Tutta da rifare. Booksblog intervista l'autrice Giorgia Wurth

Copertina del libro Tutta da rifare di Giorgia WürthI romanzi che raccontano storie d'amore non sono mai stati le mie letture preferite. Così ho cominciato a leggere il libro Tutta da rifare (Fazi) di Giorgia Wurth un po' prevenuto. Mi incuriosiva il discorso della chirurgia estetica che sapevo esserci nel romanzo. Poi piano piano sono stato conquistato dallo stile dell'autrice, prima, e dalla storia di Sole e Lorenzo, i protagonisti, che si incontrano e si separano in diversi modi nel libro, ma rimangono sempre indissolubilmente legati.

Il tema dell'accettarsi così come si è e del desiderio di volersi diversi è il filo rosso del romanzo della Wurth: le varie operazioni a cui si sottopone Sole per essere più bella (ai suoi occhi) – naso, labbra, orecchie, e poi liposuzione, gluteoplastica, malaroplastica – diventano quasi eco della domanda che pare di ascoltare ad ogni pagina: esiste veramente il modello a cui vogliamo aderire? Tutta da rifare, ben lungi dall'essere un testo per ragazzine scontente di se stesse, costituisce un momento per fermarsi a riflettere sui mille cambiamenti che si vorrebbero apportare nella propria vita (senza necessariamente ricorrere ai ferri del chirurgo) e a domandarsi cosa sia veramente importante: non sempre è tutto da rifare, sia per le donne che per gli uomini.

Abbiamo rivolto alcune domande all'autrice, Giorgia Wurth, per conoscere meglio il suo libro e il suo approccio alla scrittura, visto che questa è la sua opera prima e tutti noi la conosciamo per via della sua attività televisiva. Il booktrailer “d'autore” del libro – che potete vedere su Cineblog - è del regista Angelo Licata. Dopo il salto, l'intervista.

Nel tuo romanzo parli di chirurgia plastica: quali sono stati i passi principali che ti hanno portato a scrivere “Tutta da rifare”?
Vorrei prima di tutto precisare che non si tratta di un romanzo sulla chirurgia plastica, bensì di una lunga, tenera e, per certi versi, comica storia d’amore e di amicizia tra due ragazzini che, nei primi anni ’90 si conoscono alla scuola media e poi, in un modo o nell’altro non si lasceranno mai fino ai giorni nostri. È anche la storia di una dipendenza, o meglio, di come questa dipendenza impedisca un amore. La dipendenza dalla chirurgia estetica che Sole, la protagonista, ha da quando per la maturità chiede in regalo un paio di tette nuove, per poi continuare a desiderare di modificare il suo corpo senza riuscire a fermarsi, senza accontentarsi mai. Lo spunto mi è venuto da un fatto di cronaca vera, e cioè proprio da questa “moda” tra le giovanissime di pretendere dai genitori un seno in cambio del diploma. Ho scelto di raccontare questa storia, per certi aspetti così femminile, attraverso un punto di vista maschile, quello di Lorenzo.

Mentalità comune vuole che chi pensa alla chirurgia plastica usi poco la testa: cosa vorresti che il tuo libro dicesse a chi si è “rifatto”? E a chi invece guarda con occhi torvi la chirurgia estetica?
Guarda, io non sono un chirurgo, né un’esperta di chirurgia. Nel mio libro non c’è giudizio, c’è solo la narrazione di un cammino di trasformazione profonda delle proprie sembianze, fino ad arrivare al punto (tragico) di guardarsi allo specchio e non riconoscersi più. Quello che mi piacerebbe arrivasse a chi legge il libro, è la sensazione di capire quanto è importante riuscire a fermarsi in tempo. C’è un momento, un confine che oltrepassato non ti consente più di tornare indietro. È un punto cruciale, credo che saperlo riconoscere sia un valore enorme. La ricerca estrema della perfezione può condurre alla mostruosità. Come il non riuscire a confessare mai il proprio amore può fare molto male quando non si avrà più la possibilità di farlo perché magari ci ha pensato il destino a mettersi in mezzo.

Chi ti ispira nella scrittura?
Tutto è fonte di ispirazione, soprattutto per i miei racconti. Passo molto tempo in metropolitana e sugli autobus: lì c’è la vita vera, lì c’è la gente coi suoi problemi, la sua quotidianità e i suoi pensieri. Che spesso raccontano a voce alta, fornendoti un sacco di spunti formidabili!

Com'è stato passare dalla tv alla carta stampata? Somiglianze? Differenze?
Quando fai un film, la tua responsabilità è solo parziale: hai recitato bene, o hai recitato male. Per il resto c’è uno sceneggiatore che ti scrive cosa dire, un truccatore e un parrucchiere che ti acconciano a dovere, un costumista che ti veste, e un regista che sceglie cosa far vedere. Se scrivi un libro invece sono cavoli tuoi, dall’inizio alla fine, nel bene e nel male: se piace è merito tuo, se fa schifo pure! Una responsabilità a 360 gradi, ma anche un’adrenalina pazzesca!

Volendo “rifare” un romanzo del passato, su quale ti andrebbe di mettere la mani e riscriverlo dal tuo punto di vista?
La Bibbia. Ma solo perché, essendo il libro più venduto di sempre, da buona ligure mi sogno i diritti d’autore!

Secondo te chi sono più vanitosi: i maschietti o le femminucce?
Dipende dal contesto in cui ti trovi: in palestra per esempio decisamente i maschietti, che passano metà del tempo a fissarsi i muscoli nello specchio, in bagno invece le femminucce che ci si barricano dentro anche per ore!

Consiglia ai lettori di Booksblog un libro da leggere e uno da evitare...
Consiglio assolutamente Memorie di un nano gnostico di David Madsen. Non sconsiglio niente perché i libri, sempre e comunque, vanno prima letti.

Giorgia Wurth
Tutta da rifare
Fazi, 2010
pp. 169, euro 16

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