
Eroi di carta, scritto dal sociologo Alessandro Dal Lago e pubblicato di recente dalla Manifesto-Libri, è un libro che “cerca di venire a capo del fenomeno Saviano-Gomorra“, un fenomeno la cui possibilità di analisi critica è fortemente compromessa da quel “alone di eroismo che si riverbera sul libro”. E proprio per questo motivo, perché mette in discussione un fenomeno per ora difficilmente discutibile, ha già scatenato e probabilmente scatenerà ancora delle aspre polemiche.
In particolare a sferrare l’attacco più cattivo sul pamphlet di Dal Lago è stato Adriano Sofri in un pezzo pubblicato su Repubblica.it e segnato dalla difesa senza quartiere dello scrittore, una difesa che a volte scivola pericolosamente verso l’invettiva, quasi alla cieca. Sono tanti gli aspetti che Sofri contesta a Dal Lago, ma tra i tanti quelli che più mi ha infastidito sono due.
Da una parte un atteggiamento di difesa aprioristica e acritica verso l’operato di Saviano, come se metterlo in discussione equivarrebbe ad abbandonarlo o addirittura a sperare che venga ucciso, dall’altra un attacco alle categorie narratologiche utilizzate da Dal Lago, giudicate da Sofri “categorie che incutono soggezione”, un atteggiamento ormai molto comune in Italia – e figlio di una retorica a mio parere reazionaria – di demonizzazione del lavoro intelletuale, bollato come atteggiamento da sfigati onanisti.
Pretendere che non si possa criticare Saviano e Gomorra semplicemente perché ha parlato di Camorra e perché rischia la vita per quello che ha fatto la ritengo un’idea folle e pericolosa, anche perché rischia di farci chiudere gli occhi su alcune dinamiche che andrebbero meglio analizzate, la cui complessità richiede la possibilità di mettere in discussione tutto, anche gli eroi.
Chioso e concludo: ci sono due modi di criticare Saviano in Italia. Il primo è quello di Berlusconi e dei suoi galoppini ed è un attacco ignorante e becero che mira a screditare non Saviano in sé, ma la cultura in generale, ed è un atteggiamento a mio parere fascista; il secondo è quello espresso per esempio da Dal Lago, e rappresenta la necessaria libertà di analizzare e criticare il reale che non mira certo a screditare la cultura, ma ne rappresenta uno degli atti fondamentali: la critica.
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sakura87
29 mag 2010 - 14:06 - #1D’accordissimo sull’ultimo capoverso. Mi piace sempre notare come in Italia, e assolutamente non mi riferisco solo a questioni politiche e sociali, ma anche per esempio di letteratura, i difensori siano sempre più accaniti e offensivi dei critici.
Juri testa
29 mag 2010 - 14:28 - #2Bisognerebbe sapere cosa dice Dal Lago di Gomorra e Saviano per poter giudicare la giustezza o meno di una critica a Saviano. Però mi chiedo: tra tutte le cose (e i libri) criticabili in Italia, perché puntare il dito contro un libro che per un motivo o per l’altro tutti (credo) ritengono importante?
leblanc
29 mag 2010 - 14:36 - #3E’ proprio per la sua importanza che diventa oggetto di critica e di discussione, no?
Poi Dal Lago è un sociologo e dal punto di vista sociologico il fenomeno Gomorra è certamente uno dei più complessi e interessanti del panorama letterario italiano…
Juri testa
29 mag 2010 - 14:41 - #4Di discussione sicuramente, di critica non lo so. Ma critica a cosa? A ciò che ha scritto Saviano? A ciò che hanno fatto di Saviano? Sono due cose molto diverse. Per questo dico che bisognerebbe sapere che critiche fa Dal Lago, cosa dice…
leblanc
29 mag 2010 - 14:53 - #5a beh, sicuramente per parlare della critica in sé di dal lago bisogna prima leggere quello che dice… ma essendo una critica “culturale”, si può essere d’accordo o meno, ma non si può essere contrari al fatto che la si faccia, cosa che invece sembra emergere da sofri per esempio…
l’articolo che ho scritto puntava a questo, a cercare di abbozzare un ragionamento sul fatto che non debbano esistere cose su cui non si può discutere…
è un concetto che spesso noto, qui in italia… ti faccio un esempio: qualche settimana fa, forse un paio di mesi, da fazio c’era come al solito il vicedirettore della stampa Gramellini, mi pare che si chiami, che faceva il suo pezzettino solito, ad un certo punto se n’è uscito con un attacco indignato contro una bustina di zucchero che aveva visto in giro su cui era disegnata una vignetta basata su una di quelle barzellette sugli ebrei che fanno ridere molto ma che sono anche molto ciniche… gramellini disse che era un’indecenza, un fatto inammissibile, era realmente indignato… ma fondamentalmente secondo me sbagliava (e mi conosci, non sono certo un nazi, anzi) , perché non dev’esserci nulla su cui non si può scherzare, come non ci deve essere nulla che non si possa criticare… su dal lago la vedo così, a priori, anche senza aver letto il suo pamphlet, perché so che, da studioso di sociologia e non da politicante e mafioso populista, sta criticando il libro, non la realtà che esso dipinge…
Juri testa
29 mag 2010 - 15:07 - #6Attenzione, però, a non confondere il diritto di criticare qualcosa (più che legittimo), a quello di dire cavolate. Non ho assistito alla puntata di Fazio, ma da come la riporti tu, io sarei d’accordo con Gramellini. Ci sono cose su cui è giusto non scherzare (vedi le famose vignette su Maometto). Ripeto: Dal Lago è liberissimo di discutere del fenomeno di Saviano, ma senza sapere cosa dice sono tutti discorsi un po’ campati per aria.
leblanc
29 mag 2010 - 15:16 - #7beh, se l’ironia non è usata come strumento di scherno è sempre legittima perché è sempre benigna… certo che se un nazista fa una battuta sugli ebrei o un fervente cattolico una sui musulmani il discorso cambia… lì forse non è più ironia ma disprezzo… comunque è un discorso complicato… da proseguire in altre sedi, che senno consumiamo le rispettive tastiere… eh eh he
maria Rosaria Ghiara
29 mag 2010 - 20:03 - #8perchè nessuno si chiede il motivo per cui questo signore ha aspettato quattro anni per fare una critica davvero assurda e non sapendo a cosa attaccarsi lancia accuse infamanti. In genere la vecchia fa essere le persone meno livorose e aggressive, costui ha del tutto perso il senno.
seal
30 mag 2010 - 13:36 - #9EVVIVAAAAA EVVIVAAAAAAA.D’accordissimo con Dal Lago…non ho letto Gomorra proprio perchè apparte la pubblicità e la tematica importante, Saviano non mi sembra un amante della bellezza, un abile paroliere. Nel suo libro snocciola dati e fatti, è uno strumento di denuncia critico ma credo sia molto lontano dalla grande letteratura. Eroi di carta è il titolo perfetto per descrivere questi scivoloni stilistici e letterari, che sono mattoni da leggere, articoli di giornali più lunghi e pesanti del solito. Preferisco Bergonzoni, le sue parole sono capriole e capolavori, Saviano è il re della telecronaca ma niente di più!
elecktra
31 mag 2010 - 13:36 - #10Ma alla fine che male c’è nel criticare? Certo facendo sempre critiche vere, costruttive, oserei dire… Un critico letterario, avendo letto il libro ha detto che l’argomento di cui tratta, l’accusa che egli fa è pesante e anche giusto che finalmente qualcuno l’abbia fatto,solo che se si guarda la scritture ain sè, il libro non è un capolavoro? E’ così sbagliato fare una critica per quello che ci compete?