
Vi ricordate quella vecchina di 91 di cui avevamo parlato qualche tempo fa? Quella avida lettrice che in una vita aveva accumulato 25mila letture? Bene, dalla colonna destra del sito di Repubblica, sempre prodiga di perle, ho scoperto che Nina Sankovitch, una signora di 46 anni che vive nel Connecticut, da 350 giorni sta seguendo una dieta di letture autoimposte con una dose giornaliera di un libro.
Dal giorno del suo 46esimo compleanno la signora ha deciso di intraprendere questa faticosa dieta, imponendosi contemporaneamente di tenere nel suo blog, readallday.org, una recensione di ognuna delle opere lette. Il procedimento della sua lettura è onnivoro e totalizzante, tra le sue preferite si registrano nomi importanti della letteratura, come quelli di Camus, di Roth, di Hemingway, di Kapuscinski, ma la lista è affollata per renderne conto in questa sede.
Come ben sottolinea la Repubblica la signora non deve aver avuto problemi di soldi perché, purtroppo, leggere rigenera la mente, ma il corpo ha bisogno d’altro. Seppur mi venga da invidiare la tenacia di questa avida e determinata lettrice, non riesco a non vedere questa sua scelta come una delle tante possibili pene di un ipotetico inferno dantesco.
Via | Repubblica.it
Foto | Readallday
marcomaryred
13 ott 2009 - 20:45 - #1Questa è matta, i libri sono rigeneranti è vero ma….. un libro al giorno ?
P.G.
13 ott 2009 - 21:45 - #2A me non sembra nulla di così stratosferico. Molti romanzi brevi si leggono agevolmente in 3-4 ore di tempo. E c’è di più: sono persino belli! Penso, che so, a “lo spazio bianco” di Valeria Parrella, tanto per dirne uno.
A livello economico può essere costoso, però nemmeno una enormità. Circa 300-350 euro al mese. Meno dell’affitto di una singola in una città universitaria.
paola borgonovo
14 ott 2009 - 17:32 - #3per me la cosa inquietante non sta nel leggere 1 libro al giorno, ma nel “costringersi” (anche autocostringersi) a farlo. il piacere di leggere sta tutto nella libertà di farlo. se no, che piacere è?
P.G.
14 ott 2009 - 18:30 - #4Sì, capisco che il termine “costringersi” sia evocativamente sgradevole, ma di fatto per leggere qualcosa occorre uno sforzo di volontà, autoimporsi una minima costanza, concentrazione. Credo che il “costringersi” vada inteso in questo senso, come una sorta di autodisciplina.