
E’ interessante a mio avviso il punto di vista offerto in un pezzo di Affari italiani sulla questione, che ormai si trascina da tempo, della crisi delle piccole librerie. Un dato di fatto, visto che ormai purtroppo chiudono anche quelle più grandi, e storiche.
L’analisi viene offerta infatti intervistando, Daniele Trevisani, esperto in formazioni aziendale, che afferma come la sconfitta arrivi dai centri commerciali. Questi si adeguano a una logica commerciale vincente: ovvero sono il contrario dei ‘negozi ad alta specializzazione’ che sono destinati a sparire se i loro proprietari non innovano la forma-negozio tradizionale, e se smettono di fare formazione (formare loro stessi e i loro addetti)
Ma il motivo di questa ‘disfatta’ non potrebbe essere un altro, ovvero le stesse scelte dei ‘lettori-consumatori’, di noi italiani, che preferiamo le grandi catene per comprare i libri? Che scegliamo i libri secondo una logica sempre più commerciale, e siamo uno dei tanti lettori-numeretto in fila per comprare il best seller (o long seller, o mainstream che dir si voglia) perché non abbiamo più tempo per occuparci della qualità delle nostre letture?
Via | Affari Italiani
Foto | Flickr
Clakly
07 gen 2010 - 19:26 - #1Le piccole librerie vanno in crisi non solo perchè molte persone per sembrare acculturate comprano i bestseller mondiali, ma anche perchè spesso queste librerie sono poco fornite. Parlo per esperienza personale, una volta per non andare alla Mondadori che è lontana da casa mia, ho girato per tutte le piccole librerie per trovare il libro che cercavo e NESSUNA l’aveva.
ludovicus
07 gen 2010 - 19:48 - #2Sì, purtroppo anche questo è vero, sebbene anche le logiche dei grandi mediastore tendano a privilegiare i titoli più commerciali, a scapito della piccola editoria, ad esempio.
franpomo
08 gen 2010 - 10:14 - #3Le piccole librerie vanno in crisi per gli alti sconti che fanno i centri commerciali, dalle mie parti, all’ipercoop, per circa 20 giorni si vendevano tutti i best sellers con il 40% di sconto, e gli altri libri con il 15%.
arychan
08 gen 2010 - 13:13 - #4Secondo me è sbagliato dare la colpa a l’una o l’altra categoria - ossia lettori o librai.
Se il lettore medio italiano per comperare i libri a cui è interessato si rivolge ai supermercati un motivo ci sarà.
Un 40 % di queste persone saranno sicuramente composti da quegli indivdui poco interessati alla letteratura di qualità (e anche su questo ci sarebbe da aprire una parentesi di approfondimento). Il 10% invece sarà attirato da qualche titolo in particolare durante la sua spesa quotidiana, quindi non un vero e proprio lettore ma diciamo così un “lettore di passaggio”.
Il restante 50 % a mio avviso và ad acquistare nei supermercati per gli sconti.
Faccio un esempio: nel supermercato nel quale vado la maggiorparte dei titoli (e che a differenza di quanto si pensi sono molti e vari) sono scontati del 30% e quei pochi che non usufruiscono di questo sconto, ne hanno, comunque, uno del 15% applicato.
Se invece si va in una piccola libreria non troverò mai quegli sconti, di conseguenza se il supermercato è fornito del libro a cui sono interessata è ovvio che mi reco lì.
Detto questo, vi dico che io sono un avida lettrice che ama le librerie, però anche io ogni tanto acquisto nei supermercati. Non perche sono interessata solo ai bestseller ma perché oggigiorno i libri hanno dei prezzi ASSURDI.
Un libro rilegato non costa mai meno di 19 € anche se il volume in questione non possiede più di 200 pagine.
Non è possibile stare dietro a questi prezzi sopratutto per chi come me legge molto.
Posso spenderli per un libro che mi interessa in particolare, ma altrimenti attendo le versioni economiche TEA oppure vado a cercarlo al supermercato o, nel caso che qui non ci sia , online.
Quindi in conclusione, il problema non va cercato tanto nelle libreria ne tantomeno nel cambiamento delle preferenze dei lettori, ma nella crescita dei prezzi dei libri in sè.
Infondo se ci pensate 19 € sono quasi 40 mila lire… uno scandalo non trovate?
Elayne
08 gen 2010 - 16:30 - #5Quoto in toto il post di arychan.
Non si può fare una “colpa” ai lettori che giustamente vogliono risparmiare su un bene che diventa di anno in anno sempre più caro…
P.G.
08 gen 2010 - 18:32 - #6I prezzi dei libri crescono per un solo e unico motivo: le grandi case editrici devono recuperare il margine che perdono a causa dei forti sconti che devono concedere alle grandi catene commerciali, per poter ottenere posizioni di maggiore visibilità.
Funziona così: sei la Mondadori e vuoi piazzare una piramide da 300 copie del nuovo di Dan Brown all’ingresso di un qualsiasi centro commerciale?Dovrai concedere al centro commerciale un margine che spesso sarà anche del 50 o più % su quelle copie, oltre, naturalmente, al diritto di reso.
Queste operazioni commerciali hanno un costo, che si recupera, ovviamente, aumentando i prezzi di copertina.
Il cliente che cerca lo sconto paradossalmente dunque è un punitore di sè stesso.
Quanto al punto “le piccole librerie non sono fornite”, accennato da qualcuno, è un discorso che ha un valore molto limitato. In Italia sono in commercio circa 250-300.000 titoli. In realtà solo 80-100.000 sono effettivamente reperibili.
Di questi, annualmente il 90% vende meno di 2000 copie, cioè sono solo 5-10.000 titoli ad avere una discreta vendibilità. E’ naturale che un piccolo e medio libraio concentri le proprie risorse di spazio ed economiche su quei 5-10.000 titoli che si possono esporre e vendere realisticamente; tanto, gli altri si possono sempre ordinare e ricevere - se il cliente lo desidera - nell’arco di pochi giorni, esattamente come si fa quando si ordina un libro su IBS o BOL.