Premio Urania: intervista a Francesco Verso

Arriva oggi nelle edicole E-Doll, il libro vincitore dell'ultimo Premio Urania, di Francesco Verso; un autore che ha le idee chiare sul genere fantascienza, e che si è rimesso subito al lavoro: una rivista (NeXT), una nuova iniziativa editoriale con Kipple, un nuovo romanzo e un sito www.francescoverso.com .

Avevi già sfiorato una volta il premio Urania nel 2004, adesso invece l'hai vinto. Cos'è successo nel frattempo?
Questo è un Premio che ho rincorso per cinque lunghi anni. Anni durante i quali, oltre a maturare in me la consapevolezza che avrei dovuto continuare a credere nella vittoria finale, ho fatto molte altre cose come sposarmi, separarmi, trovare la giusta compagna, Elena, con cui fare una splendida bimba, Sofia, che ora ha già un anno e mezzo. In effetti non sono rimasto con le mani in mano e ho trovato comunque il modo di scrivere E-Doll; e alla fine mi sono affrancato da un lavoro in una multinazione del settore informatico che non faceva più per me. Ho stretto i denti finché ho potuto, scrivevo all'alba prima di andare in ufficio e dopo il tramonto per chiudere il romanzo ma poi, grazie al congedo parentale in seguito alla nascita di Sofia, ho deciso di fare il grande salto nel buio: mi sono iscritto a un Master in editoria e mi sono convito che valeva la pena di credere nella possibilità di realizzare un sogno invece che continuare a sognarlo nei ritagli di tempo.

Da dove nasce l'idea per il libro?
Spesso è la nuda cronaca a ispirare la nascita dei miei personaggi e lo sviluppo della trama. Com'era già avvenuto con "Antidoti umani" con un articolo sul cibo che si adattera' ai gusti del consumatore, E-Doll è scaturito da una riflessione fatta in seguito all'ennesimo servizio sugli stupri di gruppo, sulla violenza casalinga, sugli abusi perpetrati ai danni delle donne e dei minori. Da li e' nata l'idea di creare degli esseri artificiali che fungessero da "sfogatoi", come li chiama un personaggio del romanzo, un termine quanto mai brutto e crudo ma come definire altrimenti l'aggressivita' che si riversa cosi spesso sui piu' deboli? E poi mi piaceva il fatto di ribaltare l'idea che ci hanno sempre inculcato nei confronti dei robot, oggetti cioe' molto utili ma inanimati i quali restano dei pericolosi compagni di vita, entita' spesso minacciose di cui avere un certo timore. In E-Doll invece avviene l'esatto contrario.

Hai dovuto fare molta ricerca per scrivere il libro. Quali sono i testi che più ti hanno influenzato, e quali sono i tuoi modelli di riferimento?
Prima di scrivere una sola riga di qualsiasi romanzo, leggo almeno una ventina di libri tra saggi e romanzi sull'argomento, riempio una cartella di articoli scaricati dalla rete e vedo molti video. Questa è la base necessaria a dare sostanza al testo e evitare di "plagiare" anche involontariamente il romanzo di qualcun altro. Nella nostra epoca il rischio del già detto e sentito, è molto forte. A mio parere è la condanna di tanti autori moderni. Certo il modo in cui si narra una storia cambia tutto, ma quel sapore di già visto e vissuto e' un elemento da evitare a ogni costo. Per E-Doll, ho dovuto approfondire il tema dell'aggressività, della seduzione, della dominazione-sottomissione e non da ultimo calarmi in un'ambientazione moscovita. Se per questo aspetto aver affittato un appartamento nella periferia della metropoli russa nel 2005 mi ha agevolato il compito (e anche avere una compagna russa non ha guastato) per il resto ho dovuto immergermi per mesi nella lettura di grandi pensatori quali Baudrillard, Bataille e Marcuse. Per quanto riguarda gli aspetti legati al BDSM, il testo di Ayzad è una vera e propria Bibbia dell'argomento. Ma non va dimenticato che bisogna avere un'esperienza diretta di ciò che si scrive, altrimenti l'emozione trasmessa scadrà nel resoconto, nel riferito, e nel non vissuto sulla propria pelle. Da questo punto di vista, lo scrivere, come del resto il vero senso del vivere, non è mai una citazione ma un'esplorazione diretta delle cose.

Qualche rimorso? Il libro è venuto esattamente come avresti voluto?
Come potrei avere dei rimorsi per un testo che mi ha consentito di vincere il ventesimo Premio Urania Mondadori? Assolutamente nessun rimorso. Il romanzo è venuto come doveva venire. Lo scrittore interviene quando sente che la materia letteraria possiede già un'esistenza propria. A lui spetta il compito di dissotterarla dall'immaginazione, di estrarla ancora viva dalla mente. Una storia che funzioni credo che non sia più di propietà esclusiva dell'autore, come i personaggi che vi prendono forma, tutto quanto resta vivo e pulsante al di là delle intenzioni di chi li ha scritti. In particolare E-Doll è scaturito dall'immagine finale del romanzo. Per cui ammetto che la difficoltà maggiore sia stata quella di riuscire a ricomporre la storia del romanzo a ritroso, a convincere cioè i personaggi a svelarmi come siano arrivati a quel punto, all'apice del conflitto...

La fantascienza, dunque. Un genere che andrebbe sdoganato oppure si difende bene anche da sé?
La fantascienza è un genere già sdoganato in tutto il mondo. E' il genere che, forte dello sviluppo scientifico degli ultimi secoli, si e' innestato naturalmente sul filone del fantastico. E il fantastico ha sempre avuto grande risonanza, e' il genere della nostra infanzia, è il genere più potente che esista, quello in grado di spalancare le porte dell'immaginazione. Basti pensare a Omero, a Cervantes, a Rabelais, a Poe, a Calvino, a Lovecraft e J.G. Ballard, senza scomodare i maestri della SF. In Italia essa patisce quanto qualsiasi altro settore che prediliga l'immaginazione e la ricerca rispetto alla tradizione e alla conservazione, un fatto che a mio avviso colpisce anche altri settori che fanno da traino alla nostra economia. Anche quei marchi storici che si fanno un gran vanto di portare alta la bandiera del nostro paese in tutto il mondo, oggi lo fanno spesso da quartier generali localizzati all'estero. La letteratura di SF nostrana soffre della stessa malattia. Se da una parte siamo convinti sostenitori dei prodotti locali, dall'altra leggiamo in maggioranza libri di americani e inglesi per due semplici motivi. Primo, siamo vittime inconsapevoli del complesso dell'erba del vicino e secondo non osiamo scrivere come loro per una sorta di attaccamento al nostro glorioso passato letterario che tuttavia ci condanna a un immobilismo mentale e a un colpevole atavismo. In Inghilterra un autore di SF come Alastair Reynolds ha appena firmato un contratto da un milione di Euro con la casa editrice Gollancz per scrivere dieci romanzi in dieci anni mentre da noi e' quasi sconosciuto.

Molti degli autori che tu ami non sono pubblicati in Italia. Qual è lo stato della fantascienza nel nostro Paese?
Lo stato della SF non è dei migliori: si fa poco scouting, si punta ancora sui classici e sugli autori dell'epoca d'oro degli anni '60 e '70. D'altro canto, questo panorama un po' depresso rappresenta anche un'ottima occasione per proporre sia autori nostrani che stranieri, ma che non siano i soliti nomi noti della scena SF angloamericana. Molti librai lamentano di non poter proporre nuovi autori e romanzi agli appassionati del genere mentre c'e' addirittura chi acquista i libri direttamente da Amazon poiche' tanta SF o viene tradotta male o non viene proprio tradotta. La cosa che più mi colpisce è il fatto che i film di fantascienza hanno un grandissimo seguito al cinema laddove lo stesso non vale per la letteratura. Certo gli effetti speciali hanno agevolato il gradimento da parte del pubblico di massa, certo lo spettatore ha caratteristiche diverse dal lettore, ma non va dimenticato come la maggior parte delle trame di successo di questi film siano tratte da grandi romanzi di SF. Basti pensare a Philip Dick e a Matheson, ad Arthur Clark e ad Asimov.

Progetti per il futuro?
I progetti sono molti e di natura diversa: dalla stesura del mio terzo romanzo, Livido, che conto di finire entro quest'anno, alla collaborazione con la rivista di cultura connettivista NeXT diretta da Sandro Battisti per finire con la direzione editoriale di una collana di fantascienza, fantastico e neo-noir, chiamata Avatar, all'interno di una piccola benche' storica casa editrice di fantascienza come la Kipple Officina Libraria di Luka Kremo Baroncinij. Per gli aggiornamenti su tutto questo e altro ancora, vi invito a visitare il mio sito web all'indirizzo: www.francescoverso.com oppure www.kipple.it.

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