Il congiuntivo terrorizza un po’ tutti e credo siano in pochi a non averlo sbagliato almeno una volta nella vita. E’ considerato, però, quasi un test per sondare il livello di conoscenza della lingua italiana e chi lo sbaglia, in pubblico o in privato, riceve in genere sguardi imbarazzati e di forte disapprovazione. Molti lo vorrebbero già morto, lo considerano obsoleto e complicato, ma non la pensano così gli autori di Viva il congiuntivo! Come e quando usarlo senza sbagliare, che invece ritengono questa forma verbale elegante e irrinunciabile.
Non sto parlando di due linguisti conservatori e intransigenti, Valeria Della Valle e Giuseppe Patota hanno già scritto Il nuovo salvalingua in cui riportavano nuovi modi di dire, neologismi e testimoniavano quindi il dinamismo e l’elasticità dell’italiano. La loro convinzione è che questa discussa forma verbale sia importante, perché permette di esprimere sfumature che altrimenti scomparirebbero.
Nel libro si trovano poi informazioni sulla storia del congiuntivo e sugli usi e abusi che se ne fanno e soprattutto le regole per utilizzarlo senza incertezze. Perché, probabilmente, chi ne decreta la fine ha solo problemi a usarlo e allora magari, dopo la lettura di questo manuale, potrà avviarsi a una riconciliazione e arricchire così il proprio linguaggio.
Viva il congiuntivo! Come e quando usarlo senza sbagliare
Valeria Della Valle, Giuseppe Patota
Sperling & Kupfer, 2009
€ 15
sergiocima
29 nov 2009 - 16:02 - #1Lo stesso titolo, “viva il congiuntivo” contiene il congiuntivo esortativo, adoperato a mo’ di imperativo di terza persona singolare. Vive ciò di cui ci si prende cura. Questo di Della Valle e Patota è un buon modo. Speriamo (anche questo è congiuntivo sebbene sembri - altro congiuntivo, sono come le matrioske! - un indicativo!) si diffonda (ancora, ma è un vizio!!!) tra le cattedre prima e i banchi poi…
murielz
29 nov 2009 - 18:17 - #2Tutti che si preoccupano per il congiuntivo e nessuno pensa al povero e trascurato passato remoto.
Fernandosecondo
25 dic 2009 - 12:10 - #3Io ringrazio dal proffondo del cuore l’apparizione di questo libro. Studio l’italiano da solo e sempre il modo congiuntivo è stato per me uno degli argomenti più difficili. Ritengo che non si può parlare bene questa lingua se non si riesce a capire bene (a impadronarsene direi) il modo congiuntivo e i suoi usi.
Mi permetto di contestare quello che si è detto più sopra (Murielz). Io non trovo paragone fra il congiuntivo e il passato remoto (mi riferisco all’importanza grammaticale e anche allo sforzo occorrente per raggiurgene la padronanza). Per imparare bene il primo bisogna tempo, fatica, immaginazione, dedizione, curiosità bisogna pensare insomma. Invece per imparare il passato remoto occorre soltanto memoria, non ci sono regole (tranne quelle proprie della coniugazione, che dall’altro sono le stesse che doviamo conoscere per gli altri tempi). Il passato remoto è difficile (sopratutto per noi stranieri), ma non è un argomento sine que non dell’italiano. Non voglio dire che non c’è bisogno dimpararlo, anzi è una parte importante (non fondamentale, come lo è invece il congiuntivo). Quindi… a studiare!