L'ipnotista: intervista al traduttore Alessandro Bassini

L'ipnotista, di Lars Kepler

L'ipnotista di Lars Kepler, il promesso best-seller del 2010, sta cominciando a vendere un ragguardevole numero di copie. Booksblog ha incontrato il traduttore italiano Alessandro Bassini, già docente di Letterature scandinave contemporanee all’università di Milano, e ha chiacchierato con lui di Lars Kepler, di Stieg Larsson, della letteratura scandinava contemporanea, dei legami con la letteratura russa, e naturalmente de L'ipnotista e dei suoi futuri seguiti.

Alessandro, gli autori de L'Ipnotista dicono di aver usato un linguaggio molto semplice e comprensibile. Parafrasando il famoso spot, ti piace vincere facile?
Non proprio. È vero che L'ipnotista ha uno stile molto secco e paratattico, senza troppi orpelli di stile. Ma il problema, traducendo, è fare in modo che questa "semplicità" non diventi "piattezza". Deve emergere chiaramente l'intenzione degli autori, cioè dare vita a un narratore esterno non-onniscente, che si limita a ripetere quello che dicono i personaggi e a descrivere quello che vedono, scendendo di rado nei loro pensieri, a meno che non siano sotto ipnosi... I pensieri della stessa Joona Linna, per esempio, restano avvolti nel silenzio.

Sei di quelli che leggono tutto il romanzo prima di cominciare a tradurlo, o procedi pagina dopo pagina?
Nel caso de L'ipnotista, per ragioni di tempo, ho iniziato a lavorare prima di aver terminato la lettura; ma mi è servito molto anche da stimolo.

E di solito?
Cerco sempre di leggere i libri integralmente prima di cominciare una traduzione. È importante avere anche una buona padronanza di tutta l'opera dell'autore.

Secondo te Lars Kepler è davvero il nuovo Stieg Larsson?
Domanda trabocchetto...

È l'augurio/previsione che si sente più spesso.
Credo che Lars Kepler si sia ispirato alla trilogia di Millennium (lo si nota in alcuni passaggi e in alcuni dettagli), ma che abbia rovesciato quasi completamente lo schema di Larsson.

Cioè?
Larsson, con Lisbeth Salander, ha creato un personaggio che ricorda i grandi giustizieri della letteratura, come ha sottolineato Mario Vargas Llosa; Millennium è spesso un racconto "corale" con un occhio rivolto a problemi sociali come la violenza sulle donne, la corruzione delle istituzioni, i mass-media. Kepler fa il contrario: la vicenda è molto "intima", familiare e strutturata su tre prospettive: Erik, Simone e Joona Linna. Inoltre, e non credo sia un caso, qui si tratta di un uomo (Erik Maria Bark) che ha problemi con l'altro sesso.

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Esatto.

L'occhio sociale di Larsson - uomo notoriamente di sinistra - dipenderà forse dal fatto che un romanzo scritto da un singolo autore si presta meglio a rappresentarne l'ideologia, rispetto a uno scritto a quattro mani come L'ipnotista?
Mi sa di no. Una prospettiva politica si può esprimere anche in un romanzo scritto a quattro mani. Sarei però cauto nell'uso di categorie come "destra" e "sinistra". Larsson era un esperto di formazioni neo-naziste e notoriamente di sinistra, così come l'orientamento del giornale per cui lavorava, «Expo». Ma la scena politica svedese è radicalmente diversa da quella italiana.

Beati loro...
La socialdemocrazia svedese è diversa dalla nostra sinistra e anche il partito conservatore avrebbe poco da spartire con la destra italiana.

Da studioso e docente di letterature scandinave, come ti spieghi questa moda del thriller?
Non mi pare sia una moda. Almeno non in tutti i casi. Le letterature scandinave hanno una lunga tradizione legata al romanzo giallo. La nuova stagione della crime-novel scandinava, quella iniziata con Mankell e Nesser, segue le orme di Maj Sjövall e Per Wahllöö, due scrittori che fra gli anni sessanta e settanta pubblicarono una serie di dieci romanzi gialli con un unico protagonista: Martin Beck. Questo genere ha però oggi una diffusione impressionante. Ormai nelle librerie scandinave gli scaffali dei gialli occupano un posto a sé, spesso uguale se non superiore a quello riservato agli altri romanzi.

Sjövall e Wahllöö sono stati ripubblicati di recente da Sellerio. Il loro Martin Beck somiglia a Joona Linna de L'ipnotista?
Per ora è difficile stabilire un confronto fra Linna e Martin Beck. Dipende molto da come il personaggio di Joona Linna verrà sviluppato nei prossimi romanzi. Ne L'ipnotista, il vero protagonista è Erik Maria Bark. Linna ci viene descritto come un commissario di polizia testardo e a cui non sfugge nulla. Mi incuriosisce di più il suo accento finlandese e il suo passato, di cui ci viene detto qualcosa nel romanzo.

Ma perché tanto "giallo" in Scandinavia? Ci sono tensioni e angosce particolari da quelle parti?
Il giallo, come genere, domina trasversalmente tutto il mercato editoriale europeo e americano. Certo, la società svedese è molto cambiata negli ultimi vent'anni, soprattutto dopo la grave crisi economica e sociale all'inizio degli anni novanta, che ha portato il paese ad avvicinarsi al resto d'Europa. Più che per una inquietudine "sociale", però, mi sembra che i gialli nordici si caratterizzino per una inquietudine "esistenziale". Lo scavo psicologico è spesso il dato centrale di tali romanzi, in linea con la tradizione artistica di quei paesi. E L'ipnotista mi sembra un ottimo esempio, in questo senso.

Lo scavo psicologico scandinavo somiglia a quello tipico della letteratura russa? Voglio dire: i rapporti tra le letterature dei rispettivi paesi sono (stati) stretti come quelli politici?
Bisogna partire da un dato fondamentale. I paesi scandinavi, soprattutto la Svezia, hanno una lunga tradizione socialdemocratica; ma i partiti comunisti, che pure sono sempre esistiti, non hanno mai svolto un ruolo determinante. In Svezia non sono mai stati al governo, nemmeno in alleanza con i socialdemocratici. Lo stato regola l'economia e ha un sistema fiscale implacabile, ma il modello economico è stato per tutto il Novecento capitalista.

Per decenni però si è parlato di finlandizzazione, cioè di una pesante influenza dell'URSS sulla Finlandia, e di conseguenza su tutta l'area scandinava, che spesso sfociava in un vero diritto di veto su questioni internazionali importantissime.
Ma non dimentichiamoci che fra Russia e Svezia c'è sempre stata un'ostilità storica per il dominio sul Baltico. Lo zar Pietro il Grande fondò San Pietroburgo come "avamposto" sul Baltico proprio dopo aver strappato alla Svezia la zona a sud della Finlandia, che all'epoca era loro dominio.

Dunque, la letteratura?
Quanto alle tradizioni letterarie svedese e russa, sono comunque molto diverse, sebbene ci sia una coincidenza storica importante. Nella seconda metà dell'Ottocento queste due letterature, considerate sempre "marginali", si imposero in tutta Europa. La rivoluzione teatrale di Ibsen e Strindberg in Scandinavia è coeva al periodo del grande romanzo russo. Anna Karenina, giusto per fare un esempio, è del 1877, Casa di bambola, di Ibsen, del 1879; ed entrambe parlano di due donne che vanno contro la morale del proprio tempo. Lo scavo psicologico è certo un tratto decisivo di questo periodo in entrambi i paesi, sebbene il contesto sociale a cui viene applicato sia molto diverso.

L'ipnotista avrà otto seguiti. Chi li tradurrà in italiano?
Questo bisognerebbe chiederlo all'editore! Ovviamente mi piacerebbe continuare ad essere la voce italiana di Lars Kepler.

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