Intervista: Gordiano Lupi racconta Cuba

Gordiano Lupi si occupa prevalentemente di cultura cubana e di cinema italiano. Ha scritto diversi romanzi ambientati a Cuba, alcuni saggi su musica, religione e società cubana, alcune raccolte di racconti ambientati nella provincia italiana. Ha pubblicato molte monografie sul cinema di genere italiano. Traduce il blog di Yoani Sanchez, Generacion Y, collabora con La Stampa, con Scritture e Pensieri del Corriere Nazionale. Traduce diversi scrittori cubani, tra i quali segnaliamo: Alejandro Torreguitart Ruiz, Felix Luis Viera, William Navarrete. Tutto ciò che c'è da sapere su Gordiano Lupi lo troviamo su www.infol.it/lupi. Ma noi lo abbiamo sentito per l'ultimo libro che ha pubblicato, Una terribile eredità, edito da Perdisa.

Una terribile eredità è il frutto di una lunga gestazione oppure è un libro che è nato da un'urgenza diversa, più immediata? 
Nasce da un racconto breve scritto alcuni anni fa: Il sapore della carne, per un'antologia horror. Ho riletto quel racconto e mi sono detto che c'era spazio per farne un romanzo trattando con maggior ampieza i temi della guerra d'Angola e del periodo speciale cubano. La storia nasce da un'urgenza, come tutte le mie poche cose di narrativa. Non sono uno scrittore commerciale, né un autore di best seller. Quando scrivo narrativa lo faccio solo perché devo farlo. La storia è in parte vera e deriva dai ricordi d'Angola di un reduce cubano che ho conosciuto.

La prima parte del suo romanzo, dunque, è ambientata in Angola. Una nazione di cui si sa poco, ma che è stata lacerata da forti conflitti interni. Il suo interesse è puramente storico?
 No. Nessun interesse storico, ma letterario. Voglio raccontare come il sonno della ragione generi mostri. Mi interessa la guerra con i suoi orrori, come riflesso negativo dell'animo umano. Il protagonista ripete in continuazione che non gliene importa niente di quella maledetta guerra. L'atmosfera bellica è perfetta per un romanzo di genere, che non vuole essere soltanto un romanzo di genere.

La seconda parte del libro è ambientata a Cuba. La Cuba che viene fuori dal suo libro, però, non è esattamente un paradiso della democrazia. Ce la racconta meglio?
 Raccontare Cuba in poche righe è impossibile. Ho scritto decine di libri e centinaia di articoli su Cuba. In questa sede posso dire solo che Cuba e democrazia sono due parole antitetiche. A Cuba manca ogni tipo di libertà, pure quelle che da noi sono considerate patrimonio acquisito dell'umanità.

Il cannibalismo è una forte componente del suo libro, o solo un espediente narrativo (visto che il suo libro somiglia molto a un horror) oppure ha anche una connotazione simbolica?
 I simboli li lascio ai critici. Il mio è un romanzo di genere che racconta una storia cruda, in parte vera. La storia horror serve a descrivere una situazione socio-politica negativa che mi sta molto a cuore.

Yoani Sànchez ha voluto che fosse lei il traduttore del suo libro Cuba Libre, appena pubblicato da Rizzoli. Ha voglia di raccontare chi è Yoani Sanchez ai nostri lettori e come mai ha scelto lei come suo traduttore?
Sono io che ho portato in Italia Yoani Sànchez e sono il primo italiano che l'ha tradotta sistematicamente quando ancora nessuno sapeva chi fosse. La rivista Internazionale si è appropriata di Yoani sfruttando la mia ingenuità e la poca esperienza nel campo, ma per fortuna La Stampa di Mario Calabresi ha ristabilito la giustizia. Adesso chi vuol leggere il blog di Yoani può farlo ogni giorno su La Stampa Web (www.lastampa.it/generaciony). Tra me e Yoani è nata un'amicizia spontanea, dovuta al fatto che conduciamo la stessa lotta disinteressata per la libertà e la democrazia a Cuba. Yoani è una filologa, una scrittrice sopraffina che in rapidi bozzetti racconta il quotidiano di Cuba. Non fa politica, ma descrive la vita che ogni giorno scorre per le strade di Cuba.

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