Acciaio, dell’esordiente ventiseienne Silvia Avallone, secondo le indiscrezioni è il romanzo che dovrebbe sbancare il premio Strega 2010. Avrà pure i suoi appoggi e le sue spintarelle, stando a quanto si dice (male) del premio, ma è senza dubbio un gran bel libro, incisivo, affilato e violento come un bisturi in mani sbagliate. E scritto soprattutto in maniera magistrale.
Trovo davvero doveroso soffermarmi a sottolineare la bellezza, la solidità, la rotondità e la maturità impressionante della prosa di Silvia Avallone. È molto più facile individuare falle, cadute di stile e ingenuità nel romanzo del genio quarantenne Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione - che insegue Acciaio nella corsa allo Strega - piuttosto che in questa perla di coerenza e compattezza pubblicata da Rizzoli. Ipotizzando una progressione regolare delle capacità espressive e narrative dell’autrice, visti i livelli di partenza è lecito aspettarsi che a 50 anni la Avallone sarà la nuova Lev Tolstoj, o giù di lì.
Con ciò so di attirarmi insulti, risate e pernacchie ascellari, a giudicare dai commenti della “gente” su Ibs.it e Anobii («libro inesperto e a tratti banale», «qualità oscena della scrittura, frasette corte, errori grammaticali», «stile mocciano e per di più presuntuoso», «livello linguistico banale e banalizzante», etc). Ma se la “gente” d’Italia godesse di una dotazione minima di capacità critica e saggezza, ovviamente non vivremmo nel paese in cui viviamo, dunque non mi preoccupo troppo.
Ciò detto sulla forma, quanto ai contenuti di Acciaio potrei ripetere quanto ho già scritto a caldo su Twitter: «sesso, morbosità, sangue, sesso, droga, morte, morbosità, calura, acciaio, delinquenza, sesso». In effetti il libro costruisce sin dalle prime righe una cappa densa e torbida di sessualità, soffocante come i fumi di un bordello polinesiano, che non si dirada fino all’ultima delle 358 torride pagine.
Una sessualità sempre inconfessabile, a volte anche molto malata, impastata con una violenza fisiologica. Il tutto sullo sfondo della maledetta acciaieria di Piombino, così ben descritta che il calore si sprigiona dalle lettere e si scarica addosso al lettore, come quando si tiene il laptop sulle ginocchia.
Acciaio ha pure dei difetti. Inciampa a volte negli stereotipi (ma sicuramente non in maniera eccessiva), presenta qualche piccola incongruenza storica, talora lascia intravedere una distanza involontaria tra narratore e personaggi. Ma si può accettare tutto questo senza troppo sforzo, specie coi chiari di luna che illuminano la letteratura nazionale, e soprattutto da un’opera prima.
Acciaio è bello, ha una profondità d’analisi sociale e persino psicologica non trascurabile, funziona sul piano emotivo. Forse non è il migliore tra i candidati allo Strega di quest’anno; ma prima o poi qualcuno dovrà spiegarmi qual è il metro di misura di entità in fondo incomparabili come i romanzi.
Silvia Avallone
Acciaio
Rizzoli
358 pagine
18 €
Miroir.it
24 apr 2010 - 09:50 - #1Bel romanzo, l’autrice vive nella mia città, anche da queste terre severe ogni tanto spuntano bei fiori. m
skadi
24 apr 2010 - 14:08 - #2Non sono d’accordo. Non c’ho trovato poi tutta questa profondità. A tratti mi sembra scritto tanto per riempire delle pagine.
Banale e confuso nel suo insieme. Si lasciano in sospeso tantissime situazioni e si punta sul commuovere il lettore (con la classica morte che ormai tutti si aspettano che arrivi) a fine del romanzo. Negli stereotipi ci inciampa spesso l’autrice e non raramente.
La parte storica che viene trascurata è una parte importantissima, a cui viene dedicata mezza pagina (o poco di più?). A quei tempi avevo la stessa età delle protagoniste ed, insieme ai miei amici, l’avevamo vissuto con occhi ben diversi quel momento particolare per l’America! Era forte l’influenza che aveva su di noi.
Per fortuna esistono romanzi molto più profondi che parlano dei più giovani, perchè non mi sentirei minimamente rappresentata dalle due protagoniste del romanzo (profonde in cosa?). Non c’è assolutamente tutto quel piano psicologico che dovrebbe esserci, soprattutto in Francesca. (rendiamoci conto di quel che le succede intorno…. le conseguenze sono fin troppo scontate, prevedibili, noiose da leggere).
Lo stile dell’autrice non è sicuramente aulico.
Lettura piacevole, meglio di Moccia. Non impegnativa, nè meritevole del “premio strega”.
Ovviamente è solo il mio parere.
AnnaMaria Franzoni
24 apr 2010 - 14:57 - #3mhà,
dietro a un commento così esageratamente esaltante ed esaltato non posso che immaginare una penuria di obiettività, derivata forse dalle influenze di quegli appoggi e spintarelle, cui il post fa anche riferimento.
dm
24 apr 2010 - 19:46 - #4@AnnaMaria Franzoni:
Certo, chi ne parla bene è un corrotto, chi ne parla male è un invidioso. Anche in letteratura si ripropone il partito dell’odio contro il partito dell’impunità?
sakura87
25 apr 2010 - 11:49 - #5Il parere mi sembra eccessivamente esaltato (e ancora vedo che non ci si è tolti il vizietto di chiamare in causa i classici ogni due per tre); in ogni caso, probabilmente lo leggerò e saprò dire.
tumau
23 giu 2010 - 21:44 - #6Ciao
In genere evito di recensire libri o film che non mi piacciono. Semplicemente li “dimentico” e non perdo tempo a scriverne.
Stavolta non rispetto questa regola perché, sembra, che l’autrice sia molto probabilmente la vincitrice del prossimo Premio Strega . Allora mi sono fatto un giro nel sito degli appasionati di libri
http://www.anobii.com/books/Acciaio/9788817037631/0135adfaace5d951ff/
e ogni mio residuo pudore è svanito
Questo libro è una “c…ta pazzesca “:pretenzioso,ruffiano. Insopportabilmente ripetitivo. Volutamente “scandaloso “(risultando invece patetico ) La furbata di ambientarlo ai margini della acciaerie di Piombino paventando un romanzo sociale è da calci nel sedere .
Punto. Nient”altro.
Passerei agli insulti…
Mauro
elianad scrittrice
13 ago 2010 - 19:40 - #7ciao Silvia,
amo scrivere,pur generi diversi dai tuoi ed avendo anche vent’anni in più; e (naturalmente) amo leggere.
Ti ho letta nel tuo “acciaio”. Da subito forte, poi piccante, a tratti acido, poi fortissimo. Non si può fare a meno che continuare ad assaggiare…
Mi è piaciuto tanto. Non che il mo parere ti possa nè ti debba elevare, ma lo scorso anno sono rimasta delusa della scelta degli amici della domenica. (il libro che ha vinto l’edizione 2009 si commenta da solo, aberrante secondo me). E saperti seconda non mi esalta ma, in un certo senso, mi ridà speranza ( ._. ).
Un po’ di sano campanilismo in ultimo non guasta, essendo anche io di Bologna!
Ho letto certamente anche le “critiche” per le incongruenze temporali (telefonini che creano filmati nel 2001, o altri) ma ritengo che pur sapendolo, non inficia su quanto sai catturare l’attenzione, tenere alto il coraggio di continuare a scoprire fino a dove, con chi, perchè, perchè mai. brava, complimenti !!
simooo962
01 nov 2010 - 15:20 - #8Questo libro al contrario di come dice molta gente mi è piaciuto molto e lo consiglio volentieri.
Sono entusiasta del fatto che ne trarranno un film e non vedo l’ora che esca. Nel frattempo cercherò altri libri di questo genere, che non ho trovato né pesante né tantomeno volgare, ma molto coinvolgente e entusiasmante. Un modo bello con cui passare il tempo.