Tony Bentley balla ancora, sulle parole

di Nunzio Festa

surrenderTony Bentley balla ancora, sulle parole. E sconvolge i luoghi comuni sul sesso. L’ex ballerina classica del New York Ballet, costretta a interrompere la sua “prima” carriera per colpa d’un incidente, nel suo ultimo scandaloso libro “The Surrender” (edizioni Lain, trad. di Anna Mioni, pp. 217, euro 12,50) usa la parola scritta senza imbottirla di retorica e eufemismi. La sua nuova opera (in Italia da luglio 2005) segue i già fortunati: Winter Season, A Dancer’s Journal e Sisters of Salomé. Inoltre, l’apprezzata scrittrice collabora con giornali anche prestigiosi come The New York Review of Books e non solo.

In questo recente lavoro, la sodomia è uno dei temi fondamentali, quasi un valore letterario. Anzi è proprio il perno del romanzo.
Ma, analizzando in maniera netta e più puntuale, occorre dire che Toni Bentely non si limita a parlare di quest’argomento; tutt’altro. L’autrice nordamericana parla di corpo, in generale (anche se sarebbe meglio dire di corpi, appunto per rendere meglio l’intento di T.B.). T. Bentley parla dei suoi gusti sessuali, eliminando ogni velo che somigli, anche lontanamente, al pudore. E lo fa con un sano pizzico di blasfemia. Che non guasta affatto. Che rende ironico e leggero il contenuto frizzante dello scorrere delle pagine. Negli Usa, diversi editori hanno rifiutato il manoscritto. In Italia l’editore nostrano ha voluto scegliere di non cambiarne il titolo. Forse perché non esiste una parola italiana in grado di rendere allo stesso modo. O, forse, per altre ragioni. Però, magari, se la casa editrice avesse “italianizzato” il titolo dell’opera, avrebbe potuto guadagnare qualche altra lettrice e lettore ulteriori. La scoperta della sodomia, per mano d’A - Man(anche se dal punto di vista geografico corporale non è proprio così) è il fulcro del romanzo.

La scrittrice approfitta dell’occasione per immergersi, o farsi immergere, dentro acque felici, in un terreno pregno di significati; come in altre occasioni, aveva fatto tempo fa pure l’autore europeo Busi. Ma l’autrice nordamericana ha il pregio d’essere donna e di scavare in argomenti zeppi di spunti. Dalle conquiste ideali e concettuali del femminismo alle sconfitte di quel malessere, derivante da sottomissioni nient’affatto auspicate, e successivamente mal accolte. Se non rigettate. In un’intervista, la Bentley ha detto d’aver scritto la sua storia a mo’ di testimonianza. Forse, alla maniera di quella Rossana Campo che, dalla Francia, continua a inviare messaggi non proprio subliminali. E lo fa col sorriso sulla bocca, scherzando sardonicamente. Nella seconda parte del libro, se è giusto smembrare un’opera nata per essere compatta e monolitica, l’autrice tira fuori anche cifre e denunce sulla questione sodomia. Guardando alla sua patria, senza preoccuparsi d’aggredire leggi e consuetudini.


Le prodezze dell’autrice si fanno vive, soprattutto, quando parla di sesso anale e orale. In quegli attimi, si muove senza qualunquismo e schiaffeggiando i luoghi comuni. Lo scrittore e critico Emanuele Trevi ha definito The Surrender “un inno, un elogio, un minuzioso trattato e insieme un romanzo sul sesso anale, non sull’ano in quanto tale”. I riferimenti letterari per comprendere meglio Toni Bentley sono i vari maestri da de Sade a John Fowles e Norman Mailer, ma anche l’indimenticata Anais Nin oppure Bataille, e Belen. E Henry Miller, autore della sua adolescenza. Che le ha insegnato: la scrittura è liberazione.


Il poeta e scrittore Aldo Nove, quest’opera l’ha definita “il diario di un’ossessione, di una regressione primaria all’indeterminatezza biologica ancora prima che sociale”. Probabilmente ha ragione Nove nel dire che il linguaggio della Bentley è quello dei grandi narratori americani. Ma avrebbe dovuto precisare che è anche quello delle grandi autrici.

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