A più di dieci anni dalla traduzione del Campo dei santi (Cavallo alato), torna in Italia Jean Raspail con L’anello del pescatore (CasadeiLibri), romanzo ucronico con il quale affronta il grande scisma d’Occidente i cui effetti arriverebbero fino ad oggi.
Il romanzo si apre a Rodez, nel 1993. Zaino in spalla, un vecchio vagabondo comincia il suo cammino verso Roma. Il suo nome è Benedetto, discendente diretto della linea dei papi Avignonesi, che la Chiesa ha dichiarato scismatici dopo il Concilio di Costanza, prima del quale la Chiesa setssa si era spaccata in due per quasi quarant’anni: da una parte la Chiesa di Roma, dall’altra quella di Avignone.
A questa premessa romanzesca si unisce la Storia. Nel 1394, ad Avignone, Pedro Martinez de Luna viene eletto papa con il nome di Benedetto XIII, sarà il più longevo e ostinato di tutti i papi che si succedono nell’arco temporale che copre lo scisma. Fino alla sua morte continuerà eroicamente a proclamarsi il solo vero papa, l’unico regolarmente eletto alla successione del soglio di Pietro. Ma la storia ufficiale della Chiesa, naturalmente, dirà altro.
Raspail, con questo libro e contrariamente alla Storia, sostiene che il grande scisma d’Occidente non si sia mai ricucito e, nel 1993, incarica Benedetto di tornare a Roma per annunciare la sua profezia, perché il papa si ricordi «del destino di papa Luna e dei suoi trentadue successori che non lasciarono alcuna traccia su questa terra».
Insomma, il libro contiene una storia estremamente interessante e ricca di spunti, ma è con grande rammarico che segnalo una traduzione non sempre all’altezza del testo.
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