E-book e pirateria: un ragionamento sulla paura degli editori

pubblicato: martedì 05 gennaio 2010 da Andrea Coccia

E-book e pirateria: un ragionamento sulla paura degli editori

La continua e inarrestabile scalata nelle classifiche di vendita degli e-book, coronata ultimamente dal grande successo delle vendite natalizie, inizia a far parlare in maniera sempre più massiccia gli addetti ai lavori del problema pirateria.

Ci risiamo: negli anni ‘80, dopo la diffusione dei videoregistratori, i produttori cinematografici denunciarono il rischio di estinzione del cinema, tra gli anni ‘90 e gli anni zero, dopo l’invenzione degli mp3, toccò ai produttori musicali allarmarsi e preannunciare il fallimento. Niente di strano, allora, se ora, appena iniziati gli anni ‘10, ora che si iniziano a diffondere gli e-book, l’industria editoriale si preoccupa, intravedendo l’estinzione dei propri guadagni stellari e la fine della letteratura.

Ma siamo sicuri che il rischio pirateria esista veramente? O meglio, siamo sicuri che la diffusione, seppur massiccia, di copie contraffatte di libri digitali possa mettere in ginocchio un sistema industriale immenso e ricchissimo come quello dell’editoria libraria? Io, in proposito, mi permetto di sollevare dei dubbi.

Sono almeno due i motivi che mi spingono a pensare che la pirateria non possa mettere in pericolo l’industria editoriale. Il primo mi viene suggerito dalla storia: come negli anni ‘80 i VHS non uccisero il cinema, anzi diventarono il primo introito delle case produttrici cinematografiche, come nei ‘90 gli mp3 non fecero fallire l’industria discografica, come ben dimostra la florida esistenza di iTunes, oggi gli e-book non faranno certamente fallire gli editori, al massimo li costringeranno a guadagnare meno.

Il secondo motivo me lo suggerisce la statistica: in un articolo pubblicato stamattina su LaStampa.it, da cui tra l’altro è nato lo spunto di questo ragionamento, Federico Semprini, parlando di questo spinoso tema, cita il caso delle vendite dell’ultimo libro di Dan Brown, Il simbolo perduto. Ebbene l’ultimo bestseller di Dan Brown, appena 24 ore dopo aver venduto uno sproposito di copie digitali via Amazon, è stato diffuso illegalmente via torrent, rapidshare ed emule, venendo scaricato oltre 100mila volte.

Anche ammesso che 100mila copie piratate siano un problema per un autore come Dan Brown (Il simbolo perduto negli States ha avuto una prima tiratura di 6,5 milioni di copie), la favola da sfatare è che ad ogni copia scaricata illegalmente corrisponda una copia invenduta, affermazione che non si può assolutamente dimostrare come vera, anzi potrebbe essere vero il contrario, vale a dire che più copie di un libro circolano sul mercato, più di quel libro se ne parla, più si attiva il passaparola, più quel libro vende. Se avete dei dubbi provate a leggervi questi due articoli, rispettivamente di Wu Ming 1 e di Wu Ming 2.

Io non credo che l’industria editoriale abbi paura dei pirati. Io credo che la verità sia che teme di veder ridimensionati i propri guadagni stellari, senza capire che l’avvento dell’editoria digitale e degli e-book in qualche anno farà aumentare la diffusione dei libri esponenzialmente, favorendo la diffusione della lettura a macchia d’olio e, contemporaneamente, consentendo l’allargamento dell’offerta grazie alla nascita di migliaia di nuove realtà editoriali indipendenti che incalzeranno le grandi concentrazioni editoriali a suon di qualità. Ma forse è proprio di questo che le majors hanno paura.

Via | LaStampa
Foto | Flickr

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Commenti dei lettori

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  • Carlo72

    05 gen 2010 - 13:02 - #1
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    La vera rivoluzione sarà quando diverrà disponibile un sistema di stampa casalinga di buona qualità e di basso costo, qualcosa che consenta di stamparsi libri di qualità paragonabile a Lulu. Allora sì!

  • Profilo di franpomo

    franpomo

    05 gen 2010 - 13:09 - #2
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    Carlo72 io non ne vedo l’utilità di stamparsi in casa gli ebook, molto meglio un lettore e-book che permette di risparmiare grandi volumi di carta (nel caso uno avesse voglia di stamparsi ogni e-book prima di leggerlo)

  • Profilo di n1ghtm4r

    n1ghtm4r

    05 gen 2010 - 15:50 - #3
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    bell’articolo

  • Elayne

    05 gen 2010 - 16:13 - #4
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    L’articolo mi sembra che affronti il problema un po’ troppo superficialmente… non credo che la situazione sia tutta rosa e fiori: il problema esiste di sicuro e non è da sottovalutare…ora sono ancora in pochi a scaricarsi gli ebook illegalmente, ma ben presto il fenomeno aumenterà esponenzialmente.

    Si deve pensare che, già prima dell’avvento dell’ebook, l’indistria editoriale non scoppiasse certo di salute qui in Italia… “i guadagni stellari” che l’autore nomina riguardano solo una piccolissima parte di tutti gli editori, perchè gran parte di essi invece sono in difficoltà.

    Inoltre, secondo me, non si può mettere a paragone il fenomeno ebook con quello degli mp3 o dei dvd: il download illegale di mp3 colpisce duramente l’industria discografica, ma questa riesce a far “rientrare” gran parte delle perdite grazie ai concerti…invece, del caso dell’industri editoriale, non ci sarebbe nessun “cuscinetto” che attenui i danni.

  • tfpeel

    05 gen 2010 - 16:17 - #5
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    ho da poco l’e-book e non potrei essere più soddisfatta…. tanto alcuni libri continuerò a comprarli…

  • carla giachero

    05 gen 2010 - 18:30 - #6
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    In effetti penso che l’atteggiamento degli editori sia un po’ miope…
    Ma la situazione è così piena di variabili che il “veder lontano” non è facile, e non so fino a che punto la storia dell’industria musicale possa essere considerata un modello, al di là poi delle differenze di abitudini e culturali di ciascun paese.
    Un editore d’avanguardia però ha scritto un articolo sul perché gli editori di libri di scuola non devono aver paura della pirateria: http://noa.bibienne.net/2008/10/08/il-falso-problema-della-pirateria/

  • Profilo di monia

    monia

    07 gen 2010 - 10:18 - #7
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    Personalmente appena i prezzi scenderanno comprerò un e-book reader, tuttavia i libri che leggo on-line e non acquisto sono per lo più testi inglesi che non trovo nelle librerie della mia città, o libri che in versione cartacea non avrei mai comprato perché reputo spese inutili e di scarsa qualità, ma che comunque leggo per curiosità e ‘moda’. I bei libri, i buoni libri, li voglio in versione cartacea, perché adoro le copertine colorate, amo il profumo della carta e mi piace sfogliare le pagine. Penso che chi ama leggere la pensi in buona parte dei casi come me. Quindi questo periocolo non lo vedo.

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