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Prima giornata contro l'editoria a pagamento: un intervista a Linda Rando di Writer's Dream

Pubblicato: 31 mag 2010 da Andrea Coccia

Prima giornata contro l'editoria a pagamento: un intervista a Linda Rando di Writer's Dream Forse molti dei lettori non la conoscono, ma nella grande rete sta pian piano diventando un vero e proprio punto di riferimento nella lotta contro quella che considera, come molti, un paradosso editoriale, vale a dire l’editoria a pagamento. Proprio nell’ambito di questa lotta è stata la promotrice di questa Prima giornata nazionale contro l’editoria a pagamento. Per conoscerla e per cercare di capire meglio i motivi di questa lotta, l’abbiamo intervistata per voi.

Ci spieghi in due parole che cosa si intende quando si parla di editoria a pagamento? E perché la sua esistenza rappresenta un problema?

L’editoria a pagamento consiste nel pagare l’editore per pubblicare il proprio libro. Sarebbe come pagare il proprio datore di lavoro per continuare a lavorare nell’azienda: un’assurdità. È problematica perché, oltre a intasare il mercato con migliaia e migliaia di pubblicazione prive di qualità (la maggioranza degli editori a pagamento non fa uno straccio di selezione ma finge di farla) inganna gli aspiranti scrittori. Li riempie di lusinghe, fa loro credere che pagare sia l’unico modo per pubblicare, che non ci siano editori che pubblicano gratis e via dicendo. In sostanza raccontano un cumulo di frottole. Decisamente troppe per chi sostiene di non aver nulla da nascondere o di cui vergognarsi.

Quando è perché è nata in te la volontà di lottare contro l’EAP?

È nata due anni fa, quando ho aperto il Writer’s Dream. Mi sono imbattuta per caso in un articolo che parlava di editoria a pagamento e ho pensato “no, non è possibile che ci sia gente che creda che funzioni davvero così”. Ho iniziato a parlarne, ad approfondire e a diffondere. Avevo sedici anni.

Quante sono state le adesioni a questa “Prima giornata nazionale contro l’editoria a pagamento”? Lo consideri un buon risultato?

Nell’evento creato su Facebook sono più di 745, e vedo una buona affluenza di post e messaggi. E’ un bel risultato, ma la giornata è ancora lunga.

Cosa si può fare, oltre alle campagne di sensibilizzazione, per cercare di impedire il proliferare della EAP?

L’unico mezzo per combattere l’EAP è parlarne. Dare testimonianze, fare informazione, fare nomi e cognomi e denunciare pubblicamente le scorrettezze. Io mi sono beccata minacce, diffide, campagne di diffamazione e stalking condito da un tentativo di corruzione: la verità spaventa, l’informazione fa paura. Se la massa inizia a parlare l’EAP non può far altro che ritirarsi tra le sue mura. È importante, fondamentale, instillare la consapevolezza negli autori: devono sapere come funziona l’editoria a pagamento. Poi potranno decidere se pagare o meno, ma avranno i mezzi per farlo e non saranno imbevuti delle stupidaggini che gli EAP propinano di norma.

La EAP fonda un parte del proprio successo sulla scarsa capacità di autocritica da parte degli aspiranti scrittori, disposti a tutto pur di vedere pubblicate le proprie opere, quasi sempre di scarso se non nullo valore letterario. A che cosa è dovuta secondo te questa totale mancanza di autocritica?

Al fatto che tutti si sentono grandi scrittori e che hanno molta – troppa – fiducia nelle loro capacità. Tutti si sentono artisti, e sospetto che il proliferare di certe convinzioni sia causato anche dai molti pessimi libri che vengono prodotti e dalla tv ,dove chiunque è considerato artista.

Prevedi altre iniziative simili a quella di oggi? che futuro ha un ipotetico movimento No Eap?

Sì. La giornata nazionale diverrà annuale, ma il movimento non si ferma di certo qui. Il WD va avanti da due anni nella sua battaglia, e i risultati ci sono: autori che ci ringraziano, che trovano l’editore col nostro aiuto, citazioni su testate come Il Giornale e Il Sole 24 Ore e, non ultima, la tavola rotonda al Salone di Torino di quest’anno. Sto lavorando a un dossier/inchiesta sull’argomento che presenterà alcune chicche che stanno già agitando gli animi. Sarà diffuso gratuitamente, in linea con la nostra filosofia.

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11 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di 29palms

    29palms

    01 giu 2010 - 15:07 - #1
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    E secondo te in un paese come l’Italia fatto di migliaia di scrittori e poche decine di lettori, le case editrici dovrebbero giocarsi il proprio futuro in nome del rischio di impresa andando a finanziare operazioni editoriali dal dubbio futuro?
    All’indotto che lavora nell’editoria cosa dai a fine mese? Un tozzo di pane e un tuo libro stampato?
    Proprio vero che in nome della cultura in Italia si dicono un sacco di boiate…
    Perdonami ma il paragone citato che l’editoria a pagamento è come pagare il proprio datore di lavoro per lavorare in azienda, è quanto meno….da fusi di testa.
    Saluti da un editore e buon lavoro

  • Profilo di leblanc

    leblanc

    01 giu 2010 - 15:12 - #2
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    @29palms… il suo punto di vista mi sembra aberrante…

  • Ayame

    01 giu 2010 - 21:30 - #3
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    Questo la dice lunga sul tipo di editore che sei, 29palms. E complimenti per la raffinatezza del “fusi di testa” e il coraggio dimostrato nel NON mettere il tuo nome né quello della tua casa editrice.

    Mi spiace smentirti, ma il paragone da me portato è tutto tranne che da “fusi di testa”: lo scrittore è un lavoratore che una volta firmato il contratto è un dipendente - o un collaboratore, se preferisci il termine - della casa editrice e dunque dell’azienda.
    Ripeto: non esiste al mondo che la ditta si faccia pagare dal proprio fornitore per i prodotti che gli vengono forniti. Purtroppo è esattamente questo quello che fate voi.

  • MartaTraverso

    01 giu 2010 - 21:37 - #4
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    Se il presupposto di 29palms fosse corretto, sarebbe allora interessante chiedere all’indotto delle case editrici che non chiedono contributo (il suo intervento presuppone quasi che non ne esistono, a parte le cosiddette “grandissime”, leggi Mondadori, Feltrinelli & C.) di cosa vivono alla fine di ogni mese..

  • Nexa

    01 giu 2010 - 23:10 - #5
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    E quindi in un paese come l’Italia, fatto di migliaia di scorrettezze e imbrogli, dovremmo passare per “giuste” le operazioni e i metodi di queste case editrici?
    Come mai in questo paese non vi è mai una via di mezzo, un equilibrio nelle cose? Si passa da un eccesso all’altro, e da una mano si passa al braccio intero.

  • Xenu89

    02 giu 2010 - 07:06 - #6
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    L’informazione è l’unica cosa che non è ancora stata infettata dal “cancro” corruzione. E tutto il branco di avidi stampatori ciarlatani (chiamiamoli per quello che sono VERAMENTE) farebbe bene a rimboccarsi le maniche, chiudere bottega e cercare un LAVORO onesto.

  • *Emy*

    04 giu 2010 - 16:33 - #7
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    Ahaha che paragone assurdo… Perché allora portate i soldi in banca? Visto che loro ci guadagnano sui prestiti, perchè voi dovreste pagare per un conto corrente??
    Facciamo una giornata BAP, contro le banche a pagamento… ma va la

  • demonio pellegrino

    04 giu 2010 - 18:13 - #8
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    Ottima battaglia. E no comment sul commento del cosiddetto “editore”.

  • Ayame

    04 giu 2010 - 19:25 - #9
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    @Emy: la banca ti offre un servizio, non un lavoro. Pubblicare un libro non è un servizio, sarebbe tempo di metterselo in testa e di fare pace con l’idea che pubblicare con un editore è un lavoro fatto e finito, un lavoro di fornitura.

  • Algea

    25 ott 2010 - 19:50 - #10
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    Un editore a pagamento offre servizi agli (pseudo)scrittori, egli è, in realtà, un imprenditore che si occupa di editoria. Un Editore vero (notare la maiuscola) offre un servizio ai lettori. Quando acquistate un libro scadente e scoprite che è frutto di editoria a pagamento non vi sentite truffati? Io si. Mi occupo si editoria da diversi anni e Insegno scrittura creativa collaborando con un’associazione; nel corso della prima lezione cerco sempre di menzionare l’aditoria a pagamento e faccio presente quanto possa essere deleteria. Il titolo di “scrittore” è un titolo nobiliare che si guadagna sul campo con costanza e gran fatica. Non può essere comprato.

  • simonetta mele

    25 nov 2011 - 15:42 - #11
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    potete aiutarmi a capire se esiste un modo per tornare indietro e riprendersi il proprio libro se uno e cascato nell’editoria a pagamento?grazie

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