
Qualche giorno fa vi ho parlato di una misteriosa intervista a Philip Roth pubblicata da Libero e ripresa dal Corsera che si è poi rivelata inventata, contemporaneamente si sta scatenando una dura polemica contro la direzione del TG1, rea di aver sostituito, nell’ambito di un servizio sul caso Mills, il termine “prescritto” con “assolto”: pare proprio che il giornalismo nostrano non se la passi molto bene.
Oggi vi voglio segnalare un altro episodio che, almeno a mio parere, testimonia ulteriormente lo stato di salute precaria del nostro giornalismo, si tratta della pubblicazione del Libro dei fatti 2010, un almanacco “bestseller”, curato dalla agenzia di stampa Adnkronos, che da 21 anni ripercorre l’anno precedente la pubblicazione registrandone gli accadimenti più importanti, quelli che hanno segnato il 2009 giorno per giorno: dalla tragedia del terremoto dell’Aquila fino alla pioggia di medaglie dei mondiali di nuoto, fino alla morte del re del pop Micheal Jackson.
Divenuto ormai una tradizione, il Libro dei fatti è un almanacco certamente interessante, curioso, magari anche utile da tenere sotto mano o da lasciare in bagno per le letture veloci, ma sicuramente non è una pubblicazione aproblematica, richiede una certa imparzialità e un certo controllo, non possiamo infatti fare a meno di chiederci chi ci sia dietro la selezione dei fatti più importanti dell’anno e del loro commento.
Qualche dubbio infatti mi è venuto leggendo il lancio sul sito della Adnkronos, che pubblica insieme all’articolo un piccolo capture dall’interno del libro che ritrae un breve articolo sul terremoto in Abruzzo. L’articolo inizia con un attacco in impeccabile stile giornalistico “Alle 3.30 del 6 aprile un terremoto di 6.2 gradi della scala Richter porta morte e devastazione nella provincia dell’Aquila“, ma non termina affatto nello stesso modo affermando che “Il governo Berlusconi vince la sfida, riuscendo a costruire in tempo record le case per gli sfollati“, un’affermazione se non altro discutibile.
Ora, se le ultime proteste della popolazione dell’Aquila (in primis la protesta delle chiavi) non sono frutto di allucinazioni collettive, se è vero, come molti reportage giornalistici hanno testimoniato, che negli alberghi della costa ci sono ancora quasi 10mila persone, allora quest’ultima frase non corrisponde affatto alla verità. Certo si tratta solo di una frase, ma qualcosa mi fa pensare che non sia l’unica.
Voi che ne pensate? Sono io che esagero nella puntigliosità e mi lascio influenzare troppo dalle mie idee personali o è l’idea di giornalismo e di obiettività che ultimamente in Italia ha qualche problema?
paola borgonovo
02 mar 2010 - 12:41 - #1i giornalisti oggi lavorano in fretta. tra i professionisti della scrittura sono i più esposti al pressapochismo e al luogo comune. (cioè è prima una questione di scarsa professionalità che di dolo o partigianeria). è un triste paradosso dei nostri tempi (in questo Travaglio ha avuto/ha ragione: la scomparsa dei fatti)
inciampando-sulle-acque
02 mar 2010 - 14:52 - #2C’è qualche collegamento con “Il Libro dei Fatti” edito da Adkronos e il “World Factbook” della CIA?