Quest’anno, per la prima volta nella storia, non saranno soltanto le indiscrezioni a far girare la lista dei 400 nomi che compongono il folto gruppo degli “Amici della Domenica”, la giuria di addetti ai lavori, scrittori, editori, giornalisti, professori universitari e intellettuali i cui voti decreteranno il vincitore del premio, ma sarà lo stesso sito del Premio a renderli noti, a partire da domani, per decisione del presidente Tullio De Mauro, in nome della trasparenza.
La notizia è stata pubblicata sul Affaritaliani.it, dalle cui pagine apprendiamo anche i nomi delle new entries dell’esclusivo gruppo, nomi importanti che vanno dalla direttora de l’Unità, Concita De Gregorio, fino al detentore del titolo Tiziano Scarpa, passando per Pierluigi Battista, Emma Dante e Domenico Procacci.
Ma siccome anche quest’anno le indiscrezioni circolano già in rete – quest’anno in particolare è il sito del quotidiano Il Giornale ad aver pubblicato la lista completa degli Amici – possiamo già iniziare a spulciarla, così, per curiosità, per vedere chi sono effettivamente i personaggi dai cui voti dipende l’esito finale.
Ad una prima e veloce scorsa si nota subito come la maggior parte siano scrittori , da Niccolò Ammaniti a Vincenzo Consolo, da Tiziano Scarpa a Michele Mari, da Umberto Eco a Piero Dorfles, non mancano poi i giornalisti, da Lucia Annunziata e Concita De Gregorio, a Corrado Augias, Ferruccio De Bortoli e Gad Lerner, c’è poi anche spazio per qualche regista, di cinema come di teatro, come Emma Dante e Paolo Sorrentino (quest’ultimo anche candidato alla vittoria finale), perfino Serena Dandini riesce a ritagliarsi il suo spazio, anche se non si capisce bene in quale veste.
Fin qui non ci sarebbe nulla da ridire, anzi, la multiformità della giuria può solo accrescere il valore di un premio come questo, un premio che non pretende di essere soltanto “di qualità”, ma soprattutto “di popolarità”. La presenza più strana, quella che sul serio stona completamente con il concorso è un’altra, è la presenza di alcuni politici, da Gianni Alemanno, a Gianni Letta, passando per Sandro Bondi (che per capire che di letteratura se ne intende per davvero basta leggere i suoi magnifici versi) fino ad approdare al divo Giulio Andreotti.
Certo, in fondo la presenza dei politici non sembra così numerosa, almeno da un’occhiata veloce, ma mi spinge in ogni caso ad una considerazione che, come spesso capita di questi tempi, mi riporta alla tristezza della vita sociale italiana: il fatto che sempre, in qualsiasi campo, finanche nell’arte, si debba concedere un posticino d’onore alla politica, un contentino che in qualche modo mi ricorda l’inchino che il buffone di corte rivolge al suo signore prima di cominciare il suo spettacolo. Un inchino di cui ormai si potrebbe fare comodamente a meno.
Fonti | IlGiornale | Affaritaliani
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