Perchè la critica letteraria non riesce più a guidare le letture di chi vuole un consiglio su un buon libro da leggere? E riesce ancora, soprattutto, a indicare al pubblico dove scovare letteratura di qualità?
Anche in Italia questi sembrano nodi essenziali, se è vero che, come scrive in un recente articolo Nicola Lagioia, che “la critica non solo deve, ma addirittura può svolgere un compito importante per l’ecologia del nostro mondo culturale ” (concetto con cui sono d’accordo ovviamente, se no non lo citerei).
Il primo sintomo della cattiva salute della critica letteraria, secondo la mia personale opinione, è il ‘boom’ nelle top ten delle vendite di romanzi che in realtà sono solo dei ‘buoni’ romanzi, simili a moltissimi altri anche molto migliori e che invece sono lontani dalle classifiche.
Perchè? Perchè evidentemente esiste una voglia di leggere, per molti, eppure manca la fantasia. Si compra il libro che va in classifica perchè si è curiosi di sapere com’è. Punto. Non si hanno gli strumenti per farsi guidare verso letture migliori (e anche più appassionanti, perchè no).
‘Colpa’ in un certo senso anche della critica letteraria, che per alcune sue caratteristiche non riesce ad avere un ruolo di ‘bussola’ di letture. Lo scrittore e critico Nicola Lagioia dà un divertente elenco dei ‘Sette peccati capitali della critica letteraria’, di cui riporto le linee essenziali qui sotto:
1) La sindrome del dr Spock.
In quanto proveniente dal pianeta Vulcano, mr. Spock ha totalmente «purificato» la propria coscienza dalla capacità di provare emozioni, e si affida alla logica come unico strumento conoscitivo.
2) La sindrome di Orazio.
La storia della critica (non solo letteraria) è piena di Sagre della primavera sonoramente fischiate la sera della prima e di 2001 Odissea nello spazio definite al meglio: «noiosissime, confusionarie e prive di spessore».
3) Sindrome da «siete nani sulle spalle dei giganti!».
Del tipo: «bel romanzo, ma certo l’autore non ha il genio di Franz Kafka»,
Una degenerazione di questo disturbo è poi la Sindrome di Spengler, ravvisabile in quei critici che si beano nel tentativo di dimostrare come in Italia (in virtù di perverse congiunture di tipo storico, politico e sociale, che ovviamente essi mettono alla berlina) sia ormai impossibile produrre opere di grande valore, siano esse letterarie o teatrali o cinematografiche o quello che volete voi
4) Invidia penis
Forse il più incomprensibile, tra i peccati capitali della nostra critica. Da qualche anno, e poi sempre più frequentemente, leggo di critici letterari che rivendicano disperatamente sui giornali o nei propri saggi: «anche io sono uno scrittore!»,
5) Sindrome da Quinto cerchio
“Non è raro imbattersi in recensioni di romanzi in cui risultano errati: nome dell’autore, titolo del romanzo, nomi dei personaggi principali che popolano il suddetto romanzo…Non è raro imbattersi in recensioni di romanzi in cui risulta molto chiaro che l’autore del pezzo non ha letto il libro recensito”.
6) Sindrome di Geremia
Negli ultimi anni ho sentito molti critici lamentarsi per il fatto che i lettori non li seguono più come un tempo (quel «un tempo» significa normalmente nel loro gergo «gli anni Settanta»). Il pubblico non si rivolgerebbe più a loro per essere orientato nelle scelte, per acquistare i libri che legge, e per leggerli in un certo modo anziché in un altro. Insomma, i critici si lamentano perché «la critica non conta più niente».
7) Sindrome da comitato centrale (& ormonale)
“Mi è capitato di ascoltare un notissimo critico letterario mentre diceva con suprema aria di sufficienza: «come scrittore fa veramente schifo, ma ho deciso di votarlo al Premio Strega perché la casa editrice per cui pubblica mi ha chiesto di dare a lui il mio voto”.
Via | Minima et moralia
Foto | Flickr
mandragola
07 mar 2011 - 10:57 - #1E Lagioia, in quale categoria si mette?;)