
Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Dev’essere più o meno da questa idea che è stato sviluppato il progetto dell’equipe di archeologi inglesi che ben presto, in un terreno della cittadina di Stratford-upon-Avon inizierà gli scavi per trovare ed esaminare i rifiuti di William Shakespeare, il cittadino più celebre della cittadina della contea dello Warwickshire.
Richard Kemp, membro dell’associazione Shakespeare Birthplace Trust che si occupa dei luoghi natale del grande drammaturgo inglese, ha affermato: “Certo, speriamo di trovare dei rifiuti organici che ci possano mostare cosa mangiava il grande poeta per cena. Ma il nostro sogno è quello di trovare la prima stesura della Tempesta, la quale, come è noto, è stata scritta proprio qui, in questa casa.”
Nella casa di Stratford-upon-Avon William Shakespeare si trasferì, pare, nel 1597, dopo averla acquistata per circa 60 sterline, una cifra che, riportata al valore del tempo fa impressione, e che ben testimonia del successo che Shakespeare già godeva tra il pubblico. Ma soprattutto in quella casa il grande bardo della letteratura inglese ci morì, il 23 aprile del 1616, mentre a molti chilometri da lì, a Madrid, si spegneva un altro grande della letteratura europea, Miguel de Cervantes.
Via | Daringtodo
Foto | The Shakespeare Birthplace Trust
gianni tirelli
11 dic 2010 - 18:13 - #1I RIFIUTI APPARTENGONO A CHI LI PRODUCE
Uno dei tre problemi più inquietanti dell’umanità (dopo l’omologazione e la contraffazione della realtà, che ne mettono a serio rischio la sua stessa sopravvivenza), è quello della produzione dei rifiuti e del loro smaltimento.
E’ arrivato il momento che i consumatori aprano gli occhi e inseriscano il cervello, per dare a Cesare le responsabilità di Cesare e, ai cittadini, le loro.
Vi siete mai chiesti, per quale empirico motivo e singolare logica, ci viene addebitato l’onere relativo alla tassa sulla spazzatura? La risposta va ricercata nella nostra stupidità.
Siamo stati ingannati per decenni e, come nel gioco delle tre carte, ci hanno fatto credere di essere gli autori di una tale sciagura, e colpevolizzato dei disastri biblici, che la stessa ha causato, causa e che, in futuro, provocherà.
Alla luce della verità, è “Cesare” (l’industria), e non noi, a doversi addossare i costi di tutta la filiera dei rifiuti; dalla produzione al loro smaltimento.
E’ triste e penoso il fatto che il consumatore, accetti, senza obiettare, il pagamento dell’onere, relativo alla tassa sulla “monnezza”, ritenendolo giustificato e doveroso.
Questa, è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, indotto dal Sistema, che gioca sulla percezione falsata che ha il consumatore, di ritenersi responsabile (in prima persona), del problema dei rifiuti, per avere “impunemente” soddisfatto il suo bisogno di acquisto e le sue necessità. Il contenitore che, in seguito, trasfigurerà la sua originale funzione in quella di rifiuto, é il paradigma della colpa e, l’onere di pagarne lo smaltimento, interviene come elemento di espiazione catartica.
E se il contenitore fosse gratuito, così che il suo costo di produzione, non debba incidere sul reale valore del contenuto? Allora, in questo caso, la teoria dell’illusionismo si ribalterebbe, passando di mano a “Cesare” (l’industria) che, si dovrà fare carico (per stringente logica), dei costi relativi al suo smaltimento, avendolo prodotto a sue spese.
La spazzatura, dunque, appartiene a chi la produce e non al consumatore che acquista il bene. E su questo, non si discute.
L’industria, si deve attenere a tre regole fondamentali e ineludibili, che rientrano nelle logiche di un mercato etico e responsabile:
a) Produrre contenitori biodegradabili.
b) Diversamente, farsi carico, dei costi, relativi alla produzione, dei contenitori, imballaggi e affini, e del loro smaltimento.
c) La realizzazione di Inceneritori, discariche, trasporto dei rifiuti, bonifica del territorio e tutto l’indotto, sono di esclusiva competenza di “Cesare”.
Gianni Tirelli