L'inedito di Hemingway. Un intrigo letterario, di David Belbin e un ragionamento sulla scrittura metaletteraria

pubblicato: mercoledì 24 febbraio 2010 da Andrea Coccia

L'inedito di Hemingway. Un intrigo letterario, di David Belbin Sarà nelle librerie a partire da domani, edito da Isbn Edizioni, il libro L’inedito di Hemingway. Un intrigo letterario, un bizzarro e fantasioso romanzo sulla falsificazione letteraria scritto da David Belbin, scrittore inglese di narrativa young adult al primo esperimento nel romanzo per adulti.

Al centro del romanzo c’è Mark Trace, un aspirante scrittore il cui miglior talento è imitare lo stile dei grandi maestri della narrativa e che, proprio grazie a questa dote naturale di vampirizzazione stilistica, scrive un racconto in stile hemingwaiano talmente veritiero da essere ritenuto un inedito del grande scrittore americano, dando così avvio ad un intrigo molto pericoloso e complesso.

Ancora una volta, come spesso capita nella produzione letteraria contemporanea (ultimi esempi di questo tipo sono La promessa di Lello Gurradoe L’ultimo libro di Zivkovic, già recensito su queste pagine), in questo romanzo di David Belbin la Letteratura e i suoi meccanismi diventano i protagonisti della costruzione narrativa, in una sorta di opera metaletteraria che ragiona su se stessa.

Ci sarà un motivo dietro questo proliferare di scritture “autoriflettenti” o è semplicemente un caso? Personalmente nutro il sospetto che questa vena metaletteraria abbia come causa generante il proliferare della scrittura “appresa”, vale a dire la sempre maggior esposizione degli aspiranti scrittori alle scuole di scrittura creativa che, illustrando e analizzando le strutture narratologiche che stanno alla base del funzionamento di un racconto, spingono gli scrittori a ragionare sempre di più sui propri strumenti, piuttosto che sull’oggetto del loro rappresentare. Voi che ne pensate?

David Belbin
L’inedito di Hemngway. Un intrigo letterario
Isbn Edizioni
euro 15

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Commenti dei lettori

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  • Bizarre

    08 mar 2010 - 17:10 - #1
    0 punti
    Up Down

    Alla tua domanda potrei rispondere con un’altra: perché tu, recensendo il libro, ti soffermi su una questione generica sull’approccio metaletterario dell’autore, senza dire se e quanto il libro è riuscito, interessante, godibile per un lettore che voglia semplicemente leggere una storia che gli comunichi qualcosa?

    A me il libro non è dispiaciuto, ha un ottimo ritmo narrativo e riesce ad essere simultaneamente romanzo di formazione, stori(ell)a d’amore e giallo. Sulla questione che poni, potrei essere in generale d’accordo, ma non credo che sia il caso di Belbin, che non è un autore giovane (benché esordiente sul romanzo ‘adulto’).

    Saluti.

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