Quanti di noi riuscirebbero a rinunciare a tutte le comodità alle quali siamo abituati per evitare di pesare sull’ambiente? Sostituire la macchina con la bicicletta, comprare solo alimenti e bevande prodotti vicino casa, staccare l’energia elettrica e quindi lavare i panni a mano, scaldare l’acqua per lavarsi e via dicendo. C’è chi ha provato e il risultato è questo libro, una sorta di diario dell’esperienza di un anno a New York a impatto zero.
No Impact Man si chiama Colin Beaven e nel suo progetto ha coinvolto tutta la famiglia. Pare che l’anno trascorso senza “comodità” abbia giovato al menage domestico: più intimità e momenti di condivisione, oltre al risparmio economico. Beaven ha realizzato anche un documentario da poco uscito negli Stati Uniti.
Insieme agli apprezzamenti per l’ambizioso disegno di Beaven non sono mancate le critiche: alcuni hanno ritenuto l’appellativo di Beaven troppo presuntuoso, mentre altri hanno citato coloro che vivono nelle baraccopoli come “le vere persone a impatto zero”. Io credo che molti non abbiano la possibilità di seguire Beaven alla lettera per motivi oggettivi (chi lavora a trenta chilometri da casa e deve essere a lavoro alle otto di mattina avrà qualche difficoltà a usare la bicicletta ad esempio), ma in ogni caso ognuno di noi può attuare dei piccoli accorgimenti per diventare se non proprio un “No impact man” almeno un “Low impact man”.
inciampando-sulle-acque
06 nov 2009 - 12:40 - #1Chiaramente non tutti possono vivere a impatto zero dall’oggi al domani, ma si può almeno dimezzare l’impatto di *tutti*. Tra l’altro credo che definire a impatto zero chi vive nelle baraccopoli sia tutto fuorché preciso.
Ad ogni modo, il libro si trova anche in Italia?
laraf
06 nov 2009 - 12:50 - #2Non c’è ancora la versione italiana, ma credo si possa trovare l’originale nelle librerie internazionali. Comunque ce l’hanno su Unilibro
http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-colin_beavan/sku-13101272/no_impact_man_.htm
Giulia - wakarimasen.org
06 nov 2009 - 13:28 - #3Ciao, anche io conosco questo libro, che come tanti del genere nasce da un blog che ha riscosso parecchio successo. Non so se esista in italiano!
Sul tema, consiglio un altro libro bellissimo: “Animal, Vegetable, Miracle” che parla di una famiglia che ha deciso per un anno di nutrirsi esclusivamente di prodotti coltivati da loro stessi e dai vicini… non facile, ma una scelta che fa riflettere nel mondo iper-consumistico a cui siamo abituati. Anche questo, non credo sia stato tradotto…
lordmax
06 nov 2009 - 14:07 - #4Io vorrei invece che tutti questi talebani della vita a impatto zero mi dicessero che cosa fanno dopo 3-4 anni perchè sono più che certo che stampato il libro la loro proma spesa sia stata un televisore nuovo ed un conto aperto da McDonalds
inciampando-sulle-acque
06 nov 2009 - 14:25 - #5Mi chiedo che fastidio ti dà, lordmax, se qualcuno preferisce vivere avendo un impatto ambientale inferiore. Perché poi dovrebbero essere definiti “talebani”? Ti impongono forse qualcosa?
Che cosa fanno dopo 3-4 anni dipende da quanto sono forti i loro valori. Thoreau visse in un bosco per due anni ma tornato a Concord restò fedele ai suoi principi. Se i tuoi valori li dimentichi dopo un niente, be’, mi dispiace, ma non credere che tutti siano come te. ;)
lucenellarete
08 nov 2009 - 14:06 - #6E’ una cosa bella ridurre il più possibile il proprio impatto ambientale. Però divento diffendente quando queste scelte si trasformano in un fatto commerciale. Avrei apprezzato di più se queste persone si fossero limitate ad aprire un blog per raccontare le proprie esperienze e per dare informazioni.
Il mio sogno è comprare con la mia fidanzata una casa ecologica, fare l’orto, la pasta in casa, autoprodurre l’energia elettrica con i pannelli solari ecc ecc. Vivere ad impatto zero è impossibile ma limitare i consumi è un nostro dovere oltre che un fatto culturale.
lordmax
10 nov 2009 - 14:42 - #7@invoiceExcelExport
Che signore che sei.
Non hai neppure iniziato a rispondere che già insulti.
Bravo.
lordmax
10 nov 2009 - 14:43 - #8intendevo scrivere a “inciampando-sulle-acque” ovviamente.