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Cercasi lettori "forti"

Pubblicato: 18 feb 2010 da lara

tanti libri impilati

La casa editrice Intermezzi, giovane realtà esistente dal 2008, cerca 50 lettori forti a cui sottoporre le proprie opere. Tra i requisiti per essere selezionati figura l’iscrizione ad aNobii e la partecipazione a blog e forum di discussione sui libri.

L’idea è quella di creare un canale di promozione basato sul passaparola. Niente da obiettare, soprattutto considerata la serietà che la piccola casa editrice (con all’attivo otto titoli, tra cui anche esordienti) ha dimostrato da subito. Intermezzi, infatti, non chiede alcun contributo per la pubblicazione, cosa che, in questi tempi, appare oltremodo straordinaria.

Ai lettori scelti verrà quindi chiesto di parlare in giro dei libri letti, ovviamente nel caso in cui li abbiano ritenuti degni di essere promossi. E allora fatevi avanti amanti della lettura e partecipate al bando. Se verrete selezionati potrete gustare gratuitamente i titoli della casa editrice (la cui qualità ho potuto constatare) e aiutare allo stesso tempo una coraggiosa realtà editoriale.

Foto | Flickr

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32 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di lordmax

    lordmax

    18 feb 2010 - 12:44 - #1
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    Ma li fanno in digitale?

  • Shinken

    18 feb 2010 - 12:46 - #2
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    È prevista l’ edizione in formato digitale?

  • Profilo di chiarafattori

    chiarafattori

    18 feb 2010 - 13:24 - #3
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    Salve, sono Chiara Fattori di Intermezzi. ringrazio booksblog della segnalazione.
    Per quanto riguarda il digitale, la nostra casa editrice si sta organizzando per rendere disponibile in formato e-book tutto il catalogo, speriamo di poter uscire con i primi titoli già nei prossimi mesi. Al momento è disponibile solo la versione cartacea.

  • Profilo di inciampando-sulle-acque

    inciampando-sulle-acque

    18 feb 2010 - 14:30 - #4
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    Questa è una bella notizia. Finalmente una casa editrice che sfrutta aNobii in maniera intelligente (a differenza di Longanesi).

  • Pipischella

    18 feb 2010 - 17:20 - #5
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    E bravi, voi di Intermezzi. Così vi fate fare gratis da lettori ignari quello che le agenzie di viral marketing vi farebbero a pagamento… Lo sapete che lo farebbero molto meglio, vero? Ci sono dei professionisti per queste cose, non lettori ignari da sfruttare.

  • Pipischella

    18 feb 2010 - 17:26 - #6
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    E aggiungerei: “non chiede alcun contributo per la pubblicazione, cosa che, in questi tempi, appare oltremodo straordinaria”
    Fino a prova contraria NON SI DOVREBBE dare un contributo per poter pubblicare, ma si dovrebbe venir PAGATI dalla casa editrice. Io ho sempre preteso di essere pagata per quel che scrivo, anche pochi euro, ma pagata. Il lavoro intellettuale è un lavoro!

  • laraf

    18 feb 2010 - 17:36 - #7
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    Lo so che NON SI DOVREBBE dare nessun contributo, ma la realtà è ben diversa e moltissime case editrici italiane (non solo le piccole) chiedono il famigerato contributo spesso sottoforma di acquisto di copie da parte dell’autore. Sulla Guida agli editori che ti pubblicano edita da Delos books troverai un gran numero di esempi. E poi il passaparola esiste da sempre e Intermezzi non fa altro che spedire ad alcune persone dei testi senza alcun vincolo. Continuo a non vederci niente di male. Mandare avanti una casa editrice ha dei costi elevati e ognuno si ingegna come può. Tra l’altro i patti mi sembrano molto chiari, perciò non vedo perché chiamarli lettori ignari…

  • Profilo di inciampando-sulle-acque

    inciampando-sulle-acque

    18 feb 2010 - 18:28 - #8
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    @Pipischella:
    L’agenzia che, secondo te, “farebbe meglio” il lavoro, lo farebbe anche in maniera più disonesta. Chi viene scelto non firma nulla e se un libro non gli piace, è libero di dirlo. Il fatto, poi, che i lettori non vengano pagati lo dici tu: ricevi un libro gratis o sbaglio?

    E, fidati, nessuno degli aNobiiani che ha inviato la richiesta è convinto che tutto ciò sia per beneficenza. Intermezzi lo fa per farsi conoscere meglio, ciò è palese, e non vedo cosa ci sia di male.

    Ce ne fossero di case editrici che fanno qualcosa del genere, invece di appoggiarsi a pratiche disoneste di viral marketing.

  • Pipischella

    18 feb 2010 - 18:44 - #9
    0 punti
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    Laraf, mi spiace, ma ti sbagli. Quello che loro propongono di fare è viral marketing. Ed è una professione. Infatti selezionano i lettori tra i più attivi in rete. E spacciano per premio quella che è un’attività da retribuire. Come lo so? Perché ogni tanto la faccio. E mi pagano per farla. E io se seleziono qualcuno che lavori con me, lo pago per farla. E conosco benissimo l’elenco delle case editrici che chiedono un contributo, anche sotto forma di copie da acquistare e le evito come la peste. La colpa se le cose vanno così è anche nostra. Se uno lavora, si DEVE far pagare, non sottostare a questi sfruttamenti.

    Operazione Lettori forti? Lascia che te la traduca io, che sono del mestiere:
    1. Sperare che per trovarne 50 rispondano almeno in 200. Così abbiamo un database di 200 letttori profilati, con indirizzo anobii per giunta. Se hanno qualche altro social network attivo, non guasta. Abbiamo mail, età, sesso, preferenze… un profilo insomma. ORO per le agenzie di comunicazione e pubblicità.
    2. Una volta raccolte le risposte, fare la selezione, che è identica a una selezione del personale, e trovarne 50 buoni, opinionisti già attivi e rispettati in rete. (io sarei perfetta per questo profilo, ma come ho detto, le case editrici, e non solo loro, mi pagano perché questo è UN LAVORO)
    3. Mandare al massimo due libri (spesa minima, massimo ricavo)
    4. Sperare che avviino un passaparola (cosa che sì esiste, ma che se è fatta come è richiesta dal loro bando, lo ripeto è UN MESTIERE che richiede anche molto tempo, cura, attenzione… Se è spontanea, è ben altra cosa)
    5. I lettori parlano bene, altrimenti non mandiamo loro altri libri. Se uno non funziona, lo si sostituisce con uno degli altri partecipanti. E via dicendo.

    Ora, io su Booksblog ci vengo perché mi piace, non faccio viral qui. Anche perché quando capita lo faccio in altri campi letterari, non quelli trattati da questo blog. Per questo vi spiego senza problemi che questa operazione sfrutta lettori ignari perché si spaccia per un PREMIO quello che è uno SFRUTTAMENTO gratuito di skills che vanno retribuite. E vi spiego senza problemi come funziona il mio lavoro, tanto non lo vengo a fare qui.
    Io pubblico ogni giorno decine e decine di post su tutti i social, sui blog e sui forum, ho identità rispettate dai forumisti da anni. Molti di loro sanno che mestiere faccio, spesso lo dico io stessa nei post. Tipo: vi sto dando un’informazione per pubblicizzare questo. Cerco di essere trasparente e professionale. Nonché completa.
    Questi editori si renderanno conto presto che, per quanto l’utente possa essere forte, non può perdere tutta la giornata; ne ricaveranno… due post a testa per due libri ciascuno? Fanno 200 post. Lo sapete quanto risparmiano a NON PAGARE 200 post?

    Una casa editrice è difficile da mandare avanti? Credi che non lo sappia? Ho provato ad aprirne una… E sai perché ho chiuso? Perché sono onesta e chi lavora per me IO LO PAGO.
    Con quello che richiedono per partecipare a questo “bando”, ci si compila un bel curriculum e si manda alle agenzie di comunicazione, viral e non, e si viene assunti. Oltretutto, pure esigenti.

  • Pipischella

    18 feb 2010 - 18:50 - #10
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    Le pratiche di viral marketing non sono disoneste. Altrimenti non esisterebbero corsi di viral marketing in tutta Italia. E’ un malinteso la diceria che le vuole disoneste. Il viral marketing non è pubblicità occulta. Come spiego nel mio post precedente, da ormai un paio di anni il viral si presenta come informazione pubblicitaria. Spesso viene confuso con lo spam. Ma non è la stessa cosa. Si chiama “Viral” perché si trasmette, come un virus, grazie al passaparola. Ma viene avviato da un’informazione corretta, trasparente, completa.

    Pagati con un libro che in libreria costa dieci euro e alla casa editrice ne costa la metà? Per favore, siamo seri… Mi pare molto più disonesto spacciare qualcosa per ciò che non è.

  • Profilo di inciampando-sulle-acque

    inciampando-sulle-acque

    18 feb 2010 - 19:06 - #11
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    «Lascia che te la traduca io, che sono del mestiere»

    Ah, ok, ora capisco perché tanto fervore. E continuo a ripetere che un’operazione del genere messa in mano a quelli del mestiere diventa disonesta.

    Se una casa editrice ti dà un libro da leggere e a te non piace, sei autorizzato a prenderti i soldi e scrivere in giro che chi ha scritto il libro doveva piantar patate? No. Per questo diventa disonesto. Il punto è proprio che qualcuno ti paga per fare ciò che vuole tu faccia.

    Il libro che mi inviano non è un pagamento vero e proprio? Verissimo, ma il lavoro che mi si chiede non è neppure un lavoro vero e proprio. Per leggere, leggo comunque; mi arriva un libro gratis e mi si chiede di dire la mia (cosa che su aNobii quasi tutti fanno). Qual è la fatica per cui devo voler essere pagato?

    «Lo sapete quanto risparmiano a NON PAGARE 200 post?»

    E lo sai quanto me ne frega sapere quel che risparmiano? Non sono mica io a fare i conti in tasca loro! Il fatto che loro risparmino non autorizza la mia coscienza ad esigere soldi per qualcosa che mi piace fare.

    P.S.
    Non venire a dire che qualcosa è onesto solo perché non è illegale. Tante cose illegali sono oneste e un numero ancor maggior di cose legali sono disoneste.

  • Pipischella

    18 feb 2010 - 19:41 - #12
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    Cioè mi stai dando della disonesta… Va bene. Sappi che il viral marketing informa, non recensisce, tanto per cominciare. Non dà opinioni, segnala uscite. Se qualche agenzia le dà, sono fatti loro. Allora ci sto, loro diventano disonesti.

    Sei libera di pensare quel che ti pare, ovviamente. Il mio fervore sta nel come ci si caschi. A te sembra un favore perché risparmi 10 euro. Loro ne risparmiano circa 2000-3000. Come i colonizzatori che si compravano gli indiani con gli specchietti.
    E a questo punto, se ti sta bene lo stesso, sei libera. Però bisogna essere consapevoli del quadro completo per essere liberi di accettare o meno.
    Che non ti pagano per qualcosa che non sembra un lavoro a te, non significa che un lavoro non lo sia. Al livello richiesto da quel bando, ci vuole tempo da investire, diventa un lavoro.
    Se una cosa del genere l’avessero fatta quelli di Mondadori o di Rizzoli, l’avreste boicottata, probabilmente. Però no, questa è una piccola casa editrice, allora sono autorizzati a non pagare per un servizio che chiedono in cambio di un libro.

    Sai che c’è? Ho pubblicato più di un libro e sono stata trattata meglio, molto meglio, dai presunti “squali” che dai presunti “aiutiamoci a vicenda” delle piccole case editrici. E non parlo di soldi, ma di rispetto, di modi, di tentativi di fregarmi. Di riguardo per un lavoro intellettuale che ormai più nessuno riconosce come lavoro.

    A me sta bene tutto, purché non si usino due pesi e due misure.
    E chiudo, tanto siete talmente prevenuti con la gente che fa il mio mestiere (uno dei tanti che devo fare per pagare l’affitto, visto che con quello che scrivo in Italia non campo) da non sprecarvi nemmeno a cercare di capire in cosa consiste davvero.

  • Profilo di inciampando-sulle-acque

    inciampando-sulle-acque

    18 feb 2010 - 20:43 - #13
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    Sono un uomo, ma non importa…

    «Sappi che il viral marketing informa, non recensisce, tanto per cominciare. Non dà opinioni, segnala uscite.»

    E allora ti sei già spiegata sul perché il viral marketing non potrebbe sostituire la proposta di Intermezzi. Non ti si richiede semplicemente di segnalare un’uscita, ti si chiede un parere (feedback).

    «A te sembra un favore perché risparmi 10 euro. Loro ne risparmiano circa 2000-3000. Come i colonizzatori che si compravano gli indiani con gli specchietti»

    A me sembra un favore perché io leggerei comunque, e tirando in ballo i 2000-3000€ ancora ti fossilizzi sul fatto che io dovrei fare i conti in tasca loro.
    Per quanto riguarda il paragone con gli indiani, cadi ancora: loro qualcosa ci perdevano, io non ci perdo nulla e ci guadagno un libro.

    «Che non ti pagano per qualcosa che non sembra un lavoro a te, non significa che un lavoro non lo sia. Al livello richiesto da quel bando, ci vuole tempo da investire, diventa un lavoro»

    Chiederesti alla Barilla di essere pagata per la pasta che mangi? Eppure ti chiede un tempo da investire. Io sono un lettore comunque, e non devo mettere in campo delle “skills” (che tristezza): faccio ciò che comunque farei senza essere pagato. Ci perdo qualcosa? No. Se io non avessi mai letto di questa operazione, sarebbe cambiato qualcosa? No, avrei continuato a leggere gratis.

    «Se una cosa del genere l’avessero fatta quelli di Mondadori o di Rizzoli, l’avreste boicottata, probabilmente. Però no, questa è una piccola casa editrice, allora sono autorizzati a non pagare per un servizio che chiedono in cambio di un libro»

    Se una casa editrice maggiore avesse fatto la stessa identica cosa, sarei stato ancor più contento visto il numero più alto di autori. Non me ne frega niente se è la Intermezzi, la Mondadori o Gesù Cristo in persona: ciò che mi importa è leggere qualcosa di buono.

    «Ho pubblicato più di un libro e sono stata trattata meglio, molto meglio, dai presunti “squali” che dai presunti “aiutiamoci a vicenda” delle piccole case editrici. E non parlo di soldi, ma di rispetto, di modi, di tentativi di fregarmi»

    Perdonami, allora alla causa del tuo fervore va aggiunto anche questo rancore profondo. Mi stai convincendo sempre di più che le tue motivazioni siano illogiche.

    «E chiudo, tanto siete talmente prevenuti con la gente che fa il mio mestiere (uno dei tanti che devo fare per pagare l’affitto, visto che con quello che scrivo in Italia non campo) da non sprecarvi nemmeno a cercare di capire in cosa consiste davvero»

    Io so cos’è il viral marketing e se lo posso accettare in certi casi, non posso accettarlo nel caso di recensioni e passaparola sul valore del libro, che è ciò che richiede Intermezzi.

  • Shinken

    18 feb 2010 - 22:06 - #14
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    @Chiara Fattori

    A nome dell EBook Club di Genova e a nome di tutte le altre sezioni d’Itlaia, vorrei ringraziarla per la sua pronta risposta.
    Rimaniamo in attesa di poter apprezzare il vostro catalogo di libri digitali gli ebook (senza trattino) che speriamo saranno senza DRM e ad un prezzo adeguato ad un prodotto smaterializzato

    Luigi Marciani alias Shinken
    cofondatore del EBC Genova

  • Uno di Intermezzi

    19 feb 2010 - 09:25 - #15
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    @Shinken
    Niente DRM, don’t worry

    @Pipischella
    Secondo me hai fatto un po’ di confusione. Se proprio dovessimo fare un paragone di marketing questa è come la consegna del campione gratuito di prodotto. E se il libro non piace puoi pure parlarne male. Tu puoi parlar male di chi ti paga per fare il tuo lavoro di viral marketing? Altro punto, nessuno qua l’ha messo sotto forma di “concorso a premi”.

    Ti invito a partecipare, anche criticamente, non all’iniziativa in sé ma al gruppo anobiiano che abbiamo aperto per l’occasione: “Intermezzi Editore cerca lettori!”. Ci sono anche alcune newsletter successive che forse ti interesserebbe commentare.

    Saluti
    Manuele

  • Pipischella

    19 feb 2010 - 09:49 - #16
    0 punti
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    Buongiorno Manuele, speravo in una risposta di qualcuno dalla casa editrice.
    Non credo di aver fatto confusione. Voi non state chiedendo un libero commento, ma l’avvio di un passaparola che attivi un canale comunicativo di cui poi benefici la casa editrice. E questo è viral marketing.

    Qui ci si focalizza sul parlar bene o il parlar male, e si passa sopra al fatto che voi stiate a tutti gli effetti reclutanto personale dopo una selezione. Ho letto il bando completo sul vostro blog prima di scrivere qui.

    Inoltre non si può paragonare all’invio di un “campione gratuito” di prodotto poiché voi richiedete molte informazioni e “requisiti”. In poche parole, dati sensibili, rivendibili dopo che chi partecipa ha messo una crocetta sulla casellina “Autorizzo il trattamento”.
    Ovviamente voi assicurate i partecipanti che non lo farete. Ma alla base, il procedimento c’è.

    Mi spiace se risulto astiosa verso chi mi insulta. E mi spiace se risulto rancorosa verso di voi, ma questa operazione non mi sembra corretta. A tutti gli effetti è viral marketing, però mascherato da qualcos’altro, perché sul marketing ci sono pregiudizi da aggirare.
    Per la cronca sì, ho facoltà di essere onesta sul mio gusto personale quando promuovo un prodotto. E non starò a rivelare qui i segreti del mio lavoro e come poter accattivare il pubblico pur rivelando che si sta proponendo, che so… un trash movie.

    Ora, io non voglio mettere in dubbio la vostra buona fede. Forse proponendo ai lettori l’avvio di un passaparola allo scopo di generare un canale comunicativo su di esso basato (è questo che c’è scritto, no?) non vi siete accorti che state chiedendo qualcosa che si paga, che chiedendo di farlo gratis ammazzate il mercato e che, se qualcun altro vi seguisse, avreste tolto del lavoro a persone come me.

    Se il vostro lettore medio su anobii è questo, non grazie, non ci vengo a farmi insultare. Al di là di quello che la gente può pensare, sono un’onesta lavoratrice, una professionista rispettata, e non ho alcuna intenzione di accettare insulti gratuiti e faciloni.

    Grazie comunque per la risposta, vi fa onore.

  • Pipischella

    19 feb 2010 - 10:50 - #17
    0 punti
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    PS: ve lo spiego come se avessi sei anni - Ovviamente non vorrei mai essere pagata per la pasta che mangio, ma se la Barilla mi mandasse due chili di pasta e mi chiedesse “Avviami un passaparola su internet su quello che tu e i tuoi contatti pensate della mia pasta”, risponderei “Pagami e ti faccio questo tipo di pubblicità”.

  • Profilo di bartleby

    bartleby

    19 feb 2010 - 11:43 - #18
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    La storia della pasta francamente mi sembra un esempio molto poco calzante. Io sono assolutamente d’accordo con Pipischella, quest’iniziativa è un’operazione di viral marketing, poche storie. Sono andato sul gruppo di Anobii e ho anche letto il post da parte di Intermezzi che suggerisce ai 50 reclutati per l’esercito della lettura di scambiare i libri con tutti quelli che hanno mandato la richiesta ma non potranno rientrare nell’iniziativa. Quindi ricapitolando:
    - io lettore leggo i libri di intermezzi
    - creo un passaparola sul libro in forma gratuita. Che mi piaccia o meno conta poco, come si sa l’importante è parlare di una cosa, bene o male è solo una questione soggettiva.
    - lo faccio GRATIS
    - dato che sono entusiasta dell’iniziativa, do il libro che mi è stato inviato ad altri, così da alimentare il viral, oltretutto a spese mie.

    Complimenti a Intermezzi per avere concepito questa operazione con cui riesce a far lavorare gratis delle persone convinte di fare qualcosa di culturalmente utile. In realtà sta creando una rete di galoppini perfettamente profilati e una mailing list ricca di dati sensibili dei singoli utenti che potrà utilizzare in molte redditizie maniere.

    Per la cronaca: quando le grandi aziende organizzano i focus group, le persone selezionate per l’iniziativa, che consiste nel testare i prodotti dell’azienda e dare l’opinione da consumatori, vengono pagate. E si tratta di un processo molto simile a questo. Capisco che questa piccola casa editrice non si possa permettere operazioni di questo genere. Però trovo comunque tutto questo molto poco trasparente.

    Ciò nonostante, in bocca al lupo per tutto.

  • serendipity29

    19 feb 2010 - 14:11 - #19
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    Io non ti capisco Pischella, dico sul serio.
    L’idea di Intermezzi è semplicissima: se uno aderisce può anche recensire negativamente il libro che ha ricevuto e non è neppure obbligato a recensirlo, in teoria potrebbe anche rivenderlo a un banchetto dell’usato - per dire.
    Nelle mie esperienze di viral marketing uno assunto e pagato non può mica fare il critico: deve eseguire un lavoro e quindi parlarne bene, il più possibile e ovunque riesca ad arrivare.

    Ovviamente lo fanno per farsi pubblicità, pensare che i lettori di aNobii che aderiscono non si rendano conto di questa ovvietà significa far torto alla loro intelligenza, cara Pischella.
    Anche in questo non ci vedo nulla di male, sai. Hanno semplicemente avuto un’idea per fare viral marketing senza pagare dei professionisti: e allora?
    Come saprai meglio di me le vie del web sono infinite, se una casa editrice ha nel suo staff persone che se ne intendono di marketing in grado di sfornare idee del genere tanto meglio per loro.

    E non essere così acida, ti vengono le rughe prima dei 40 sennò.
    Baci Baci

  • serendipity29

    19 feb 2010 - 14:22 - #20
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    un’altra cosa cara Pipischella (prima ho sbagliato il tuo nome e me ne scuso)
    tra le mie tante attività recensisco libri per alcuni siti web di letteratura: nessuno di loro mi paga e non perché sia io la sfigata, solo che è un settore in cui non girano molti soldi. comunque, mi arrivano libri gratis ( e ne sono felice dato che adoro leggere) e sono libera di parlarne male, bene, così così, quellochemipare.
    ti assicuro che il 90% dei siti web di recensioni funziona così: nienti soldi, solo libri. eppure ci scrivono spesso professionisti.
    quindi…. è viral marketing poco trasparente anche questo?
    bye bye

  • Profilo di inciampando-sulle-acque

    inciampando-sulle-acque

    19 feb 2010 - 15:38 - #21
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    @bartleby:
    L’esempio della pasta può non corrispondere esattamente all’iniziativa, ma il concetto è lo stesso: voler essere pagati per qualcosa che si farebbe normalmente gratis (leggere).

    «- io lettore leggo i libri di intermezzi
    - creo un passaparola sul libro in forma gratuita. Che mi piaccia o meno conta poco, come si sa l’importante è parlare di una cosa, bene o male è solo una questione soggettiva.»
    Questo accade per *tutti* i libri su aNobii, allora. E il bello del sito è proprio questo.

    «- lo faccio GRATIS»
    Come sempre dal momento che nessuno mi paga per leggere i libri che voglio (ed è giusto così).

    «- dato che sono entusiasta dell’iniziativa, do il libro che mi è stato inviato ad altri, così da alimentare il viral, oltretutto a spese mie.»
    Questo è una proposta, non una richiesta. Non c’è scritto da nessuna parte che una volta terminato il libro, lo farai circolare.
    Inoltre, se conosci aNobii, sai che lo scambio non è un semplice bookcrossing (cosa che stai ipotizzando malamente tu), ma è un baratto: io ti do un libro che ti interessa per uno che interessa a me. Cosa ci perdo? Ancora nulla.

    Direi che questo post mostra un bello spaccato dell’avidità della gente. Chapeau.

  • Profilo di inciampando-sulle-acque

    inciampando-sulle-acque

    19 feb 2010 - 15:41 - #22
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    Up Down

    @Pipischella:
    «E non starò a rivelare qui i segreti del mio lavoro e come poter accattivare il pubblico pur rivelando che si sta proponendo, che so… un trash movie.»
    Ciò che ancora non capisci è che non c’è alcun “segreto” da mettere in atto in quanto non si deve “accattivare il pubblico”. Io posso dire la mia senza usare alcun trucco. Il giorno in cui andrai su un forum, pagata da un’azienda, e dirai che il loro prodotto è di pessima qualità e che solo un mentecatto può comprare, fammi un fischio.

  • Profilo di bartleby

    bartleby

    19 feb 2010 - 16:58 - #23
    0 punti
    Up Down

    è vero, siete avidi, Inciampando e Serendipity, e tutti quelli come voi, perché lo fate proprio perché non perdete niente. Ci perdono gli altri, quelli che perderanno il posto perché questi bravi giovani editori idealisti e d’assalto hanno inventato un metodo di fare viral marketing senza pagare nessuno. O quelli che di mestiere fanno i critici e non possono fare il loro lavoro perché c’è chi scrive recensioni gratis, quindi perché un editore dovrebbe pagare un professionista per una cosa che altri fanno gratis per hobby?
    Forse prima di sputare sentenze in maniera così arrogante e compiaciuta, dovreste provare a pensare alle conseguenze di ogni singola azione. Questo significa vivere in una società di persone.
    Peraltro: Serendipity, mi sembra di capire che anche tu ti occupi di viral marketing. Ti comunico che hanno appena scoperto il modo di risparmiare sul tuo stipendio. Potrai sempre vendere su una bancarella i libri che recensisci gratis.

  • serendipity29

    19 feb 2010 - 17:27 - #24
    0 punti
    Up Down

    carissimo bartleby
    lavoro dall’età di 15 anni e ho fatto molti mestieri oltre che la free-lance: ti assicuro che conosco perfettamente il valore del lavoro e della sua retribuzione.
    parto dal polemico: allora anche i volontari sulle ambulanze e nelle varie strutture d’accoglienza rubano un posto di lavoro a qualcuno, no? giusto, linciamoli tutti.

    sul concreto: nessuno è indispensabile, rendersi necessari è una questione di competenze e professionalità.
    non credo affatto che l’iniziativa di Intermezzi sottragga il lavoro a qualcuno. se sono bravo nel mio lavoro ci sarà sempre una azienda che mi chiamerà, che non avrà l’inventiva nè la voglia di gestire da sola questi processi come fa (non avendo soldi da spendere) Intermezzi.
    ergo: non mi spaventa per niente.

    sulle recensioni: mi permetto di farti notare che sei un po’ ingenuo. ci sono fior di giornalisti e critici che lavorano per le principali e prestigiose testate italiane che prendono se va bene 20 euro a pezzo. il sistema fa schifo e non è certo perché piccoli e (poco) visibili siti web non pagano i propri recensori.
    avanti su, analizzare la questione nei tuoi termini significa peccare di leggerezza: la realtà del mercato culturale è molto più complessa di così.
    saluti.

  • Profilo di inciampando-sulle-acque

    inciampando-sulle-acque

    19 feb 2010 - 18:34 - #25
    0 punti
    Up Down

    @bartleby:
    Probabilmente l’iniziale era la stessa, non ti so dire, ma la parola che volevi usare non era “avidi” perché con il resto della tua frase non c’entra un fico secco! ;)

    Comunque prova a contattare quelli di aNobii. Forse loro li convinci del fatto che il loro intero sito è una gigantesca opera di viral marketing! Coraggio! :P

  • Tarabaralla

    20 feb 2010 - 03:38 - #26
    1 punto
    Up Down

    Posso cambiare argomento di dibattito? Mi sono andata a spulciare le cose scritte sul gruppo di anobii dedicato e mi ha colpito questo pezzo scritto dalla casa editrice:


    Come avete capito il nostro intento è quello di cercare lettori “veri”.
    Siamo stufi del gioco inutile delle recensioni “marchetta”, del buonismo dei cosiddetti critici, degli scambi di favori incrociati.
    Ci siamo resi conto che neppure noi soci scegliamo più cosa leggere in base alle recensioni dei giornali e delle riviste accreditate.
    Senza considerare che si è creato tutto un mondo di “recensori” che chiedono decine, anzi centinaia di copie omaggio di libri per magari scrivere recensioni inutili, lette da nessuno e prive di interesse sia per i lettori che per l’editore stesso.
    Un siparietto che noi non abbiamo forza (e nemmeno interesse) di sostenere.

    A questo punto ci siamo chiesti, come scegliamo noi cosa leggere?
    E la risposta di tutti noi soci è stata la stessa.
    “Se sono curioso di un libro, vado su Anobii e vedo cosa ne pensa chi l’ha già letto”

    Mi sono chiesta: ma il ruolo della recensione, del recensore, del critico letterario, ha ancora senso nell’era dei social network? O meglio, ha ancora senso pensare alla recensione del critico letterario come ad un luogo dove si deve formare l’intenzione d’acquisto del lettore? La mia idea è che il ruolo del critico stia cambiando, ma non stia scomparendo. Il punto è il valore aggiunto che dà al suo lavoro. Come dice Serendipity è una questione di competenza.

  • Cloudy230

    20 feb 2010 - 21:18 - #27
    1 punto
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    Ciao a tutti,
    io sono un’autrice pubblicata da Intermezzi. Dopo che il mio libro è stato selezionato per la pubblicazione ho avuto modo di conoscere i soci della casa editrice, per cui leggendo alcuni dei commenti qui sopra ho provato un misto di incredulità e indignazione. Non si tratta semplicamente della riconoscenza che provo verso chi ha creduto nel mio lavoro al punto da investirci tempo e denaro (che, come voi qui sopra m’insegnate, sono molto importanti), si tratta anche dell’aver constatato che i titolari della casa editrice svolgono il loro lavoro con impegno, passione e RISPETTO per autori e lettori.
    Confesso che non avevo idea che ci fossero persone pagate per fare viral marketing dei libri, mi fa piacere averlo scoperto, così eviterò ancora di più di prendere in considerazione ciò che si scrive in internet, specie le lodi sperticate di roba che magari si rivela una schifezza.
    Cito: “Voi non state chiedendo un libero commento, ma l’avvio di un passaparola che attivi un canale comunicativo di cui poi benefici la casa editrice. E questo è viral marketing.”
    Ma quando mai? Se a qualcuno dei lettori il mio libro non piacerà, sarà libero di dirlo. C’è ancora libertà di opinione, in questo Paese, o sbaglio? La mia speranza è che, se invece a qualcuno il mio libro piacerà, lo dica agli amici o decida di regalarlo a qualcuno, invece di un Mondadori o un Einaudi… perché, dato che le piccole case editrici non possono contare su una distribuzione capillare, per comprare un libro Intermezzi ci vuole una motivazione più forte.
    Poi: “Complimenti a Intermezzi per avere concepito questa operazione con cui riesce a far lavorare gratis delle persone convinte di fare qualcosa di culturalmente utile. In realtà sta creando una rete di galoppini perfettamente profilati e una mailing list ricca di dati sensibili dei singoli utenti che potrà utilizzare in molte redditizie maniere.”
    Queste sono affermazioni molto gravi. Innanzitutto si dà per scontato che la gente sia stupida e che si faccia sfruttare (?) senza rendersene conto. Mah. Poi, utilizzare i dati sensibili dei “galoppini” (!) per profilature varie, magari vendendoli a terzi, è illegale se non c’è un consenso esplicito. Queste sono operazioni che fanno alcune società di comunicazione, non le case editrici serie, che hanno come oggetto sociale la vendita dei libri e non dei dati dei loro lettori.
    Infine, anche io recensisco gratis libri che mi vengono mandati (sempre gratis) dagli autori, perché amo leggere e sono felice di poter aiutare persone che, come me, amano scrivere, ma essendo pubblicate da case editrici piccole hanno poca visibilità: distruggetemi pure, anche io vi rubo il lavoro.

  • Pinco Tizio

    24 feb 2010 - 17:17 - #28
    1 punto
    Up Down

    Sentite, io sono quello del settore col pene più grosso, capito?

    Perciò ora mettiamo da parte le sfide (ho già vinto io) e torniamo su toni più sereni.

  • Marco Borsi

    24 feb 2010 - 22:19 - #29
    0 punti
    Up Down

    Abbisognano lettori, ma sarebbe meglio cercare insegnanti: I Lettori sono “Plurale”!
    ” Cercansi Lettori”, non “Cercasi Lettori”!
    Sarebbe meglio pagare, noooo?
    Sia i Lettori che i Correttori di Bozze ( dei quali, sicuramente, abbisognate)!

  • laraf

    24 feb 2010 - 23:06 - #30
    0 punti
    Up Down

    Caro Marco,

    usare “cercasi” con sostantivi plurali è ormai diventata una consuetudine, seppure la forma corretta resti “cercansi” (che tra l’altro trovo un po’ cacofonica). Comunque grazie per la precisazione.

    Saluti

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