“Punto Omega” (Einaudi, 118 pagine, 18,50 euro) si apre con un uomo che trascorre le sue giornate a guardare in un museo il film Psycho proiettato al rallentatore, così lentamente da durare un’intera giornata (è un’installazione di Douglas Gordon, come ci avverte una nota finale) e si chiude con il misterioso incontro di questa persona con una donna.
Tra queste cento pagine si dipana una storia che è soprattutto una riflessione sul tempo, sulle potenzialità e sulle capacità della parola, e che immerge il lettore in una scrittura tanto secca quanto evocativa, riflessiva. La trama è piuttosto semplice, anche se in un certo senso aperta. Jim Finley è un giovane regista che vorrebbe riprendere l’anziano Richard Elster, un teorico della Difesa durante la guerra in Iraq, davanti a una parete, in un lungometraggio-confessione (un’altra performance, dunque).
Jim raggiunge Elster nella sua casa, in mezzo al deserto, e tra i due si instaura un rapporto intellettuale densissimo. “Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. È questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto”, ed è forse questo svelamento che il vecchio vuole evitare.
A un tratto giunge la figlia di Elster, che però, improvvisamente, scompare. I due sono costretti ad abbandonare il loro isolamento, a fare i conti con la realtà, più che con le parole. E così si ritorna all’uomo inziale, con un finale aperto alle interpretazione e che vi lascio il piacere di scoprire.
Cosa dire, dunque, di questo libro di DeLillo? Io non avevo mai letto nulla di suo, e se molte persone sostengono che da qualche anno i suoi libri non sono all’altezza dei precedenti, l’istinto è quello di correre in libreria. Sarà l’entusiasmo per la scoperta di un autore nuovo (per me), ma davanti a frasi come “L’infanzia è vita perduta rivendicata ogni secondo” e a uno scrittore che ti lascia veramente da pensare, si ha l’impressione di trovarsi davanti alla vera letteratura.
Al Custerlina
16 giu 2010 - 22:03 - #1Adoro De Lillo e comincio a odiare Einaudi: 18,50 per poco più di 100 pag. mi sembra un furto, soprattutto quando lo spessore della copertina è pari alla metà dello spessore delle pagine. Assurdo!
Juri testa
16 giu 2010 - 22:55 - #2In effetti è molto caro, e ti confesso che conosco persone che hanno rinunciato a comprarlo per il prezzo, nonostante siano grandi estimatori di DeLillo. Probabilmente il primo modo per incentivare la lettura parte da qui, dal discorso del prezzo, ma dubito che la situazione possa cambiare, se non in peggio, visto i mensili aumenti che riguardano all’incirca tutti gli editori…
giasko
25 giu 2010 - 19:37 - #3Che palle Delillo, davvero.