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C'era una volta in America di Harry Grey

Pubblicato: 27 apr 2010 da Andrea Coccia

C'era una volta in America di Harry Grey E’ uscito per la casa editrice Mattioli1885, per la prima volta in edizione integrale, The Hoods di Harry Gray, il celebre ma introvabile libro da cui negli anni ottanta Sergio Leone ha tratto, molto liberamente, quello che rappresenta probabilmente il suo capolavoro assoluto, la magistrale epopea gangster di C’era una volta in America.

Certo, chi si aspetta di rivivere lo stesso godimento estetico provocato dal film di Leone, e dalle memorabili composizioni musicali di Ennio Morricone che ne fanno da sfondo e da complemento, rimarrà quasi certamente deluso, o meglio frustrato, perché nella scrittura di Grey non c’è nulla che tenda all’artisticità e alla perfezione, la vita di Noodles e soci è resa nel modo più asciutto e crudo possibile. Ma è proprio questa frustrazione da mancanza di bellezza il punto forte della rievocazione di Grey.

E non potrebbe essere altrimenti, perché se il film di Leone ha tra le sue referenze La ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, The Hoods, al contrario, pianta le sue radici nelle strade degli slums newyorchesi, nella vita, nelle esperienze realmente vissute dal narratore, esperienze che nei caratteri stampati del racconto scorrono dritte dall’inizio alla fine, senza potersi permettere, al contrario di Leone, il lusso di saltare avanti e indietro nel tempo al ritmo del Tema di Deborah o della Canzone di Cockeye.

Come molto spesso capita, dunque, anche in questo caso il paragone tra libro e film è assolutamente inutile, anzi, è dannoso a entrambi, perché se da una parte la dura aridità del libro sottolinea la soverchiante potenza del reale nei confronti dell’arte, dall’altra parte l’epicità poetica del film ci ricorda che l’inestimabile potere dell’arte, quella vera intendo, è quello di trasformare in pura bellezza tutto quello che tocca, finanche la spietatezza e la desolante crudeltà di un mondo che non fa sconti.

Proprio per questa necessaria imparagonabilità, l’unico appunto che mi sento di fare al curatore di questa nuova traduzione è quello di aver usato come titolo quello della rielaborazione cinematografica di Sergio Leone, usandolo come traino commerciale, quasi a privare in qualche modo il libro di una sua identità personale, della sua autonomia, un’autonomia che è assoluta e ineluttabile e che il titolo The Hoods, I Gangster gli concede appieno.

Harry Gray
C’era una volta in America
Mattioli 1885
euro 20

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • N00dles

    27 apr 2010 - 23:30 - #1
    0 punti
    Up Down

    C’era una volta in America è il mio film del cuore.
    Il libro di Grey gli somiglia giusto a grandissime linee. Pure i personaggi - che hanno gli stessi nomi (eccetto Dolores/Deborah) - sono in realtà del tutto diversi. Figurine senza verità. Il romanzo è scritto abbastanza maluccio. Uno stile ripetitivo e acerbo.
    Leone ci vide qui la curiosa influenza del cinema, ossia il fatto che un gangster scrivesse la propria autobiografia intenzionato a raccontarne il lato vero, vissuto e finendo poi alla fine per essere influenzato molto più degli altri dai miti di Hollywood.
    Un assioma, un concetto, un risultato - involontario - molto caro a mito leoniano e alla sua - qui, sì, volontaria, epica - volontà di rileggere la realtà sotto l’ottica del mito.

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