A proposito di iPad, di Stephen Fry /1

Stephen Fry

Stephen Fry è un eccellente scrittore umoristico inglese, autore di romanzi molto amati come Il bugiardo, Hippopotamus e Le palle da tennis delle stelle, ma conosciuto anche e forse soprattutto come attore, specie per il commovente ruolo del comico tv di V per vendetta.

Meno conosciuta, finora, era la sua passione spasmodica per i prodotti Apple. Sul suo blog ufficiale, Stephen Fry ha scritto un lunghissimo saggio sull'iPad, il nuovo tablet/ebook reader di Cupertino. Se qualche giorno fa abbiamo pubblicato l'apologia di Kindle a cura del suo produttore Amazon, stavolta abbiamo pensato di tradurre l'opinione di un eccellente scrittore come Fry sull'apparecchio che promette (o minaccia) di riscrivere le regole dell'editoria libraria e periodica per i prossimi decenni.

È un elogio senza limiti, da vero e proprio innamorato pazzo, benché tratteggiato con leggerezza e ironia. Il fatto che a scriverlo sia stato un romanziere di fama mondiale come Stephen Fry è un ottimo biglietto da visita per il lettore di ebook di casa Apple, nonché probabilmente l'ennesimo esempio del marketing geniale di quel genio di Steve Jobs. Se Stephen Fry sia stato pagato, blandito o semplicemente conquistato dall'iPad non è dato saperlo con certezza. Di sicuro usa tutta la sua arte letteraria per tesserne le lodi, e una pubblicità migliore di un'articolessa piacevole e divertente come questa non poteva essere imbastita. La pubblichiamo in versione integrale e a puntate qui su Booksblog, dopo il "continua". Il resto, domani e dopodomani.

A PROPOSITO DI IPAD
di Stephen Fry (28 gennaio 2010)

Per la prima volta ho partecipato alla riunione della Chiesa di Apple per il lancio di un nuovo prodotto. Ho visto quelle passate scaricandone i filmati in Quicktime, e mi sono sempre meravigliato quando il capo di Apple se ne steva lì in piedi di fronte a una folla di fedeli in adorazione ad annunciare il passaggio alla Intel, la nascita dell'iPod, il miniMac, l'iTunes Store, OSX, iPhoto, l'iMac a collo di cigno, lo Shuffle, i negozi Apple, l'iPhone, il powerbook in titanio, Garageband, l'App Store e tanto altro. Stavolta però mi sono finalmente deciso. Sono venuto a San Francisco per il lancio dell'iPad. Oh, che gioia.

La giornata di oggi ha avuto una speciale risonanza. Di fronte alla sua famiglia, agli amici e ai suoi colleghi si è presentato l'uomo che ha fondato la Apple, è stato licenziato dalla Apple ed è tornato a guidare la Apple verso una grandezza, un'ampiezza e un'influenza che nessuno sulla terra avrebbe mai immaginato. Eppure un anno fa, ormai è noto, era seria la possibilità che Steve Jobs non sopravvivesse fino al 2010 per vedere la nascita della sua ultima creatura.

Con introiti da 15,6 miliardi la Apple è attualmente la più grande produttrice di telefoni cellulari, ha spiegato stamattina Jobs alle seicento persone, pacate ma eccitate, ammassate nello Yerba Buena Cultural Center per l'Arts Theatre. Poi ha rilasciato altre informazioni economiche meno trionfali, e alla fine siamo arrivati alla ciccia. Potete vedere tutto l'evento online, non c'è bisogno che io ve lo descriva. Ha preso un iPad e ci è venuto incontro. Dopo di che mi ha autorizzato a usarne uno personalmente.

So che alcuni gli hanno già dato un'occhiata e l'hanno giudicato niente più che un grosso iPhone e una delusione. Ho già sentito voci come queste. Nel giugno del 2007, quando fu lanciato l'iPhone, collezionai una lunga lista di «niente di che», «mah», «capirai...», «più stile che sostanza», «tutta pubblicità», «è meglio il mio HTC TyTN», «che delusione», «mi aspettavo molto di più» e reazioni del genere. Certo si può addurre a discolpa di costoro che la prima versione dell'iPhone era 2G, chiusa agli sviluppatori indipendenti e priva di GPS, copia-incolla e altre funzioni che poi sono state implementate. Né loro, né io, né nessun altro aveva previsto il cambiamento radicale che il telefono avrebbe subìto così rapidamente passando al 3G, aprendosi ad applicazioni sviluppate da terzi, implementando bussola e GPS fino a diventare leader del mercato. Anche se fosse stato un disastro commerciale e finanziario piuttosto che un successo clamoroso, l'iPhone sarebbe rimasta la più significativa innovazione della sua generazione per via degli effetti che ha prodotto nell'habitat degli smartphone. Qualcuno crede sul serio che Android, Nokia, Samsung, Palm, BlackBerry e una dozzina di altre imprese avrebbero prodotto le loro attuali linee di telefoni senza l'elettroshock a centomila volt che l'iPhone ha imposto a tutto il mercato?

Anche se non hanno potuto ignorare i TRE MILIARDI di applicazioni downloadate in due anni (mezzo milione di applicazioni scaricate al giorno, più o meno), come hanno potuto non accorgersi di quanto questo apparecchio fosse meraviglioso, splendidamente realizzato, potentissimo e capace di evolversi in qualcosa di straordinario? Io vedo le stesse qualità nell'iPad. Come il primo iPhone, l'iPad 1.0 è Giovanni Battista che prepara la via a ciò che verrà; ma proprio come l'iPhone 1.0 (e come Giovanni stesso) l'iPad 1.0 è abbastanza fantastico in sé perché si possa classificarlo come un oggetto straordinariamente eccitante, uno di quelli che desideri avere SUBITO e che quest'anno non verrà eguagliato da nessun altro prodotto. Prossimamente, quando saranno implementate due telecamere per la videoconferenza, il GPS e chissà cos'altro (un sintonizzatore-registratore HDTV 1080 e un nano proiettore, per esempio) e quando l'iBook store avrà registrato il centomilionesimo download e gli utenti inventeranno per l'iPad migliaia di accessori e periferiche che noi oggi semplicemente non riusciamo nemmeno a immaginare - quando questo accadrà sembrerà così naturale e inevitabile che i signor no e gli scettici di oggi si dimentichino di aver mai dubitato delle sue potenzialità.

(Continua...)

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