Usi e costumi si è soliti dire. Conoscere sia gli uni che gli altri è un modo per apprezzare meglio la cultura di un luogo e delle persone che lo abitano. Uta Radakovich nel suo libro Costumi tradizionali dell’Alto Adige/Südtirol (Reverdito Edizioni) ci fa compiere questo viaggio nel Sud Tirolo per mezzo di parole e immagini.
Abbiamo rivolto alcune domande all’autrice in merito al suo libro, al percorso che ha fatto per scriverlo e al significato che questo libro può avere per chi non abita in Alto Adige/Südtirol.
Qual è stata la molla che ha fatto scattare in te l’idea di scrivere un libro sui costumi tradizionali altoatesini?
Molto spesso – sia per mio diletto, ma anche per lavoro - porto abiti tradizionali dal Dirndl, cioè il costume di tutti i giorni, ai pantaloni lunghi in pelle, dal completo in loden ai Trachtenkleid, i vestiti in stile tirolese. Ho notato che questo ha sempre suscitato tanta curiosità e tante domande su cosa stessi indossando, cosa significasse ecc. Lavorando come addetta stampa, ovviamente la richiesta da parte dei miei interlocutori era sempre di inviare informazioni e materiale sull’argomento. Ma purtroppo non esisteva nulla di scritto, se non qualche testo antico e perlopiù in tedesco.



Che percorso hai seguito nel portare avanti il tuo studio?
Nel corso di molti anni ho raccolto informazioni, ho fotografato, ho parlato con molte persone. Qualsiasi occasione, feste, sagre, incontri di bande musicali, concerti ed esibizioni, dove fossero coinvolti gruppi in costume era buona per addentrarmi sempre di più nella materia. Ma sicuramente la base per tutto l’ho avuta in famiglia, sia dai miei nonni (il mio primo vestito è stato un Dirndl fatto da mia nonna), come anche da mio fratello, che suonava in varie bande musicali. E non ultimo dal fatto che ad un certo punto ho anche frequentato un corso di cucito e sono riuscita a farmi il mio costume. Un lavoro impegnativo di vari mesi, ma che mi ha fatto capire anche tutto quello che c’è dietro ad un costume!
Qual è la cosa più curiosa che hai scoperto?
Sono tantissime le curiosità legate ai costumi e alla loro storia, come ad esempio come nasce il loden (che ha bisogno di cinquanta passaggi lavorativi e quaranta giorni di lavorazione) e come il loden sia arrivato alla corte dell’imperatore austriaco. Molto interessanti sono anche i vari artigiani che producono parti o elementi del costume, come i ricami in rachide di pavone della Val Sarentino o i gioielli di granato, che proviene dalle miniere della Val Ridanna. Molto curiosi sono anche gli “ex-voto” presenti in molte chiese dell’Alto Adige, che riportano uomini e donne nei loro costumi tradizionali
… e qual è il costume che ti piace di più?
Senz’altro il più elaborato è quello della Val Gardena, ma in questo sono un po’ campanilista e devo dire che il costume di Bolzano e soprattutto del mio quartiere Gries è quello che preferisco, per la sobrietà e l’eleganza. Il più tradizionale invece è quello della Val Sarentino e il meno conosciuto, ma molto particolare è quello della Val di Vizze vicino a Vipiteno.


Il costume altoatesino: solo un qualcosa di folcloristico oppure un modo di esprimere un’identità ben precisa?
È proprio questa la particolarità del costume altoatesino, non è folclore, ma è una realtà viva, una tradizione che si tramanda da secoli e che resiste alla globalizzazione! Forse vale la pena anche sapere che in Alto Adige ci sono 116 comuni, 211 bande musicali tutte con costumi diversi, 415 cori, 52 gruppi di ballo tradizionale e 138 compagnie di “Schützen”, cioè i bersaglieri storici. Una simile varietà di costumi in un territorio così piccolo è una realtà unica, di cui tutti gli altoatesini vanno fieri. Indossare il costume significa vivere la storia, rispettare le tradizioni e la cultura locale.
Cosa può dire il tuo libro a chi non è dell’Alto Adige/Südtirol?
Il mio libro porta il lettore a compiere un viaggio attraverso i vari paesaggi dell’Alto Adige, a capire le tradizioni e a scoprire la cultura entrando nel mondo dei costumi. Il costume è parte integrante della storia, del presente e del futuro di noi altoatesini, ed è questo che vorrei trasmettere a chi viene in vacanza. Ma ho visto che il mio libro ha raggiunto anche molti altoatesini, che in molti casi hanno “riscoperto” una parte del loro patrimonio culturale. E questa è una delle più grandi soddisfazioni per me…
Uta Radakovich
Costumi tradizionali dell’Alto Adige/Südtirol
Reverdito 2009
pp. 168, illustrato, euro 29,00
Foto | Alto Adige Marketing / Alex Filz - Frieder Blickle (per gentile concessione)
Carlo72
22 gen 2010 - 09:38 - #1Madòòòòò, ma che libri sono???!!!
Cosa pensate che gliene freghi mai alla gente dei costumi del Sudtirolo?! I prossimi libri che recensirete saranno i manuali d’uso dei trattori agricoli?
robo_libri
22 gen 2010 - 09:47 - #2@Carlo72: la cultura è estremamente ramificata, così come gli interessi dei lettori e di chi scrive e recensisce. Per alcuni il libro sarà interessante, per altri meno. Questo non toglie che non se ne possa parlare. Personalmente non leggo solo romanzi e racconti.
Carlo72
22 gen 2010 - 09:58 - #3Anch’io leggo altri blog: e non mi pare che TV BLOG, per fare un esempio, recensisca programmi di folklore altoatesini.
Comunque il problema non è la varietà, ben venga. Il problema è che non scrivete niente su Stieg Larsson, Fabio Volo, Stephen King, Ken Follett, le cose che leggono le persone normali, e date spazio ai costumi tipici del sudtirolo! La mia è una critica costruttiva, eh.
lara79
22 gen 2010 - 20:24 - #4@ Carlo72 Non è proprio così, ci sono anche i tuoi beniamini :)
http://www.booksblog.it/post/5747/le-ultime-lettere-un-regalo-per-tutti-gli-appassionati-di-stieg-larsson
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