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Libri Come. Terza puntata: Abraham Yehoshua, come scivo i miei libri

Pubblicato: 28 mar 2010 da lara

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Yehoshua autore dell’Amante, pubblicato in Italia circa vent’anni fa, si è formato con il libro Cuore di Edmondo De Amicis. Lo ha raccontato ieri sera all’Auditorium nel corso della manifestazione Libri come, in corso fino ad oggi. Suo padre glielo leggeva prima di addormentarsi e lui piangeva ogni volta, anche riascoltando gli stessi brani. “Volevo diventare come lui, ha raccontato, suscitare emozioni. Quando qualcuno mi incontra e definisce il mio libro interessante, non sono contento. Mi piace che mi dicano di avere riso o pianto. Così raggiungo il mio scopo.

Consiglia poi di non dare troppo peso all’autore, ai particolari della sua vita, non sono elementi importanti. Anzi, pensa che conoscere delle caratteristiche di uno scrittore possa pregiudicare il giudizio su un’opera. E insiste: “Non cercate di trovare l’autore nei suoi personaggi. Se ad esempio chiedete a mia moglie se somiglio alle figure letterarie che creo risponderà di no, che i miei personaggi sono molto più gentili di me. E se magari domandate a qualcun altro, vi dirà che non sono così cattivo come le persone di cui narro le vicende.

Parla poi del sionismo, della lingua ebraica, che definisce una bella addormentata, e del ruolo degli intellettuali. “La nostra lingua andava svegliata, era come una donna assopita e invece bisognava metterla a lavoro. Il sionismo è nato grazie agli scrittori che avevano capito la situazione meglio dei leader politici e religiosi, perciò abbiamo una grande responsabilità, anche verso i nostri antenati scrittori.

Continua parlando degli ebrei e cita un filosofo: “Quando è iniziato il sionismo gli ebrei sono tornati alla storia.” Definisce gli ebrei un popolo mitologico che ha preservato l’unità attraverso la conservazione dei miti: l’esodo, la distruzione del tempio, la cacciata dalla Spagna. “Non importava la veridicità dei fatti, ma solo che assolvessero il compito di mantenere l’identità. La storia si può cambiare, il mito resta immutato.” E loda poi i tedeschi per come sono riusciti a liberarsi del fardello del passato e a ricostruirsi un’identità.

Nello scrivere romanzi racconta di essersi affidato agli storici, in particolare per l’ultimo libro, Il signor Mani, ha fatto un viaggio a ritroso per cercare di capire alcuni passaggi della storia del suo paese. “Studiare il passato è fondamentale per comprendere il momento storico in cui si vive.” E conclude con una frecciata al pubblico: “Non so se potete capire il fenomeno Berlusconi andando indietro nel tempo, ma magari può aiutarvi a capire cosa vi ha portato fino a questo punto.

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Abraham Yehoshua

    09 ott 2010 - 18:09 - #1
    0 punti
    Up Down

    Sono assolutamente d’accordo con Yehoshua. Spesso si pensa che i personaggi siano delle estensioni della personalità dell’autore, come i personaggi dei sogni sono parti del nostro io. I personaggi di un romanzo, anche se frutto della fantasia dell’autore possono essere l’esatta antitesi dello scrittore.
    Gli scrittori più grandi non parlano di sè ma sono bravissimi a cogliere le sfumature di tutto ciò che è al di là di se stessi.

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