I cani vanno avanti: la recensione

I cani vanno avantiAbbiamo parlato a più riprese de I cani vanno avanti di Valentina Brunettin, descrivendolo a tratti come un'interessante promessa, a tratti come una diabolica operazione di marketing (qui l'articolo) orchestrata dalla Mara Maionchi dell'editoria italiana, la carrarmatesca Giulia Belloni dell'editrice Alet.

Ho finito di leggere I cani vanno avanti proprio mentre cominciava a circolare il rumor che il romanzo potrebbe arrivare finalista al premio Campiello, con buona possibilità di vittoria. L'indiscrezione non ha influenzato il mio giudizio, peraltro preceduto da tanta curiosità della vigilia, ma è comunque significativa.

Per quanto mi riguarda, direi che I cani vanno avanti è un davvero un buon libro. Scritto con una prosa bella ed elegante come Audrey Hepburn, presenta di converso un contenuto caratterizzato da stupri a tinchité. Violenze sessuali praticate, subite, ricordate, sognate, godute, temute, vissute, non solo fisiche ma anche verbali, morali, psicologiche, attuali, ottative, sia su donne che su bambine che su cani.

Si sa che lo stupro, reale o metaforico, smuove anche il lettore più scafato, ed è ancora uno dei pochissimi temi che riesce a emozionare questo disgraziatissimo e amorale popolo italiano, programmaticamente votato al male e alla trasgressione come una sorta di Lucignolo globale (con tanto di metamorfosi in asino, nel nostro caso contaminato da geni di porco).

Tutto ciò per dire che l'iconoclastia promessa dalla collana "Iconoclasti", di cui I cani vanno avanti è il primo volume, è in realtà mantenuta. L'annunciato sovvertimento dei valori c'è, e si vede.

Ma il libro non è solo questo. È un romanzo complesso, sull'arte (della scrittura) e sulla scienza, e soprattutto sulla violenza come caratteristica dominante della contemporaneità; ma anche come possibile, paradossale viatico verso il bene, attraverso una sorta di insperata eterogenesi dei fini.

Il romanzo della Brunettin narra la vicenda di una coppia di coniugi scrittori (come Monaldi & Sorti, come Ahndoril & Coelho, etc.) la cui vita personale e professionale comincia a rimescolarsi con l'emergere prepotente e inedito del desiderio di libertà in uno dei due. Si tratta di libertà personale ma soprattutto artistica: la storia pressoché dimenticata della cagnetta Laika diventa per la moglie un rifugio letterario ostico ma irriducibile, pericoloso ma salvifico.

I cani vanno avanti è un romanzo importante, sincero, «poco italiano» per dirla alla Boris, un esempio di narrazione che non ha bisogno di scendere sul piano "documentaristico" per raccontare noi stessi e l'attualità che ci circonda.

In mezzo a tanta mediocrità, merita molto. O quantomeno una lettura.

Valentina Brunettin
I cani vanno avanti
Alet editore
176 pag.
10 €

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