Da qualche giorno è online il nuovo sito dedicato ad Alda Merini, curato da Emanuela, Barbara, Flavia e Simona figlie della poetessa. Come dicono loro stesse:
“Vogliamo raccontavi la sua storia, non la storia della famosa poetessa che tutti voi già conoscerete ma la storia di una madre, una madre un po’ particolare… ”
Molti di noi hanno amato e amano Alda Merini e le sue poesie e, navigando per siti e blog letterari, non è difficile trovare suoi. Non è un caso, poi, che la sua fanpage su Facebook abbia quasi quarantamila iscritti e su YouTube ci sono più di seicento video che la riguardano. Anche per noi di Booksblog Alda Merini è una pietra miliare della letteratura. È per questo che abbiamo incontrato le sue figlie e abbiamo rivolto loro qualche domanda. La chiacchierata è avvenuta con Flavia.
Come nasce l’idea di ricordare Alda Merini tramite un sito?
L’idea nasce innanzitutto per omaggiare la memoria di nostra madre, l’ape furibonda; un sito, infatti, è uno dei mezzi più moderni per avvicinare alla poetessa dei Navigli sia chi già la conosce, sia chi non l’ha ancora incontrata.
E perché proprio un sito web e non, per esempio, un’edizione cartacea delle sue poesie?
Libri di poesie di Alda Merini ce ne sono già tanti. Un sito ha una più larga, immediata e maggiore diffusione, in quanto dà la possibilità di far conoscere non solo le poesie di Alda Merini, ma anche la sua vita, divulgandone così le opere con l’intento di avvicinare le persone alla poesia.
Che direbbe vostra madre di questo sito?
“La casa della poesia non avrà mai porte”.
Com’era la poetessa nella quotidianità?
La poetessa dedicava le sue giornate prevalentemente alla poesia e al dialogo con artisti e persone comuni con le quali si confrontava.
Alda Merini donna, Alda Merini madre, Alda Merini poetessa: si possono scindere questi aspetti in vostra madre?
Nonostante il vissuto travagliato, Alda Merini era una donna molto solare, gioiosa ed ironica; come madre ma al contempo donna e poetessa, era in parte protettiva e avrebbe voluto avere sempre noi sue figlie accanto. Gli impegni artistici, tuttavia, e l’amore innato per la poesia la assorbivano quasi completamente. Del resto lei affermava: “Il vero poeta non deve avere parenti”.
Che rapporto aveva vostra madre con i libri?
“Un foglio bianco, molta solitudine, qualche strappo al cuore e forse una guerra o due”… Leggeva moltissimo per essere costantemente informata.
Nel nostro Paese spesso il successo arride in misura maggiore dopo la scomparsa dell’artista. È quanto sta accadendo anche con vostra madre?
Nostra madre ha avuto fama già da giovane: la malattia e l’internamento hanno solo ritardato il successo che comunque è arrivato, tanto è vero che è stata candidata più volte al premio Nobel ed ha ottenuto diversi premi ed onorificenze. Alla morte, la rapida diffusione della notizia da parte dei mass media ha fatto sì che la sua fama arrivasse anche a chi prima non l’aveva mai sentita nominare. Da allora, il numero di persone che leggono ed apprezzano le opere di Alda Merini è in costante aumento.
“Regalate” ai lettori di Booksblog una poesia di vostra madre che vi sta particolarmente a cuore?
Se avess’io
Se avess’io levità di una fanciulla
invece di codesto, torturato,
pesantissimo cuore e conoscessi
la purezza delle acque come fossi
entro raccolta in miti-sacrifici,
spoglierei questa insipida memoria
per immergermi in te, fatto mio uomo.
Io ti debbo i racconti più fruttuosi
della mia terra che non dà mai spiga.
e ti debbo parole come l’ape
deve miele al suo fiore. Perché t’amo
caro,da sempre, prima dell’inferno
prima del paradiso, prima ancora
che io fossi buttata nell’argilla
del mio pavido corpo. Amore mio
quanto pesante è adducerti il mio carro
che io guido nel giorno dell’arsura
alle tue mille bocche di ristoro!
Foto | per gentile concessione delle figlie di Alda Merini
luigi
29 mar 2010 - 12:13 - #1è difficile commentare su una materia così inopinabile quale la poesia, e inoltre la biografia sfortunata della Merini certo smuove in controtendenza la noia dei più verso la più nobile delle arti. I suoi versi trasfigurano la sua storia personale, per renderla allo stesso tempo divina e virile, più forte ancora, come se dal poetare venisse un’ambrosia che redima dall’inferno della sfortuna, della salute cagionevole, dell’uomo che non comprende o non ne vuole sapere e autoesiliandosi dal cuore dell’Autrice penetra ancor più al suo interno, rafforzandone le scelte. Tale è la sensazione in questi versi da aver quasi paura di approfondire, per una sensibilità a cui la società moderna, così attenta alla privacy, ci ha educato quasi istintivamente. Ma superato il pudore iniziale, si fa strada lo sconcerto della visione di un’anima che, perfino negli arcaismi, fa trasmigrare verso il lettore la propria fortissima fede nella vita.