Spesso è difficile capire cosa concorre a decretare il successo di un libro. Ci può essere un’indubbia qualità del testo, una mossa azzeccata dell’ufficio marketing, il fatto che il libro vada incontro al pubblico o a un momento storico-culturale, il passaparola… insomma, i motivi possono essere molti. Uno di questi è sicuramente la casa editrice per cui esce, sia per ovvi motivi di diffusione del libro, sia per un certo fascino che alcuni marchi sono capaci di evocare.
Di recente ho avuto una conferma di questa “legge” dell’editoria, nota a tutti, in un caso, che vi voglio brevemente raccontare. Non molto tempo fa esce il romanzo “Tre secondi“, degli scrittori svedesi Anders Roslund e Börge Hellström (Einaudi). Il primo è un noto giornalista, il secondo un ex criminale. La storia non è nulla di eccezionale ma tutto sommato è ben scritta: Piet Hoffman è un infiltrato della polizia, e il suo nome in codice è Paula. Per sgominare una banda di trafficanti di droga dell’Est è costretto a diventare in tutto e per tutto un criminale, mettendo in pericolo la sua famiglia.
Di fianco a lui, ispettori, gangster, politici, e tutta una serie di personaggi affini al genere. Il romanzo è andato da subito in classifica, e ora si trova al ventitreesimo posto (nono nella calssifica della narrativa straniera). Ebbene, chi ha mai sentito parlare di altri tre libri di Roslund e Hellström già usciti in Italia? Penso ben pochi.
Eppure nel 2006 è uscito “La bestia”, nel 2007 “Box 21″ e nel 2008 “Punizione”. Il fatto è che questi romanzi sono usciti per l”editore il Cairo, che di fatto non gode dello stesso prestigio della casa torinese. Ci ha provato per tre anni e nessuno si è accorto di questi due scrittori svedesi che sembrano vendere tantissimo. Le leggi non scritte dell’editoria.
plusmin
13 mag 2010 - 12:16 - #1beh…sì, in effetti è così. è una legge non scritta, ma validissima. oltre al prestigio la distribuzione, che conta molto, come giustamente ricordavi. poi il design della copertina ed il lettering, le parole che si scelgono per la quarta di copertina, gli autorevoli recensori citati che elogiano il libro in questione. sì… ci siamo cascati tutti, credo, in qualche “trappola” di questo tipo. io personalmente amo molto (se parliamo di brand) feltrinelli e guanda, chiarelettere e la collana futuropassato di bur.
skadi
13 mag 2010 - 14:31 - #2Non per essere acida, ma non mi sembra che si sia scoperta l’acqua calda.
Tutto funziona così, dal mondo della musica al mondo dei fumetti, a quello dei film e a quello dei libri. E’ risaputo.
Juri testa
13 mag 2010 - 14:56 - #3Ciao Skadi, sono d’accordo con te, anche se non conosco così bene gli altri settori di cui parli. E’ una legge nota, come ho scritto anch’io nel post. Con questo articolo volevo fare solo un esempio recente, e analizzare qualche dinamica. Altri esempi? A me forse viene in mente John Fante, che dopo l’antologia di Vittorini era caduto nel dimenticatoio. Poi lo pubblicò Bompiani (mi pare), ma ancora niente, fino a quando non è arrivata l’Einaudi. Credo che solo Einaudi e Adelphi possano contare su un prestigio legato semplicemente al loro nome, alla loro tradizione. Che ne pensi?
skadi
14 mag 2010 - 11:51 - #4E’ molto probabile.
Chissà forse è dovuto per un prezzo più abbordabile per i più (ma non ne sono sicura), o forse è semplicemente perchè sono più “credibili” come case editrici. E’ più facile fidarsi di chi è in questo settore da anni rispetto a case editrici più recenti o meno famose.
Come dici nel tuo articolo, gioca molto anche la diffusione. Se io non avrò mai modo di leggere un libro di “tale casa editrice” solo perchè vivo in un paesello, e il prodotto non arriva da me, è normale che non potrò mai giudicare quella casa editrice e continuerò a seguire quelle che ho già provato come l’Einaudi (per esempio).
Se non ci fossero siti, riviste o amici che ci parlassero di libri il monopolio assoluto di questi apparterrebbe quasi totalmente a case editrici di grande rilievo, per questioni di soldi e di visibilità agli occhi di chi non può conoscere tutte le uscite di libri in Italia.
Per chi non vive in città, è difficile avere un’ampia visione di ciò che realmente esce ogni volta. I venditori di libri, nei piccoli paesi, puntano a proporre la vendita di quelli più famosi per ricavarne qualcosa di sicuro. Case editrici minori è difficile che riescano ad emergere e a farsi notare, per tutte queste ragioni.
Lo stesso prodotto, se presentato con un marchio più “potente”, avrà maggiore visibilità e maggiore credibilità. Dovrebbe essere il lettore ad essere attivo e a cercare lui per primo le ultime uscite, mettendo in secondo piano il marchio da cui provengono. Si può trovare un’ottima qualità anche in prodotti “sottomarca”, secondo me.
Juri testa
14 mag 2010 - 14:46 - #5Quello della distribuzione è in effetti un problema molto grande, anche perché, spesso, le piccole case editrici si autodistribuiscono (e da quando hanno tolto le agevolazioni postali per l’editoria, tutto è diventato più difficile per loro). Però ce ne sono altre di piccole dimensioni che si appoggiano a grossi distributori, ma che neille librerie di provincia o dei paesi non si trovano. Colpa dei librai? Non credo: anche loro devono pensare ai propri guadagni, ed è normale che investano sui titoli più forti, evitando di arrischiarsi con qualche autore/casa editrice più piccola. Uno potrebbe obiettare che esiste il meccanismo delle rese, per cui il libraio può rendere al distributore i libri che non riesce a vendere. Tutto questo è vero, ma è anche vero che intanto il libraio deve pagarli, quei libri. E’ un discorso molto lungo, che spero di affrontare più avanti in un post.
plusmin
14 mag 2010 - 15:17 - #6…da dire però che con l’era di internet spesso basta aggiornarsi tramite riviste cartacee e online e comprare appunto in webstore. io ho risolto molti problemi di libri che andavano ordinati, dovevo aspettare magari anche un mese, per poi farmi dire che il libro non sarebbe arrivato. continuo comunque a comprare “dal vivo” in supermercati e librerie ed è lì che vige la legge della distribuzione/marketing ecc…