Quasi fosse un’agiografia – con tutto lo stile adulatorio del caso – il primo capitolo de Il segreto del Morbillaio descrive i fatti a monte: vita, opere, morte e fortuna di Saturnetto Vinceslovo, detto Morbillaio (1888-1921), sommo poeta di Vermiziano al quale, ad imperitura memoria, è stata dedicata la scuola del paese.
Danilo Giovanelli mette in piedi un romanzo gustosissimo che cattura l’attenzione e diverte. Tra le pagine de Il segreto del Morbillaio – vincitore del Premio iNarratori 2008 per il miglior romanzo fantastico – si muovono vizi e virtù degli scrittori (reali, supposti, sedicenti tali), degli amanti della letteratura (anche questi veri amanti o fanatici) e di tutte le persone che, per un motivo o per l’altro, vivono all’ombra di un grande scrittore.
Dopo averci magnificato le lodi di Saturnetto Vinceslovo, il romanzo ci presenta la situazione al giorno d’oggi: la scuola, che è stata una palestra per architetti che l’hanno sempre modificata e stravolta, gli alunni che questa scuola frequentano, gli Amici del Morbillaio – una sorta di associazione culturale volta a tenere viva la memoria del Poeta –, i conoscenti di Saturnetto e anche un fantasma che ha preso possesso definitivo di una ragazza. Ognuno vive la propria vita, con i tic e le fissazioni, fino a quando, per caso, viene scoperta una cassetta con un inedito del fu Saturnetto Vinceslovo…
Tra i personaggi che più mi hanno affascinato c’è lo studente Ebète Gomez Ahmet, affetto da jet lag continuo:
“I continui viaggi che faceva con la sua famiglia gli avevano conferito la fama di profondo conoscitore del mondo. Sua madre era cilena di madre italiana e padre ucraino. Suo padre era spagnolo di madre statunitense e padre kuwaitiano. Il padre di Ebète lavorava come consulente di una importante multinazionale del petrolio e volava di giacimento in giacimento senza giorni né orari. La madre era Integrated Web Consultant Senior in una software house. Pur non avendo mai capito in cosa consistesse il suo titolo e il suo lavoro anch’essa volava su e giù per il il globo. Ebète rimaneva molti giorni all’anno con la sua tata […] siculo tedesca con un accento a tratti incomprensibile. Con cadenze precise la famiglia si recava dai nonni, tutti separati e risposati: la nonna materna italiana aveva sposato un marocchino e viveva a Kathmandu; il nonno materno ucraino aveva sposato un’australiana e viveva in Sudafrica; la nonna paterna statunitense aveva sposato un argentino e viveva a Mosca; il nonno paterno kuwaitiano aveva sposato una cinese e viveva a Oslo”
Tutto questo andirivieni per il mondo ha fatto sì che Ebète parli una lingua cosmopolita con base italiana ma parole ed espressioni proprie di varie lingue: un improbabile esperanto, insomma.
Un gradevole romanzo fantastico che può farvi passare un paio d’ore in assoluto relax.
Danilo Giovanelli
Il segreto del Morbillaio
Edizioni XII, 2010
pp. 180, euro 13
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