Ed eccoci alla più attesa (per noi di Booksblog) conferenza: gli editori che incontrano (od hanno già incontrato) i bloggers.
Al tavolo rappresentanti di diverse case editrici (da sinistra: Apogeo, Halley, Castelvecchi, la moderatrice Mitì Vigliero, Untitl.ed, La Lontra) che si apprestano a discutere su come hanno deciso di “investire” sui blog.
Ascolto e scrivo.
Untitl.ed
Idee precise e rigorose.
La caratteristica della casa editrice, a parte d’esser nata su idea e lavoro di un gruppo di bloggers, è di cercare gli autori tra i blog definiti “diari intimi”, che non fanno blog letterari o pubblicano raccolte dei loro scritti.
Castelvecchi
Lui s’incazza.
Che poi può anche aver ragione a dire che ormai chi ha un blog un po’ la testa se l’è montata, come se avere la possibilità di scrivere liberamente fa matematicamente diventare uno scrittore, ma lo terrei un po’ a freno quando dice che il mezzo non è poi così utile come sembra. Uno che mi parla di metablogging e di “osservare l’ombelico come in un reality” dovrebbe farsi un giro sui blog, almeno una volta… (e poi dicevano che la Castelvecchi si è aperta a nuovi orizzonti…).
Halley editrice
Saggia donna.
La Halley si apre al blog. Non pubblica trasposizioni dei blog su carta, ma scopre anche scrittori attraverso il blog. Li osserva.
Apogeo
Se gli autori hanno un blog è meglio.
L’importante è saper selezionare i contenuti.
Mitì Vigliero: “uno dei rischi è che l’affetto dimostrato nei commenti di un blog, manifestato soprattutto dagli amici di chi scrive, produca un sogno letterario finto, un’autocompiacimento che fa perdere la critica. Non è detto che avere un blog molto letto vuol dire essere capaci di scrivere un libro”.
Castelvecchi: “di buono c’è che lo scrivere quotidiano ha educato chi scrive”.
Untitl.ed: “pensate che scrivere un post è così semplice? considerate a volte ci vogliono anche mesi per scrivere un post! il blogger cura la sua scrittura”
Apogeo: “però sia chiaro: un post brutto è brutto sia se pubblicato subito sia se pensato per tre mesi…”
Castelvecchi: “…Petrarca aveva un diario. Ma accanto anche un prodotto letterario. I bloggers hanno solo il ‘mi chiamano a cena’ o anche la poesia vicino?”
Until.ed: “e se ci fosse anche solo il ‘mi chiamano a cena’, che problema c’è? non tutto va pubblicato”.
Castelvecchi: “che se uno mi dice ‘ho un blog’, io gli rispondo ‘chi se ne frega… dimmi piuttosto di cosa parli?’”
La Lontra.
Parliamo di tecnologia.
L’esercizio di stile dei blog è importante. Sul blog c’è l’espressione di se stessi e sta noi editori essere in grado di scoprire i talenti, sia off line che on line. Il blog è una possibilità per cercare nuovi scrittori, ma anche la possibilità del blogger stesso di trovare un nuovo sbocco alla sua scrittura.
(Sulla presentazione di “Un post in 10 righe” rimando all’articolo già pubblicato ieri qui su Booksblog)
Jing
05 feb 2006 - 14:30 - #1mi sembra buono che ci sia questo interessamente verso i blog da parte degli editori, in fondo (ma anche non in fondo…) è letteratura anche quella.
StupidoChiCompra
06 feb 2006 - 18:31 - #2Interessante!
blunote
08 feb 2006 - 11:59 - #3io non ne sapevo niente di questa iniziativa…. come si fa a saperne di più?..
blunote
08 feb 2006 - 12:00 - #4bello… questo posto! molto interessante….
ti linko
flounder
09 feb 2006 - 11:28 - #5chirurgica e sintetica.