Lbri Come. Quarta puntata: Andrea Camilleri, come scrivo i miei libri

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Per raccontare l'illuminante incontro con Camilleri, svoltosi ieri sera all'Auditorium nell'ambito di Libri come, dovrei scrivere tre post o un solo post molto lungo che non so quanti riuscirebbero a leggere fino alla fine. Perciò cercherò di condensare il resoconto in un numero di righe accettabile. Il titolo della conferenza era Come scrivo i miei libri, ma Marino Sinibaldi che ha presentato lo scrittore siciliano, ha voluto cominciare da un'altra prospettiva, chiedendo cioè a Camilleri come è diventato lettore.

Lui si è definito "lettore precoce"; ha iniziato con Conrad e Melville, saltando a pié pari la narrativa per l'infanzia che dice poi di aver letto a vent'anni. Sinibaldi lo invita a stilare una classifica tra alcuni scrittori e lui regala il podio ad Hammett, Simenon e Allan Poe, in quest'ordine. "Hammett è primo per un fatto di simpatia umana, spiega, ho ammirato molto il suo contegno durante il maccartismo."

Si passa poi a parlare di scrittura e del metodo dello sceneggiatore Diego Fabbri: "Ho imparato da lui a scrivere, racconta Camilleri, smontava i testi concretamente, cioè tagliava le pagine e poi li ricomponeva in un altro ordine. Era come vedere un artigiano al lavoro." Sinibaldi poi gli chiede della sua libreria che scopriamo avere una "zona sacra" in cui vengono ospitati i libri letti e riletti, tra cui: tutta l'opera di Faulkner, Joyce, Gadda, Simenon, Sciascia, Pirandello e Proust. Sciascia viene definito dallo scrittore "l'elettrauto", perchè quando ha le batterie scariche legge qualche sua pagina e si ricarica subito.

Camilleri regala poi al pubblico qualche aneddoto sui suoi lettori. Una volta in una libreria di Catania venne accerchiato, dopo una presentazione, da alcune donne di una certa età che gli domandavano scocciate perché Montalbano si fosse trovato una "zita" del nord e consigliavano al commissario"di taliarse torno torno." Alcune fan invece scrivono delle cartoline da Boccadasse, paese in cui vive Livia, fidanzata del commissario, e le inviano a "Montalbano, c/o Camilleri", per lamentarsi di Salvo, delle sue scarse attenzioni, delle sue bugie...

Ulteriore argomento di conversazione è il percorso editoriale di Camilleri che scrisse il primo libro nel 1967. Questo lavoro, Il corso delle cose, venne pubblicato dieci anni dopo da una casa editrice a pagamento in seguito all'uscita di uno sceneggiato tratto dal romanzo, ma non venne distribuito. La situazione cambiò con l'entrata in scena di Livio Garzanti. "Al primo incontro io ero vestito di tutto punto, perché prima di uscire di casa mi ero versato del caffè addosso e quindi mi era rimasto solo il vestito buono; quando arrivai all'appuntamento vidi un signore in maniche di camicia, trasandato: era l'editore. Al che lui mi disse 'Ecco il pirla dello scrittore che si è vestito per benino per incontrare l'editore' ed io risposi 'Ecco l'editore milanese miliardario che si è vestito da accattone per incontrare lo scrittore.'"

Quando c'è Camilleri, si sa, tutte le strade portano a Montalbano e così si finisce a parlare del famoso commissario di Vigata che il suo creatore definisce "un ricattatore". "Non avevo intenzione di scrivere tante storie su Montalbano, ma dopo la seconda, l'editore mi chiese di continuare, perché stava funzionando. Così da allora mi ricatta, perché i libri in cui c'è lui consentono ai miei lavori vecchi di rimanere in catalogo. Ma io mi vendicherò, perché ho già scritto l'ultimo capitolo." Sappiamo già, come ricorda Sinibaldi, che Salvo non morirà sparato, non sposerà Livia e non andrà in pensione. Nessuna rivelazione sulla fine di Montalbano, però Camilleri illustra l'incipit di questo libro che chiuderà la serie.

C'è la solita chiamata di Catarella per comunicare il consueto omicidio, Montalbano si reca "in loco" e c'è tutta la zona vietata ai curiosi, ma le persone si affacciano dai palazzi e intonano un brusio di voci: "Montalbano arrivò", "U commisario", "Ma chi, quello della tilivisione?", "No, quello viro!"

Ormai ho disatteso il mio proposito iniziale di essere concisa, quindi vado fino in fondo e continuo il mio racconto. Camilleri ha proseguito dicendo di avere visto una volta Montalbano, in aeroporto, a Cagliari. Era andato in Sardegna dietro invito di un professore dell'Università che gli aveva chiesto di concludere un ciclo di lezioni sul Birraio di Preston. Questo signore lo aspettava all'uscita dei voli con in mano una copia del libro. Quando Camilleri lo raggiunse, si vide davanti Montalbano con sottobraccio Il birraio di Preston.

Si torna a parlare dell'argomento dell'incontro e quindi di come Camilleri scrive i suoi libri. "Sono uno scrittore urbano, devo sentire il rumore delle macchine, non mi piace scrivere in solitudine. Scrivo sempre e quando non ho voglia di mettermi sul lavoro del momento scrivo lettere agli sconosciuti, per tenermi in esercizio." Paragona un buon libro alla trapezista che svolge il suo esercizio col sorriso, senza far trasparire la fatica, la tensione, la paura. Così un'opera letteraria non deve svelare l'impegno che c'è dietro, "mai mostrare la sudata carta, sennò l'incanto si rompe."

Saluta le persone in sala descrivendo il pubblico a cui sono destinati i suoi romanzi. "Il lettore deve essere attivo, riempire le mancanze, usare l'immaginazione, come lo spettatore del teatro." Le quasi due ore in sua compagnia sono volate, la sala gremita si è svuotata e tutti sono andati via col cuore più leggero. Speriamo di leggere l'ultimo capitolo di Montalbano il più tardi possibile...

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