
Ci aveva già pensato la casa editrice Intermezzi, con la sua campagna di ricerca di Lettori Anobiiniani, ora però il fenomeno si allarga e comincia ad attecchire anche in altre realtà editoriali, alla Giunti per esempio, che negli ultimi tempi, dopo aver inaugurato Y, la sua nuova collana Young Adult, è ora alla ricerca di giovani lettori e lettrici denominati Y Ambassadors, che avranno il compito di leggere e valutare in anteprima le uscite della collana, e naturalmente parlarne il più possibile, scatenare il passaparola.
Per alcuni versi, certamente, la cosa non ha nulla di strano, è già una prassi normale e ben consolidata quella di inviare libri omaggio per stimolare la discussione e il passaparola; quello che però è assolutamente inedito, almeno fino a qualche emse fa, è che ad essere coinvolti nell’iniziativa non siano più soltanto i giornalisti, ma anche i comuni lettori.
Personalmente questo fenomeno non mi convince del tutto, anzi, potrei quasi dire che mi infastidisce, un fastidio che probabilmente deriva dal carattere di gratuità che ha questa prestazione lavorativa: sì, perché seppur leggere libri in anteprima del genere o dell’autore che più ci piace sia fondamentalmente una cosa che facciamo con piacere, resta essenzialmente un lavoro e come tale va pagato.
Un mio amico una volta, proprio parlando di questo genere di cose, scriveva: “Mio nonno faceva il meccanico, ed era la sua grande passione: fare il meccanico lo divertiva. Un uomo fortunato. Ma non per questo non si faceva pagare”. Non è ragionevole? E allora perché noi per lavorare nel mondo dell’editoria, mondo che ci affascina e attività che ci appassiona, dobbiamo accettare stage e collaborazioni gratuite o, quando va bene, mal pagate.
So che di questi tempi questa storia degli stipendi non va molto di moda, soprattutto nel mondo dell’editoria, ma non per questo dobbiamo far finta che sia normale. Insomma, forse è ora di dire basta a questo genere di cose, forse è di sviluppare una cosa che un tempo si chiamava coscienza di classe, e che ha permesso in tempi lontani di guadagnare faticosamente tutti i diritti che ora ci tolgono con il sorriso sulle labbra.
malinca
03 mar 2010 - 11:58 - #1Purtroppo l’argomento stipendi è un tema molto di moda… Mi piacerebbe veramente tanto collaborare con la Giunti Editore, ma onestamente sono stanca di essere sfruttata. Fare un lavoro che si ama è una fortuna; ma con la passione, ahimè, non si mangia.
Concordo perfettamente con te.
mrsmog
03 mar 2010 - 14:13 - #2Completamente d’accordo con Coccia.
Vorrei aggiungere anche che da tempo e’ diventata una pratica molto diffusa, anche tra le case editrici piu’ grandi e note (e in verita’, come sappiamo un po’ tutti, non sono nel settore editoriale), quella di mandare avanti le redazioni delle collane con il lavoro di uno spropositato numero di stagisti e stagiste non pagati o quasi, che rimangono stagisti letteralmente per anni e anni. Oltre ad essere un’abitudine palesemente ingiusta, e’ evidente che quest’abitudine non giova alla qualita’ dei prodotti messi sul mercato. Coloro che sono disposti e che si possono permettere di lavorare gratis non per forza sono le persone piu’ competenti e piu’ indicate a svolgere un determinato incarico.
Elayne
03 mar 2010 - 15:04 - #3Sottoscrivo ogni parola.
federico-novaro
03 mar 2010 - 18:16 - #4anch’io sottoscrivo e anche aggiungerei che lo trovo pure un po’ inquietante. Qui non è solo questione di stagisti e precari, è anche un tentativo subdolo di marketing virale particolarmente insinuante.
Parliamo di un pubblico molto giovane, magari non attrezzatissimo.
Sin da Ottobre si trovava Y in giro sui forum, qui per esempio
http://geniv.forumcommunity.net/?t=31953264
un saluto
fn
federico-novaro
03 mar 2010 - 18:19 - #5scusate, era un’altro il link che volevo dare, eccolo
http://pensieritatuati.forumcommunity.net/?t=32172463
emilyandherlittlepinknotes
18 ago 2010 - 14:14 - #6Da un pò gestisco un blog in inglese e posso dire che la pratica è molto diffusa cioè gli uffici stampa degli editori/scrittori mandano i c.d. ARC a vari bloggers così che si crei una sorta di “tam tam” intorno ai titoli, magari anche alle c.d. debut novel sui cui nessuno vuole investire e che altrimenti nessuno comprebbe.
I comuni lettori scrivono recensioni per passione, se sono bravi e convincenti li si ascolta, io scelgo il 90% dei titoli che leggo su raccomandazione dei bloggers (uno su tutti http://angieville.blogspot.com/).
Ci sono bloggers che hanno 14-16 anni e sono seguitissimi, è normale che un adolescente chieda consigli ad un altro adolescente.
Da un pò ho iniziato anche un blog in italiano http://lamiatestafralenuvole.com/ (a gratis cioè non ci guadagno niente, non sono affiliata a nessuno), lo faccio per passione, se la Giunti o altre case editrici volessero mandarmi dei libri gratis credete che direi di no? Li accetterei e nella recensione scriverei “Ho ricevuto questo libro a titolo promozionale da XXX” come si fa all’estero.
I libri costano, non troppo ma io spendo minimo 100 euro al mese.
Purtroppo c’è una bella differenza tra meccanico e giornalista/giornalista/fotografo/artista/musicista … nessuno farebbe il meccanico a gratis perchè evidentemente non è divertente abbastanza, mentre a tanti piace scrivere/fotografare (e pensate al’impatto di Flickr sui redditi dei fotografi professionisti)/ cantare … nel mezzo c’è il meccanismo di regolazione più vecchio del mondo: mercato aka domanda/offerta