E’ difficile scrivere di “Tempo d’estate” (Einaudi, pagine 160, euro 20), ultima uscita del premio nobel sudafricano J.M. Coetzee, tanto le pagine di questo libro tendono a una verità sviando il lettore nei meandri della finzione. “Tempo d’estate” è infatti una finta autobiografia: Coetzee immagina che un biografo intervisti alcune sue vecchie conoscenze per cercare di carpire i segreti della sua vita.
E’ dunque un falso postumo l’opera di Coetzee, ambientata (se così si può dire) nei primi anni ‘70, quando lo scrittore era appena tornato dagli Stati Uniti e viveva con il padre in una modesta villetta. E le interviste del fantomatico accademico che vuole stendere una biografia del premio nobel ci restituiscono un ritratto molto particolare di Coetzee: uomo impacciato, eternamente chiuso nella sua figura di figlio, amante deludente con vaghe aspettative dalla vita.
E non sapremo mai quanto la biografia che emerge in “Tempo d’estate” (che dopo “Infanzia” e “Gioventù” rappresenta l’ultima delle “Scene di vita di provincia”, questo è il sottotitolo del libro) corrisponda alla verità: biografia e finzione restano indissolubilmente legate in quel gioco di fiction e non fiction che tanta parte ha nella letteratura degli ultimi anni.
In questo libro Coetzee arriva addirittura a immaginare la propria morte, e in questo atto sancisce l’impossibilità di capire quanto sia vero ciò che ognuno può raccontare della propria vita. Ciò che di sicuro sappiamo è che Coetzee è uno dei più grandi scrittori viventi: dopo il Nobel non si è accomodato sugli allori, anzi: ha dato vita a un progetto letterario originale continuando a sperimentare, che è la qualità migliore degli scrittori che contano.
kcian
31 mag 2010 - 13:22 - #1scusate una domanda, vorrei tanto sapere il titolo inglese di questo libro grazie
Juri testa
31 mag 2010 - 14:59 - #2“Summertime. Scenes from Provincial Life”
kcian
01 giu 2010 - 17:44 - #3grazie mille!!