Dopo “Il lamento del prepuzio”, Shalom Auslander torna in libreria con i 14 racconti riuniti in “A dio spiacendo” (Guanda, pp. 182, 15 euro), confermando in questa sua prova letteraria il suo caratteristico tocco irriverente, l’umorismo con cui affronta questioni delicatissime, e l’abilità nell’inscenare situazioni improbabili, verosimili nella loro eccessiva stravaganza.
Sì, perché Auslander è uno di quegli scrittori per cui la letteratura è indissolubilmente legata alla propria vita. E Auslander è uno scrittore nato nel quartiere ebraico di Monsey, New York, ha assorbito più che mai la cultura giudaica, la assimilata, e nei suoi scritti la affronta con l’arma tagliente dell’ironia.
A volte l’ironia è quasi sfrontata. Come nel racconto “Dio è un grosso pollo felice”, in cui il protagonista, una volta morto, scopre che dio non è altro che un pennuto di proporzioni gigantesche che vive indifferente al destino dell’umanità. Altre volte, invece, le situazioni diventano grottesche. Schwartzman, ad esempio, protagonista del racconto “Il dilemma del profeta” si trova ad andare da uno psicanalista perché oppresso dalle insistenti richieste di dio (costruire un’arca, un altare, etc).
Auslander è uno di quegli scrittori che riesce a scherzare in maniera elegante sulla religione, argomento quanto mai delicato. E lo fa a volte con un umorismo alla Woody Allen, a volte con un senso della satira molto duro, ma che ti lascia sulle labbra, sempre, il sorriso dell’umorismo più amaro.
seal
06 mag 2010 - 13:39 - #1Mi incuriosiva già dal primo libro, il secondo però sembra ancora più invitante! forse vale la pena di acquistarlo.
Juri testa
06 mag 2010 - 14:40 - #2A me è piaciuto molto. Ci sono un paio di racconti che, forse, sono meno efficaci, ma nel complesso è un gran bel libro. La cosa più bella, forse, è la capacità di scherzare con la propria religione, e ai giorni nostri credo sia una qualità invidiabile.