
Prendo spunto da una dichiarazione dell’Aie alla Stampa, dove giustamente si fa il punto sul fenomeno delle librerie in cui si va (anche) per mangiare.
“L’abbinamento tra lettura e cibo - spiega Giovanni Peresson, direttore dell’Ufficio studi dell’Aie, l’associazione degli editori - è una delle esperienze più riuscite del fare libreria negli ultimi anni. Al libraio serve per sostenere i costi, al cliente per ribadire che la lettura è un piacere come gli altri, per esempio il mangiare”.
Così ad esempio si cita l’esempio della libreria-wine bar Bibli di Roma, o di Libri e caffè a Milano. Ma davvero questo potrebbe essere un’ancora di salvataggio delle librerie (anche quelle più piccole) in crisi? Il punto di vista è originale direi.
Anche se il fatto che per sopravvivere economicamente non si deve puntare solo sul libro mi fa un po’ tristezza.
Via | La Stampa
Foto | Flickr
lordmax
28 gen 2010 - 18:09 - #1Temo che volenti o nolenti tutte le attività commerciali non di base (alimentari e tabaccai) dovranno cambiare in qualcosa di diverso.
Le librerie sono solo le prime a doverlo fare.