chi voglia farsi un’idea di ciò che sta per affrontare: ci sono le esperienze di chi, lo stage, lo ha già fatto, e alcuni consigli per cercare di rendere il più fruttuoso possibile questo limbo lavorativo.

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di tommaso_te

    tommaso_te

    02 mag 2011 - 12:33 - #1
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    gentile sig.a eleonora,
    stamattina 02/05/11 ho ascoltato un vostro intervento per radio della situazione italiana di come sono trattati i giovani stagisti e non giovani dai privati.
    lei dice di avere pochi dati sull’ente pubblico.
    le invio una segnalazione che riguarda un altro aspetto dell’ente pubblico locale.
    mia moglie, in mobilità dopo venti ani di lavoro presso una fabbrica, prende un assegno (senza contributi) come l.s.u. dall’inps e come molti suoi coetanei (54 anni) di sventura è da quasi dodici anni che lavora in un comune senza percepire una sola lira di contributi (i famosi socialmente utili).
    il comune occupa queste persone dando loro una integrazione oraria di circa 8 euro assoggettata alla sola irpef ed addizionali, ma di contributi neanche a parlarne. sono lavoratori strani, soggetti ad un orario di lavoro, vengono loro impartite direttive di servizio, hanno tutti i diritti e doveri dei normali lavoratori (permessi/ferie/malattia) e vengono utilizzati principalmente nel settore della ecologia, manutenzione e ausiliari del traffico.
    ma quanti saranno in tutta italia tali lavoratori in nero impiegati dagli enti?
    cordiali saluti. tommaso tesoro

  • Dilva Sanavio

    02 mag 2011 - 16:29 - #2
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    Stamani 2 maggio ho ascoltato Primapagina. Non conoscevo il problema degli stagisti e vi ringrazio per averlo diffuso. Farò conoscere questo sito attraverso facebook e contatti personali.
    Come si vede, la situazione dai tempi di Marx è visibilmente peggiorata.
    Lo sfruttamento non è più opera solo del capitalista privato, come si chiamava allora; ora esercitato dal settore pubblico in forme molto più ingegnose e perfide, sempre nuove, inesorabilmente creative e spietate.
    Proprio da coloro che dovrebbero difendere la dignità e il lavoro delle persone.
    Invece di organizzare la società, contribuiscono a sgretolarla.
    “Il Capitale” è un libro che non è ancora passato di moda, e anzi, con i dovuti aggiornamenti, si rivela più fresco che mai.
    Dilva Sanavio

  • Caterina Pisu

    24 ago 2011 - 11:35 - #3
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    Ventidue S.r.l. è la casa editrice che gestisce la testata giornalistica on line, denominata “Repubblica degli Stagisti” (http://www.repubblicadeglistagisti.it). La gestione di questo sito web è l’attività principale della suddetta casa editrice, la quale si sostiene grazie a un’iniziativa denominata “Bollino OK stage”. Lo scopo di questo bollino, secondo le intenzioni dichiarate da Repubblica degli Stagisti, dovrebbe essere quello di rendere immediatamente riconoscibili quelle aziende che si impegnano a utilizzare lo strumento dello stage secondo una serie di criteri virtuosi che sono stabiliti dalla stessa testata giornalistica. Le aziende che aderiscono a questi suggerimenti, vengono evidenziate e quindi presentate come “buone” agli utenti del sito web, che sono quasi tutti giovani disoccupati in cerca di uno stage che li introduca nel mondo del lavoro. In realtà, sul sito web della testata giornalistica non è espresso chiaramente che le aziende segnalate come “buone”, versano a Repubblica degli Stagisti (che dovrebbe svolgere un ruolo di controllo nei confronti delle aziende e di garanzia nei confronti dei propri utenti) una quota annuale che offre loro anche la possibilità di pubblicare annunci pubblicitari sul sito. Come ha dovuto ammettere la stessa direttrice di Repubblica degli stagisti, Eleonora Voltolina, in una discussione sulla propria pagina facebook (http://www.facebook.com/board.php?uid=22276670275#!/topic.php?uid=22276670275&topic=13663) : “Le aziende che aderiscono all’iniziativa del Bollino OK Stage innanzitutto devono sottoscrivere la Carta dei diritti dello stagista, impegnandosi formalmente a rispettarne tutti i criteri. Poi versano una quota di adesione annuale che apre la possibilità di pubblicare annunci sul nostro sito e di utilizzare il nostro marchio per rendere visibile la loro adesione a questa iniziativa. I lettori del nostro sito possono visualizzare gli annunci solo di quelle aziende che si sono impegnate a sottostare ai punti della Carta”. Questo meccanismo, che viene definito “virtuoso” da Repubblica degli Stagisti, sembra, in realtà, assai poco trasparente in quanto si basa su un evidente conflitto di interessi ed ha come finalità la ricerca del profitto per la testata giornalistica in questione. E si tratta di profitti non indifferenti. Il bollino “Ok stage” ha un costo annuale variabile da 250 euro a 1000 euro a seconda della dimensione delle imprese che aderiscono all’iniziativa, per cui Repubblica degli stagisti guadagnerebbe una cifra compresa almeno tra 9500-38.000 euro annuali. Quale garanzia può offrire ai propri lettori una testata giornalistica che trae profitto da un’attività che dovrebbe essere, invece, libera e indipendente e senza fini di lucro, rifiutando ogni pubblicità che provenga dalle aziende che lei stessa controlla? Perché le aziende che non versano la quota annuale di adesione non sono segnalate anch’esse come “buone” se sono ugualmente aziende virtuose in materia di stage? Oppure la virtù dell’azienda è tale solo a seguito del versamento della quota a Repubblica degli stagisti?
    Faccio presente, prima che Repubblica degli Stagisti citi come al solito l’articolo contro di me pubblicato sul loro sito web, cosa che fa sempre come se ciò che loro dicono sia il Vangelo, che io sono stata danneggiata dalle calunnie di questa testata giornalistica fino al punto di dover cessare l’attività del mio centro studi, oltretutto senza motivo, dato che io non mi sono mai occupata di stage aziendali ma soltanto di stage seminariali in cui le persone assolutamente non lavorano ma imparano e studiano in un ambiente di lavoro, cosa totalmente diversa.

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