
L’uscita sul mercato dell’iPad ha messo in crisi la politica di Amazon rivolta a incentivare l’acquisto di ebook grazie ai prezzi molto bassi (circa 10 dollari). Con l’entrata di questo nuovo strumento la Apple ha infatti messo in difficoltà l’azienda di Seattle, che fino al 2009 gestiva l’80% del mercato degli e-book. Lo ha fatto fissando per gli editori prezzi più alti e sposando così una politica tesa a ridare al libro digitale il suo valore di oggetto culturale e non di mero prodotto da smerciare.
A quel punto Amazon si è vista costretta a trattare con le case editrici. Già MacMillan aveva fatto ritirare i titoli dal loro catalogo per cederli alla Apple e così minacciavano di fare altri grandi gruppi, come Simon & Schuster, HarperCollins, Penguin e Hachette. E’ stata una bella rivincita degli editori, che hanno trovato un terreno sul quale trattare. In realtà la Amazon crede che in futuro il ruolo degli editori scomparirà, visto che gli autori potranno pubblicare senza di loro. Madeline McIntosh, responsabile vendite di Random House, sostiene che “Amazon ha occhi solo per i numeri, per il fatturato; le case editrici sono protagoniste culturali“.
Un’altra novità riguarda Google a cui le case editrici sono riuscite a strappare un accordo secondo il quale Google garantisce di non fornire in rete materiale gratuito tratto dai libri. Inoltre si è impegnato ad aprire una libreria elettronica online entro la metà del 2010 e a far fissare i prezzi agli editori. Tornando al futuro delle case editrici, mi sembra difficile immaginare un mondo dove non ci siano più. Un libro è il risultato di un processo a cui lavorano diverse figure: dall’atto creativo dell’autore si passa all’editing, alle bozze, alla decisione della veste grafica, al piano di marketing, per citare solo alcuni passaggi. Se tutto ciò venisse a mancare resterebbe solo un grosso calderone con un basso livello di qualità. Voi che ne pensate? Il ruolo degli editori resterà importante anche nel mondo digitale o se ne potrà fare a meno?
Via | l’AnteFatto
Foto | Flickr
tanaka
01 mag 2010 - 18:08 - #1Sicuramente in media non resteranno importanti e massivi nella loro presenza come al giorno d’oggi (o dovrei dire “ieri”?). Poi dipende cosa si intende per il ruolo di editori. Di sicuro prima per pubblicare c’era bisogno di loro, a meno che uno non se lo stampasse da solo e lo vendesse mano per mano andando in giro. Come sappiamo, lascia fare la distribuzione, non è che te lo prendono alla feltrinelli (per dire) senza casa editrice dietro etc.
Adesso per distribuirlo etc. volendo se ne potrà fare a meno. Poi magari molti riterranno convenevole usufruire del servizio, ma di sicuro gli scenari son mutati. Ripeto prima non c’era modo, a meno che uno non li vendesse come detto sopra, un po’ come fanno alcune band non troppo di successo vendendo il cd in nero ai propri concerti etc.
Può darsi che ci saranno copiosi prodotti di bassa qualità. Ma in passato uno faceva una grossa selezione proprio per i costi di pubblicazione distribuzione etc di un libro. Qualora si abbattano i costi, il rendere disponibile anche libri non eccelsi, è un problema minore. E peraltro sovrabbondanza di libri non esattamente necessari c’è anche oggi con il cartaceo, se è per quello.
Magari si rinforzerà il ruolo di figure a metà strada tra gli editori e i critici, che consiglieranno su cosa indirizzarsi, ai lettori.
::: blog :::
02 mag 2010 - 13:24 - #2battaglia inutile… il 99% del mercato dei readers sarà di tablets con LCD e, di questo, solo qualche % sarà basato su formati proprietari… il resto sarà basato su formati standard
Anonimo codardo
02 mag 2010 - 22:10 - #3Le case editrici diventeranno sempre più mere agenzie pubblicitarie per far conoscere al grande pubblico un certo nome o titolo. Gli autori, una volta raggiunto un certo grado di autorevolezza potranno autogestirsi.
Gli editori serviranno per andare da Fazio la Domenica sera.
ludovicus
03 mag 2010 - 13:12 - #4Non credo che le case editrici si trasformeranno in mere agenzie; non è accaduto ad esempio con l’avvento del print on demand, che pure consente in teoria all’autore di bypassare l’editore tradizionale. Ma l’editore di se stesso - ossia l’autore che si autoproduce - gode in genere, salvo rare eccezioni, di scarsa considerazione sia in ambito “editoriale” tout court, che dal punto di vista del potenziale lettore.
L’autore potrà anche affacciarsi alla ribalta mediante lo strumento dell’autopromozione, come accade anche nel mondo della musica - penso alle migliaia di artisti, alcuni anche molto validi, apparsi su MySpace o su SellaBand -, ma poi sarà giocoforza per lui cercare uno sbocco nel mercato reale.
lordmax
03 mag 2010 - 14:39 - #5Le case editrici, od almeno una forma di esse, saranno ancora più importanti di adesso.
Ora sono diventate qualcosa di troppo simile ad una accozzaglia di idioti capaci solo a propinare idiozie alla gente, se vogliono sopravvivere dovranno investire, di nuovo, in qualità, in editor capaci, in traduttori veri, in bozzettisti e non in correttori automatici, in grafici e non in scriptkiddie e via dicendo.
Le case editrici che sapranno fare dell’eccellenza il loro normale lavoro sopravviveranno e diverranno fondamentali per il mercato editoriale futuro, le altre… pazienza. ^__^